Blera POESIA Ogni anno il 3 settembre qui a Viterbo si onora la Patrona santa Rosa
di Giuseppe Bellucci

Santa Rosa di Viterbo

Nel clima di attesa di questi giorni per l'evento più importante dell'anno per Viterbo un pensiero a santa Rosa.

 

Santa Rosa

Ogni anno il 3 settembre qui a Viterbo

si onora la Patrona santa Rosa,

la pura giovinetta a cui diè in serbo

l’alto Fattore a divenir sua sposa.

Ed ella assai umilmente il frutto acerbo,

della sua verde età pur dolorosa,

offrì con gioia a quel voler divino

che avea per lei segnato alto destino.

 

Pur se fu breve il suo terren cammino

trascorso nel terziario francescano,

difese il guelfo contro il ghibellino,        

ma il podestà la mandò via lontano

Ed ella pria a Soriano nel Cimino

pervenne, e dopo giunse a Vitorchiano,

donde tornò a Viterbo e fu acclamata

dal popol tutto santa e non beata.

 

E poi che la sua salma fu traslata

incorrotta in solenne processione,

la città di Viterbo non fu ingrata

e volle a lei mostrar la devozione.

Un’immagine tutta illuminata

da un’artefice mano ebbe attenzione,

tal che al passar degli anni assai simile,

la sagoma uguagliò di un campanile

 

Cento devoti con profondo stile,

biancovestiti con la fascia rossa,

 in silenzio rinserrano le file

attendendo il comando per la mossa.

Al  “sollevate e fermi”  la virile

voce del capo ha la gran torre  scossa,

ed essi co’ uno sforzo sovrumano

digradan da San Sisto verso il piano.

 

Oh come svetta il campanil sovrano

da su le spalle curve alla fatica!

Ogni facchino ha il volto dell’umano

ma in sé la forza della Santa amica.

Il sudor per la fede non è vano

e la città nella sua parte antica,

si stringe giubilante  ed orgogliosa,

lungo il percorso, alla sua Santa Rosa.

 

Quest’anno la portata  è più onerosa

perché realizza tutte le intenzioni

di andar dal Corso co’ una sola posa

a fare la girata a Via Marconi.

E di lassù la Santa premurosa

proteggerà il vigor dei suoi campioni,

che dell’Unesco il riconoscimento

riempì d’orgoglio ed ora d’ardimento.

 

Par che le gambe ne sospinga il vento

tanta è la gagliardia che li conforta,

da Piazza Verdi fino  su al convento

il peso par legger che ognun sopporta!

Poi che sui cavalletti il monumento

adagio poseran con mano accorta,

un fiero urlo di gioia al cielo sale

dalla gente assiepata sul piazzale.

 

Giuseppe Bellucci