Luigi Torquati - Lutor

Domenica, all’ora di pranzo, quando cioè presumevo che non ci fossero tante presenze, mi sono recato a votare per il Referendum.

Ricordandomi che dovevo salire e quindi anche scendere dei gradini e avendo una certa difficoltà nel farlo, mi sono munito di stampella e come tanti vecchietti, piano piano sono arrivato a destinazione e precisamente all’Istituto Comprensivo Statale “Piazza Marconi” di Vetralla.

Non ho domandato ad alcuno in quale seggio dovessi andare considerato che sta scritto sulla tessera elettorale; entrato nel secondo seggio e non essendoci altri elettori, dopo una sterilizzata alle mani come indicato dalle istruzioni, ho presentato la mia tessera elettorale con relativa carta d’identità.

Mi è stata consegnata una scheda e una matita e mi hanno invitato ad entrare in una cabina a mia scelta, con la matita tenuta per prudenza con un fazzoletto di carta, sono entrato nella cabina numero tre rimanendoci meno di un minuto considerato che non avevo dubbi dove apporre la mia preferenza.

Ho votato Sì al contrario di D'Arpini e di tanti altri soloni che in questi giorni non hanno fatto altro che dichiarare il loro voto sperando senz’altro di avere un seguito. Considerato che io non possiedo lacchè e anzi preferisco che anche chi mi potrebbe stimare debba ragionare con la propria testa e non con la mia, ho scelto di dirlo oggi come ho votato e per quali motivi.

D'Arpini sostiene che il governo vuole distruggere il 35% di rappresentanza democratica parlamentare, ma io domando: quale rappresentanza democratica è quella attuale? Li abbiamo eletti liberamente noi questi rappresentanti?

A me sembra che chi sta sui banchi del Parlamento e del Senato sia stato voluto dai vari partiti che hanno scelto delle teste di cavolo qualsiasi per dire “sì” o “no” in base al pensiero della segreteria.

Ha mai visto D'Arpini su RAI 3 le trasmissioni in diretta delle interrogazioni parlamentari? A parte l’interrogante che legge l’interrogazione studiata con il proprio partito, quei pochi presenti se ne stanno lì senza far niente o a leggere il giornale che non pagano.

Per cui se invece di 945 inutili nostri rappresentanti ce ne sono solo 600, è comunque un risparmio di tempo e denaro.

Il Sì doveva servire ad eliminare il 35% dei nullafacenti, e così è stato.

Io non mi addentro a parlare dei miliardi annui di nuove spese militari per accontentare la Nato, né quanti sono gli interessi sul debito pubblico, non sono uno studioso del genere come il D'Arpini, ma in base ad un ragionamento terra-terra, dico che se la riduzione dei parlamentari comporta il risparmio di circa 100 milioni l’anno con quei milioni ci si possono fare altre cose più utili. Dice il D'Arpini: Il risparmio ventilato “sono solo bruscolini”, ma forse non tiene conto della proprietà dei bruscolini: fanno digerire e mi pare che a noi italiani serva di digerire troppe cose.

Abbiamo visto che i sostenitori del “NO” si sono fatti sentire in continuazione, comunicati e dichiarazioni a non finire, personaggi che non ci ricordavamo di avere tipo Fioroni che con la riduzione sa bene che non rientrerà in Parlamento, Sposetti ovvero “Soldi, soldi, soldi”, Sgarbi il volgare per eccellenza, Brunetta, ma forse perché non ci arriva a capire, Emma Bonino la vecchietta del cacao, il partito Comunista, l’ANPI quella associazione che si definisce combattentistica, ma che per continuare ad esistere consente l’iscrizione a “chiunque condivida i nostri valori“ (leggi: comunisti).

In aggiunta ai grandi protagonisti o che pensano di essere tali, se ne sono aggiunti tanti altri che vogliono solo apparire o adulare qualcuno come ad esempio il dottore (?) Raffaello Federighi sgarbiano di primo ordine.

Finalmente, al contrario del passato “Caput imperare, non pedes”, il cervello ha avuto la meglio e dalla prossima legislatura ci sarà la riduzione degli inutili.

Purtroppo non basta, occorre lottare per avere la vera democrazia del resto prevista dalla nostra Costituzione: ripeto, chi deve eleggere i propri rappresentati è il popolo che lo decide non i partiti, così come dobbiamo fare in modo che stipendi, vitalizi e altro vadano rivisti.

Il tutto vale anche per le Regioni che, a mio giudizio, l’ho già detto, ma lo riaffermo, sono inutili e creano disparità nella nazione.