Vescovado

Nel 50° anniversario del terremoto non abbiamo intenzione di riproporre foto e filmati di Tuscania terremotata.

L’abbiamo già fatto in passato, con mostre, incontri e proiezioni di filmati al teatro comunale con le scolaresche e i cittadini ed anche con un’esposizione della rassegna stampa di quel periodo, messaci a disposizione dalla famiglia dell’indimenticabile don Umberto Venturini che da buon tuscanese aveva raccolto tutti gli articoli dei giornali relativi al terremoto.

Vogliamo invece attraverso questo post richiamare l’attenzione non sulla ricorrenza del terremoto e quindi osannare la magnifica ricostruzione di Tuscania ma intendiamo  puntare il dito su quello che c’è ancora da ricostruire materialmente e socialmente.

Ogni anno, il 6 febbraio si ricorda ii tragico evento con un manifesto, la messa in suffragio dei morti e poche parole sulla ricostruzione

Ma non si parla più di ricostruire. 

Sono anni che nessuno interviene per riaccendere un barlume di speranza di poter vedere Tuscania completamente ricostruita.

Tutti gli sforzi fatti a suo tempo per sensibilizzare i politici e i governanti del post terremoto, cui siamo grati per i numerosi interventi legislativi, ebbero come effetto lo stanziamento delle somme per ricostruire il centro storico  completamente distrutto, riparare le case al di fuori delle mura, costruire i 300 alloggi del quartiere Gescal e le palazzine di via  Ciarpellone ( case di Bologna ), il campo sportivo, gli impianti sportivi, la piscina coperta, le palestre ecc, un intervento enorme insomma ma girando per Tuscania troviamo ancora un piccolo comparto delimitato da via delle Sambucare e da via delle Clarisse che è stato solamente consolidato, come troviamo nelle medesime condizioni due complessi monumentali, forse i più 

importanti di Tuscania,  il Vescovado, già Palazzo Donnini e l’ex convento di S. Agostino. 

Due immobili che adeguatamente utilizzati avrebbero un effetto positivo sull’economia di Tuscania e darebbero posti di lavoro ai nostri giovani. 

In 50 anni ci siamo abituati a vedere queste indecorose presenze e sono soprattutto i due prestigiosi , imponenti , straordinari complessi monumentali che ci preoccupano perché nel pensiero collettivo sono considerati situazioni ormai incancrenite non più recuperabili, la cui presenza negli anni futuri è destinata a dominare la città come due scheletri nefasti il cui destino è segnato.

No signori miei!! Come membri di un’associazione culturale che si impegna per valorizzare Tuscania rifiutiamo questo immobilismo ormai storico delle parti interessate. 

L’ arrivo in elicottero a Tuscania il 7 febbraio del ‘71  del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e  del capo del Governo Emilio Colombo, le visite periodiche di Giulio Andreotti Presidente del Consiglio dal 1972 e le leggi emanate sotto le sue presidenze, la volontà del Ministro Carlo Donat Cattin di sostituire la tendopoli con il villaggio di case prefabbricate e l’impegno di tanti altri politici di allora non possono essere messi in ombra per l’incapacità di terminare la ricostruzione di un angolo di Tuscania e di due immobili prestigiosi.

Dopo il terremoto, nonostante ventenni o poco più abbiamo inteso il dovere di impegnarci per rivedere Tuscania ricostruita e insieme  Sindaco Cesare Leonardi, ai membri della Giunta Fiorini, Brunori, Goldoni, Pierdomenico,  Carocci, insieme a Mario Ciccioli che stando all’interno della Presidenza del Consiglio era il punto di riferimento per gli incontri e gli appuntamenti, con tanti altri personaggi, di tutti i partiti e altri amici impegnati in politica, con il Prof. Cesetti allora presidente del Comitato per la Ricostruzione, Alberto Arieti che ne fu il segretario, insieme agli amministratori successivi abbiamo esposto le necessità di Tuscania terremotata ai vari presidenti del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti della Regione Lazio (alla quale negli ultimi anni erano passate le competenza) ottenendo finanziamenti e leggi per la ricostruzione di Tuscania.

Non c’era mese in cui non bussavano alla porta dello studio del Presidente Andreotti il quale mai ha pensato di farsi negare e da questi incontri venivamo via sicuri che avremmo  ottenuto quei provvedimenti che avrebbero permesso di dare nuova vita a Tuscania,  grazie anche all’impegno di funzionari dello Stato capaci ed onesti. 

La ricostruzione  fu una scelta politica ben precisa degli uomini di governo di quegli anni che , spinti dalla tenacia degli amministratori locali, dai segretari dei vari partiti, furono coinvolti anche emotivamente nella ricostruzione della cittadina. 

Negli anni successivi abbiamo continuato a lavorare con impegno e orgoglio per far vivere Tuscania. Anche l’ACTAS fu fondata nel 1978 per rivitalizzare questa nostra città.

Nel febbraio del 2019 l’ACTAS ha indetto un convegno al quale hanno partecipato parlamentari e senatori, amministratori regionali e comunali proprio per mettere in evidenza quello che a Tuscania deve essere ancora ricostruito.

Chiudemmo il convegno con l’impegno da parte dell’amministrazione comunale di aprire a breve  un  tavolo di lavoro per cercare di studiare il problema. E’ stato mai aperto ? Sappiamo che si tratta di un lavoro arduo e ci vuole coraggio perché proprietaria di questi due complessi è la Curia di Viterbo, tranne di una ala di S. Agostino i cui proprietari durante il convegno hanno dichiarato di essere disponibili a cedere anche gratuitamente la loro proprietà purché il complesso venga ricostruito per un utilizzo utile alla comunità e sia mantenuto il valore storico del luogo. 

Grande disponibilità dei privati  cosa che non possiamo dire per la Curia che aveva assicurato la  presenza dell’ingegnere che cura il patrimonio immobiliare e che non si è presentato. Di fatto partecipò soltanto mons. David Maccarri come parroco di Tuscania, il quale nel suo intervento fu abbastanza vago sul futuro degli immobili cosa per altro comprensibile. 

Fatto sta che a distanza di mezzo secolo la ricostruzione di Tuscania non è completa e questo perché le amministrazioni comunali che si sono succedute almeno negli ultimi trent’anni non hanno avuto il coraggio di affrontare la Curia e di imporre ai vescovi della nostra diocesi di prendere decisioni ed iniziative definitive riguardo a questi immobili che deturpano l’intera immagine della città.  

Ci poniamo tre domande:

Quale sarà il governo centrale o regionale che potrà prendersi il merito del definitivo completamento della ricostruzione di Tuscania ? 

Quale sarà il sindaco che completerà la ricostruzione?

Quale Vescovo prenderà a cuore, con fatti e non a parole, la crescita culturale, sociale e occupazionale dei giovani tuscanesi dando una adeguata destinazione d’uso al Vescovado e all’ex convento di S. Agostino ?

C’è stato in passato un momento di euforia in cui si parlava di realizzare nei due complessi una struttura di eccellenza per la ricerca e cura dell’Alzheimer sotto la direzione del Policlinico Gemelli di Roma e addirittura c’erano milioni di euro stanziati dalla Regione per questa realizzazione.(!?)

Ma come spesso succede a Tuscania ai grandi progetti segue il silenzio. 

Come nel caso della crescita sociale ed economica della nostra cittadina che doveva scaturire dalla ricostruzione della città. Invece gli effetti negativi e sociologici del terremoto sono ancora  ben visibili. 

All’euforia e all’entusiasmo dei primi decenni della ricostruzione si è assistito ad un impoverimento umano del centro storico. Tant’è che oggi sono centinaia i cartelli affissi sulle case con la scritta vendesi o affittasi e anche i tanti forestieri che avevano acquistato la casa delle vacanze a Tuscania si  trovano ora ad avere una  “ certa “ età, i figli ormai adulti preferiscono passare le vacanze in altri luoghi.  Alcuni ritornano nel mese di luglio o agosto . Per quasi tutto il resto dell’anno le case restano chiuse salvo qualche fine settimana e la soluzione è una sola: mettere in vendita l’immobile. 

Questa carenza di abitanti all’interno del centro storico lo rende spettrale e determina l’impossibilità di aprire attività commerciali perché sarebbero in mezzo al deserto.

Noi ci facciamo belli con via Roma e con S. Marco ma di fatto tutto il resto è desolazione.

Soltanto via Roma, via e piazza torre di lavello. via Marconi e piazza Mazzini hanno attività commerciali, purtroppo sempre più esigue. In piazza Matteotti , una delle vie principali di Tuscania che porta al comune, agli uffici dei VV. UU. e alla ASL, alla biblioteca e al teatro, le attività commerciali non riescono a riempire le dita di una sola mano ma nelle facciate degli edifici spiccano innumerevoli VENDESI.

Tutto il resto un grande squallore, con pochi abitanti. Forse a 50 anni dal terremoto bisognerebbe studiare a fondo il problema, trovare qualche soluzione altrimenti il centro storico, che poi è la vera ricchezza di Tuscania, andrà in gran parte a morire definitivamente.

Spesso i turisti che entrano in città dopo aver visitato S. Pietro e S. Maria restano sgomenti e si chiedono dove sia la popolazione vedendo un bel centro storico ma privo di vita.  

Speriamo che questo cinquantesimo faccia riflettere. Noi abbiamo voluto con le nostre denunce sottolineare alcuni aspetti fondamentali per la città. 

Ora spetta a coloro che hanno il compito di recepire, se ne avranno voglia, queste segnalazioni e studiare soluzioni per un futuro di questa nostra bella ma travagliata Tuscania della quale purtroppo dobbiamo prendere atto  non esiste tra le giovani generazioni un senso di appartenenza solido.

Noi come ACTAS siamo pronti ad aprire un confronto e a discutere eventuali idee e proposte.

Su “Il Messaggero” del 6 febbraio 2019 -   il dott. Vincenzo Ceniti, console del Touring Club Italiano, ha scritto -“Le operazioni di ricostruzione hanno registrato ovunque ammirazione per tempestività ed efficacia. I lavori iniziarono nella parte esterna al centro storico una settimana dopo il terremoto. Merito anche di una popolazione testarda e tenace, di antico lignaggio etrusco, legata mani e piedi al territorio”

Ritroviamo la testardaggine, la tenacia e soprattutto il legame con il territorio e pretendiamo il rispetto che  la nostra città merita  chiedendo alla Curia disponibilità e decisioni che vadano ad assicurare un futuro ai giovani anche attraverso l’utilizzo del Vescovado e di S. Agostino. 

L’ ACTAS vi lascia a questo punto con un spezzone del concerto del direttore artistico della Rassegna “Tuscania città della Musica”, il Maestro Mauro Restivo.  

Lo abbiamo intitolato  “ Concerto per Tuscania”. Abbiamo scelto un brano che si chiama “ Giochi proibiti “ per dire basta alle chiacchiere inutili, alle promesse mai mantenute, all’immobilismo …… o forse l’unico gioco proibito resta sognare una città viva, completamente ricostruita?