La pandemia ha cambiato il volto della nostra società, intervenendo su diversi settori. Dal turismo al comparto automotive, la situazione economica ha attraversato una profonda quanto inaspettata crisi, costringendo le imprese a cambiare modo di pensare.
Una rivoluzione simile ha coinvolto gli stessi lavoratori e anche i liberi professionisti, che hanno dovuto all’improvviso fare i conti con le nuove restrizioni imposte dall’ultimo DPCM.
La suddivisione in fasce delle regioni italiane ha infatti limitato in modo drastico la mobilità, in certi casi costringendo i lavoratori a chiudersi in casa, come nel caso delle zone rosse e dei centri dove la curva dei contagi è peggiore. Naturalmente c’è lo smart working che può risolvere parzialmente questo problema: vediamo dunque alcuni consigli utili.
Strumenti e consigli pratici per lo smart working
Lo smart working richiede molta concentrazione, e di conseguenza l’allestimento di una postazione di lavoro che possa tenere lontane le distrazioni. Il consiglio è di destinare una stanza allo scopo, convertendola in una sorta di ufficio in casa, e di dotarla di tutti gli strumenti indispensabili per svolgere i propri compiti. In questo modo è più semplice separare la vita in casa dalle routine lavorative.
In secondo luogo, bisognerà fare maggiore attenzione alle bollette: chi lavora a casa, infatti, consumerà più luce e più gas, soprattutto ora che iniziano ad arrivare i primi freddi. Ecco perché è meglio trovare sin da subito delle proposte per l’energia elettrica per la partita iva di Acea ad esempio, tagliate su misura per i liberi professionisti e dunque più idonee. Con la possibilità di nuovi cambiamenti, trovare una tariffa che sia in linea con la routine rinnovata può essere decisivo. Altri consigli pratici da seguire? Si suggerisce ad esempio di non esagerare con il lavoro, rispettando i tradizionali orari da ufficio, e ritagliandosi sempre uno spazio per fare sport.
I nuovi luoghi di lavoro
Grazie a Internet il lavoro non è più legato ad un luogo fisico come l’ufficio, o come le stanze di una qualsiasi abitazione. Non per caso, si parla di nomadi digitali, ovvero di liberi professionisti che si muovono costantemente, in giro per l’Europa, l’Italia o la propria città.
Chiaramente il virus ha fermato molte di queste attività, ma ancora c’è ad esempio chi lavora affittando una postazione presso uno spazio in co-working, e chi preferisce gli Internet cafè, anche per avere un po’ di vita sociale. Persino i parchi possono diventare un luogo di lavoro, dato che basta portarsi dietro una chiavetta Internet o un router portatile. Questa tendenza non potrà che aumentare in futuro, con un trend che vedrà una progressiva dematerializzazione degli uffici, a pandemia conclusa, con i lavoratori sempre più spesso in giro per le città, tra piazze e parchi.
