Andrea Stefano Marini Balestra
In una giornata uggiosa di fine autunno, chiusi in casa per il meteo e per DPCM, la noia assale anche se mitigata da qualche lettura, viene però da pensare.
Non certo dialoghi dei massimi sistemi o la critica della ragion pura di Kant, ma considerazioni in libertà, almeno quella, nonostante i tentativi mondialistici di un pensiero unico, sorgono.
Parlare di Covid-19 è ormai giunto a rompitura massima. Sono dieci mesi che se ne parla, ma nessuno, ci dà spiegazioni del come e perché una tal pandemia sia sorta e quali siano i rimedi seri per uscirne.
La comunità mondiale brancola, ci si affida adesso ad un vaccino che dovrebbe liberarci dalla pandemia, ma siamo sicuri che sia la panacea e non un’illusione di massa capace solo di arricchire i produttori del siero la cui efficacia solo testata di corsa sia veramente efficace?
Aver visto in TV che un’anziana signora inglese sia stata la prima ad essere “immunizzata” da santifico vaccino mi fa subito considerare la differente efficienza dei governanti britannici rispetto in nostrani che di programma vaccinale, sembra, abbiano solo trovato il sito di stoccaggio presso l’aeroporto militare di Pratica di Mare, ma nulla più che un annunciato cronoprogramma vaccinale a oltre quaranta giorni da oggi.
Risultato della non preveggenza ed organizzazione: una terza ondata in primavera.
E’ ovvio che i nostri governanti, peggio, i loro commissari, abbiano più a cuore mantenere il seggio e l’incarico, che procedere ad una seria programmazione in tal senso.
Non ci vuole molto a ricordare che decine di consulenti non furono capaci l’estate scorsa di attrezzare la sanità per una più che probabile seconda ondata facilitata dalla cattiva stagione che, comunque, covid o non covid, mette a letto milioni di cittadini per l’influenza “normale”.
Quindi, prima considerazione in libertà.
Possiamo fidarci di queste persone che in televisione appaiono spocchiose trinariciute con atteggiamenti professorali che non le competono essendo solo miserandi scherani legati alla politica vigente?
Proprio no.
Intanto Venezia affonda. Ma come? C’è il Mose!
E sì, il Mose c’è, ma la burocrazia non lo fa funzionare. Per poterlo attivare, hanno detto, servono almeno 48 ore di preavviso meteorologico.
Ma possibile che uno strumento che ha seccato anche le nostre tasche di contribuenti, per funzionare debba essere attivato con procedure amministrative (richiamo operai e tecnici, ordinanze di navigazione, etc). Ma che per l’uscita di una partenza dei Vigili del fuoco in emergenza serve un’ordinanza del prefetto?
La caserma dei Vigili del fuoco è sempre attiva e pronta per l’intervento solo coordinato da un capoturno.
La circostanza che l’impianto Mose non possa immediatamente essere messo funzione nella stagione invernale quando da giorni il meteo annuncia venti sciroccali sull’Adriatico è da matti.
Lasciamo il Mose. Poveri veneziani!
Pensiamo a casa nostra. A Vignanello e Vallerano, due paesi uniti geograficamente ed in qualche caso intersecati anche al catasto urbano, non è consentito spostarsi dall’uno all’altro. Altrettanto tra Manziana ed Oriolo Romano, altrettanto uniti, per non parlare di Anzio e Nettuno, i cui confini per tutti sono anche incerti.
Ma possibile che non sia usato il buonsenso di limitare gli spostamenti da un luogo ad un altro entro un raggio di X chilometri!
In Francia l’hanno fatto. Da noi, no. Ma perché? Semplice. In Italia, nessun organo di sicurezza pubblica si ritiene attrezzato a far rispettare un divieto più “elastico”, quindi “tutti a casa”.
Dimenticavo, la contagiata ministro per l’Interno Lamorgese ha previsto mettere sul campo un esercito di ben 70.000 uomini per far rispettare il DPCM nelle giornate di festa del 25/26 dicembre e Capodanno.
Un corpo d’armata, capace di invadere un paese nemico, ma assolutamente a far rispettare alcunché anche munito di droni. Sì droni, cioè quella specie di giocattolo volante capace riprendere a video quanto si svolga al suolo.
Immaginate quanto possa servire un giorno di pioggia, vento, nebbia.
Ministro Lamorgese, a Roma si dice: “Ma nun ce fa ride”.
Purtroppo gli estensori di regole di questo genere non fanno ridere, fanno pena.
Si dice sempre a Roma: “Befania, tutte le feste se porta via”.
Quest’anno le feste non ci saranno, quindi non nessuna festa da portar via, ma una carrettata di politici, commissari, consulenti etc. sì e come.
