
Andrea Stefano Marini Balestra
La situazione sociale italiana sta precipitando. Altro “che tutto andrà bene”.
Di giorno in giorno il popolo italiano si divide sempre più, la coesione nazionale è a pezzi.
Le lotte interne ai partiti di governo, quindi un pessimo esempio di coesione, stanno facendo proliferare lo scontro tra cittadini, istituzioni ed unità nazionale.
E’ sotto gli occhi di tutti che tutti noi non ci sentiamo sicuri del nostro vicino, lo si percepisce untore, propagatore di virus, malattie, morte. Meglio starne alla larga.
Questo il risultato di un’errata politica sanitaria, purtroppo praticata da anni, che sta portando allo scontro civile.
Il danno sociale che deriverà a pandemia finita non sarà facilmente sanabile.
Non ci sono vaccini utili per questo malessere morale.
Aver surrettiziamente indicato come probabile diffusione del virus normali comportamenti sociali, indicando qua e là, senza supporto statistico certo, figuriamoci scientifico, appare demenziale.
In un momento di difficoltà nazionale quale quello attuale, soltanto con una attenta moral suasion era possibile conservare l’unità sociale del popolo italiano.
Invece, giorno per giorno, assistiamo ad un degrado di socialità che spaventa.
Famiglie che non si possono incontrare, genitori che non possono vedere i propri figli ancorché residenti in comuni limitrofi, nonni che non possono stare con in nipoti, compagni di scuola confinati nelle loro residenze, lavoratori in telelavoro non in grado condividere il lavoro con il collega e via dicendo. Tutto ciò è un danno irreparabile.
Bene. Tutto questo perché chi doveva organizzare l’eventuale ripresa del Covid in autunno, invece che baloccarsi tutta l’estate in campagna elettorale, non ha predisposto un piano di sicurezza. Ditemi poi chi è stato più negazionista?
Risultato, i cittadini scoraggiati, umiliati, assegnati a capocchia come reclusi in zone definite a colori, si stanno vendicando, ma non nei confronti dei responsabili della disorganizzazione statale, ma contro se stessi.
Sono appunto spuntati delatori alle autorità dei comportamenti vietati da qualche DPCM. Pare di leggere i capitoli dei Promessi sposi del Manzoni e quelli de La Peste di Camus. Sembravano personaggi di un romanzo. Invece no.
E’ accaduto a Viterbo che un gruppetto di giovani abbiano scalato la vetta della Palanzana e qui consumato una colazione al sacco perché un cittadino li denunciasse al comando della Polizia locale e che anche si fosse lamentato che nessun vigile si sia mosso per accertare la presunta violazione al divieto di assembramento.
Anche accade che qualcuno si diverta avvisare la polizia quando nota frequentatori delle pozze Piscine Carletti e goda che una volta intervenuti gli agenti facciano il loro dovere di erigere verbali di contravvenzione.
Ieri, ci è stato riferito che è stata contravvenzionata una signora alla quale era stata consigliata dal Pronto soccorso di Belcolle, non in grado di assisterla, la bagnatura di un ascesso ad un piede. La stessa, però, avrebbe potuto recarsi al Bagnaccio pagando un ingresso o con maggior spesa alle Terme dei Papi o al pianeta Benessere.
Alle pozze pubbliche non si ci può bagnare, ma a pagamento si.
Traetene voi le conclusioni!
Siamo arrivati anche a questo. Scomodare le autorità per presunte violazioni, quindi distoglierle dai compiti di istituto più importanti, quando un bonario consiglio di una persona di buon senso era sufficiente perché il fatto vietato non fosse più praticato.
Come al solito a pagare la disorganizzazione è sempre il cittadino. Si parla di divieti, ma, del resto, dove stanno esposti in qualcuno dei luoghi interdetti alla frequentazione copie dell’Ordinanza sindacale assunta dal Comune di Viterbo?
Da nessuna parte.
Quindi, non essendo un’Ordinanza sindacale un testo di legge da osservare dopo una pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, perché possa essere validamente applicata, è necessaria la pubblicazione sulle aree.
Ma non c’è.
I delatori sguazzano, avvisano le forze dell’ordine, queste poi fanno il loro dovere. Ma poi, ci sarà un “giudice a Berlino”?
