Viterbo CRONACA Chiacchiere, solo chiacchiere, infatti,
quelle del presidente del Consiglio
di Giuseppe Bracchi

Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei ministri
Ho letto con rassegnata delusione la lunga, logorroica intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi al collega Luigi Amicone dell’ottimo settimanale Tempi.
Un’intervista che molto assomiglia a quella battuta estemporanea della belloccia Sabrina Ferilli all’insegna del quanto ce piace de chiacchierà.
Chiacchiere, solo chiacchiere, infatti, quelle del presidente del Consiglio. A cominciare dalla tanto sbandierata quanto discutibile riforma del Senato, per finire alle 80 euro mensili quale elemosina da distribuire ai cittadini stremati e spremuti, ma i cui effetti sul motore economia sono paragonabili fino ad oggi alla puntura di una zanzara nel sedere dell’elefante.
Il vizio di origine di tutta l’intervista, a mio avviso, sta poi tutta in quel passaggio in cui il Nostro afferma di “voler mantenere l’obiettivo del 3%”, un difettuccio, questo, (si fa per dire) già considerato da illustri economisti, fra i quali il prof. Giulio Sapelli un vero e proprio errore politico.
E’ un errore perché l’aver incominciato il semestre di Presidenza presso l’Unione europea in un clima di recessione. avrebbe dovuto consigliare al Presidente Renzi ben altri propositi, come quello invece di rinegoziare il 3%, un limite che da un lato non è affatto un dogma di fede e dall’altro lato perché in passato tali limiti, anche se per altre circostanze di tempo e di luogo, erano già stati fatti oggetto di rinegoziazione, per venire incontro alle necessità della Francia e della Germania. Forse, è in tal senso, sig. Presidente del Consiglio, che l’Italia da molto all’Europa? Ma così facendo si rischia di fare la figura dei fessi, se già non lo siamo. “Uscire dalla recessione senza rinegoziare il 3% e soprattutto senza eliminare il Fiscal compact non è possibile. Se si mantengono queste regole si va verso una stagnazione secolare.” (Giulio Sapelli, intervista ad Economia e Finanza).
Ma tant’è. Al Nostro piace molto la politica dello struzzo, che di fonte al pericolo infila la testa sotto la sabbia, magari in attesa di nuove sollecitazioni ed ordini da Frau Merkel, che a Renzi sembra stare molto simpatica. Ed è qui che sta il secondo errore politico. Infatti, il Presidente Renzi non si rende conto che se sta a Palazzo Chigi, lo deve agli americani di cui Draghi è il portabandiera e funzionario.
Ora si da il caso che gli americani non vogliono assolutamente un dominio della Germania sull’Europa, specie del sud (in Italia gli americani hanno ancora molti interessi), e per mantenere il punto sarebbero disposti, perfino, ad un nuovo piano Marshall. E ciò, anche in relazione del fatto che un’Italia in stagnazione ed in deflazione costituisce un pericolo anche per lo Stato a stelle strisce. Se ne è reso conto il Renzi? Non credo. Ma presto se ne renderà conto, perché se non cambierà linea politica, ed alla svelta, rischierà di cadere dalla poltrona di Palazzo Chigi.
Altre due… “quisquiglie” o pinzillacchere come le chiamava l’indimenticabile Totò. La prima riguarda il suo epitaffio – intervista sull’Europa dei padri e delle nazioni: “L’Europa sognata dei Padri fondatori si è appannata. L’Europa non è solo spread e Maasctricht, ma soprattutto valori, civiltà, diritti. L’Europa del semestre italiano è con Meriam in Sudan, è Kurdistan e nel Mediterraneo a salvare vite umane”. Per quanto riguarda la prima parte del discorso, il Nostro ha scoperto l’acqua calda. Ma cosa ha fatto e cosa stia facendo l’Italia per salvare l’Europa dei diritti dei valori e della civiltà lo vedremo presto, tempo sei mesi. Intanto, tra Meriam, Sudan e Kurdistan, continuiamo a registrare il fallimento italico per riportare a casa, come sarebbe giusto, i nostri Marò dall’India, la terra di Gandhi e della non violenza (sic!), dove ormai i due fucilieri della San Marco sono reclusi in spregio dei più elementari diritti umani.
L’ultima pinzillacchera, si fa per dire, riguarda il DDL Sclafarotto, ovvero l’elogio della illiberalità e illibertà di parola, ma che secondo Renzi non è vero. Anzi, l’on. Scalfarotto, sempre a dire del Nostro, sarebbe addirittura stato “contestato duramente anche da parte del suo mondo” (sic!). Di quale mondo o mondi stiamo parlando sig. Presidente del Consiglio? Nessuno è un isola direbbe Thomas Merton. O una monade Liebniziana, senza porte e finestre, incapaci di comunicare e di mettersi in relazione.
Quando si parla di salvaguardia dei diritti e di Bene comune (inteso non come sommatoria di beni o interessi individuali ma come patrimonio fatto di principi e di valori da difendere e diffondere come patrimonio di una nazione e non solo) per chi scrive esiste solo un metro di giudizio: la crescita dell’uomo e della società che si ottengono non sulla base non dei desideri di singoli o di gruppi o di lobby, ma secondo ciò che è giusto e ciò che è vero: veritas, non auctoritas facit legem”.
Cosa salvo, a questo punto dell’intervista del Presidente del Consiglio Renzi? Soltanto poche righe e, nella fattispecie, quelle nelle quali il Nostro parlando dell’Italia elogia i cittadini che “fuori dai riflettori ogni giorno si impegnano per renderla migliore”. Ma fino a quando abuserete della nostra pazienza?
Giuseppe Bracchi
