Vincenzo Ceniti console Touring

 

Nell’aprile del 1998 il numero 2 (nuova serie) della rivista Tuscia dell’Ente Provinciale per il Turismo (poi Apt) dedicò la copertina a Gigi Proietti (nella foto) con un articolo-intervista di cinque pagine scritto dall’indimenticabile Tina Biaggi con bellissime foto di scena dal titolo La città del maresciallo Rocca.

Si era appena conclusa la seconda serie televisiva in cui comparve anche la Macchina di Santa Rosa. Riportiamo l’incipit ed alcuni stralci che ci ricordano le gesta del Maresciallo d’Italia che definì Viterbo ‘una città straordinaria dove mi sento a casa mia’.

“Un maresciallo speciale, sempre in grado di risolvere i più complicati problemi. Cinquantasette anni ben portati, il sorriso solare, fanciullesco a trentadue denti, in due occhi nerissimi, ‘peperini’, la spontaneità personificata, la simpatia, il carisma. Questo è Gigi Proietti, protagonista a teatro, al cinema, in televisione, l’amicone romanesco, l’attore brillante. Quando lo conosci comprendi subito il perché della marea di fans che ha in tutta Italia. Probabilmente è catturata proprio da queste doti che gli ha regalato madre natura, dalla sinergia che riesce a cogliere negli umori del pubblico”.

“Gli chiediamo quale è il segreto del continuo successo in tutti questi anni e il Gigi nazionale ci risponde che secondo il suo punto di vista, è quello di ispirarsi alla realtà guardando il mondo con occhio critico, attento disincantato basandosi sempre sui sentimenti di ogni personaggio”.

“In televisione il boom del successo gli è giunto con il ‘Maresciallo Rocca’ e i nuovi quattro episodi girati come la prima serie a Viterbo ed andati in onda lo scorso mese di marzo (1998 ndr). Gigi ci confessa che prima di ‘rimettere i gradi’ si è voluto concedere una pausa di riflessione. Intendeva aspettare ancora un po’. Temeva che il successo della prima serie (la finction ha registrato più di 15 milioni di spettatori a serata) gli cucisse addosso per sempre i panni di quel personaggio. Così rimanendo ‘nell’ambito della legge’ ha preferito diventare l’Avvocato Porta televisivo che in fondo l’ha riportato con i ricordi alla sua gioventù, quando laureando in giurisprudenza (gli mancavano solo 5 esami) aveva abbandonato gli studi per darsi, quasi per caso, al teatro.”

“Per impersonare il Maresciallo ho pensato a mio padre. Una somiglianza c’è perché è genetica, però più vicina a lui che a me. Mio padre (l’ho perso a 5 anni quando stava in età molto avanzata) era un uomo praticamente dell’altro secolo, Beh sento che Rocca ha dei valori non ancora persi, non sgretolati, anche se si rende conto che la realtà che lo circonda cozza completamente contro questi valori. Però faticosamente cerca di viverli e metterli in pratica, Così era mio padre che non era un militare ma nei rapporti con la famiglia non era poi tanto diverso da Rocca, burbero benefico, severo solo in apparenza”.

“Viterbo è una città straordinaria sotto tanti aspetti, mi ci sento come a casa mia. Per me che vivo un po’ fuori città ed amo stare tranquillo questo è un poto ideale. Anche il Maresciallo Rocca è un personaggio quasi viterbese: Personalmente non vorrei cambiare nulla di Viterbo: però non so se vivendoci la penserei diversamente. Ora la trovo bellissima ed accogliente”.

“La forza di Rocca è il suo privato e così deve essere perché non c’è una dinamica come nei films. La sua è una famiglia medio-bassa. Lo stipendio di un maresciallo arrivato alla fine della carriera è di 2 milioni e 800 mila lire al mese. Non è quindi possibile parlare di media borghesia. Rocca è un uomo giusto e anche un po’ impacciato come credo siano i carabinieri non più giovani. E’conservatore, molto morale, molto etico e pudico nei rapporti con le donne.”

“La cosa più comica è stata sicuramente la scena del matrimonio. Sembrava quello della Pivetti, con paparazzi ovunque e schiere di curiosi. Ci hanno rovinato la sorpresa. Altri episodi originali non li ricordo perché ne accadevano tanti e tutti divertenti, ma si andava talmente di corsa che si rideva e si tirava avanti”