
1917 c. Bolsena che Fabiano aveva nel cuore (Archivio Mauro Galeotti)
Bruno Adorni
Ho appreso dall’amico Enzo Bentivoglio che Fabiano Buchicchio ci ha lasciato. Sono particolarmente commosso perché mi aveva chiamato dall’ospedale senza una precisa ragione, penso volesse sentire un amico e questo mi commuove.
Ci conoscevamo da tempo, era la mia guida per l’Alto Lazio quando inseguivo i miei studi farnesiani e poi vignoliani, anche di recente a Gradoli, Ischia di Castro, l’Isola Bisentina, sempre generoso, anche troppo, di precisazioni erudite prese dal suo eccezionale e sistematico lavoro sugli archivi notarili e dalla conoscenza precisa, spesso con accurati personali rilievi, dei manufatti architettonici della Tuscia che gli permetteva precise ricostruzioni delle fasi delle fabbriche come nel Palazzo Farnese a Caprarola o a Papacqua a Soriano nel Cimino.
Ricordo che con lui ho visto per la prima volta e qualche volta l’unica, posti straordinari e fuori mano come la diga del mulino di Valentano o l’imbocco del canale per l’abbassamento del lago di Vico, ma anche le rovine di Castro o bei palazzi di cultura fra sangallesca e vignolesca sparsi nell’Alto Lazio.
Opere di Vignola nel Reatino, come a Farfa e a Fara Sabina.
Preciso, affidabile, non faceva pesare mai nulla, un’anima gentile e autenticamente semplice che ti faceva capire che parlava e stava volentieri con te.
