Giuseppe Bracchi Giornalisti pubblicista – Avvocato TERU Umbria

Toh, è tornata alla ribalta delle cronache la Silvia Romano. Ricordate? Si tratta della bambina sorridente che, rapita in Kenya dai terroristi islamici durante il suo alacre soggiorno di lavoro come volontaria non si sa bene di chi e di cosa, è tornata in Italia “miracolosamente” convertita all’islam, dietro lauto pagamento di un riscatto e con tanto di campane delle chiese suonate a distesa. Tutto bello, tutto emozionante.

Poteva finire tutto lì? Certo che no. Silvia l’islamica il volontariato ce l’ha nel sangue. Così ha pensato bene di diventare ambasciatrice europea del progetto “Yes – Youth Empowerment Support for Muslim communities”, che detto in soldoni altro non è che un’associazione che mira a denunciare casi di “islamofobia” e a fornire supporto psicologico alle vittime di questa “terribile” discriminazione.

Altro giro, altro regalo da parte delle istituzioni europee, che anziché occuparsi di faccende ben più serie, per esempio come mettere un freno alla piaga della immigrazione clandestina, hanno invece pensato bene di mettere in piedi una iniziativa dal sapore grottesco, tanto quanto la miracolosa conversione di Silvia l’islamica.

I Fratelli musulmani esultano, ovviamente, davanti a questo progetto così umanitario, perché davvero poche cose sono così fragili come le menti dei musulmani, che necessitano di un aiuto psicologico a causa dell’odio antislamico di cui il Vecchio continente è talmente colmo, da dover continuamente far ricorso a overdosi da politicamente corretto, per sostenersi in questa costante e sofferente opera di autoflagellazione.

Contributi in euro sonanti che serviranno non tanto a combattere un fantasma, l’islamofobia, ma a sostenere l’espansione dell’islam e, nella peggiore delle ipotesi, altre iniziative ben poco edificanti. L’espressione islamofobia, peraltro già diventata reato (sic!!) in Francia, infatti, è soltanto un randello lessicale che serve a picchiare e punire tutti coloro che criticano l’islam o non hanno su questa religione le stesse opinioni del pensiero già omologato e omologante. Sollevare dubbi sul l’islam “religione di pace”, significa, insomma, commettere un crimine del pensiero.

Andrew Cummins, all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, scrisse: “Islamofobia: una parola creata da fascisti e usata dai codardi per manipolare i deficienti”. Mutatis mutandis, la stessa definizione di Cummins potrebbe essere usata per definire l’omofobia. Ma questa è un’altra storia.

La vera piaga di cui soffre il Vecchio continente non è l’inesistente islamofobia, ma la ben più concreta ed esistente islamofilia, ovvero quel sinistro pensiero che anima e sostiene le meretrici di un Occidente malato e decadente e secondo il quale l’islam deve essere considerato pacifico indipendentemente dalla montagna di prove contrarie che quotidianamente ci giungono sulla persecuzione dei cristiani negli stati a guida islamica e di cui nessuno parla, a cominciare dal sig. Bergoglio, per finire con attentati, sequestri, maltrattamenti, sottomissioni e robaccia di questo genere, che l’Unione europea continua, ieri come oggi, a sostenere e finanziare, fin dalla fine degli anni 60 con l’istituzione del dialogo euroarabo (per farsi un’idea basti consultare il volume di Bat Yeor: Eurabia) e l’isolamento di Israele.

Durante la Guerra fredda, per iniziative del genere e per i suoi sostenitori ad oltranza c’era solo un termine per definirli: utili idioti!