Un giorno, il buon Dio fece più o meno questo discorso davanti all'assemblea degli angeli e degli arcangeli, dei cherubini e dei serafini: «Avevo detto agli uomini: amatevi gli uni gli altri, e invece si detestano, perché non sopportano le loro differenze. Si invidiano e si fanno dispetti per superarsi.

Si disprezzano perfino per il colore della pelle. Ho deciso di impartire loro una buona lezione. Ordino che da domani tutti gli esseri umani abbiano la stessa pelle: blu, colore del cielo.

Inoltre, ordino ancora che diventino tutti perfettamente uguali, come se fossero gemelli. Così ogni neonato assomiglierà agli altri neonati, una donna di trentacinque anni sarà perfettamente simile a tutte le donne di trentacinque anni, e così via».

«Alleluia! Alleluia!», cantarono gli angeli e gli arcangeli, i cherubini e i serafini, felici che Dio avesse finalmente preso una decisione per quel mondo che, a loro parere, andava di male in peggio. Il giorno dopo, il commendator Pacioni si guardò allo specchio per dare un'aggiustatina ai baffi, come faceva di solito, e, sorpreso, urlò! L'immagine nello specchio non era la sua, ma quella di un uomo di pelle blu come il cielo, che non aveva la sua corporatura, né i suoi capelli, né il suo naso, né la sua bocca... «E' un incubo, è solo un brutto sogno», mormorò. Ebbe un'altra sorpresa: la sua voce, la sua bella voce profonda di cui era tanto fiero, non era più la "sua" voce. Corse a chiamare la moglie. Anna, Anna».

La guardò. Non era Anna, era una donna che non conosceva. Con la pelle blu. Scene simili avvenivano in tutto il mondo. Milioni e milioni di uomini e donne si guardavano increduli allo specchio, telefonavano alle televisioni, alle radio, agli ospedali, ai vigili del fuoco. Ma nessuno rispondeva. Erano tutti occupati a cercare di capire chi era il comandante, chi la segretaria, chi il capoufficio. Erano tutti uguali. Tutti blu. Mohamed, che vendeva ombrelli e fazzoletti di carta, era tale e quale al direttore del Centro Commerciale. Così che non si sapeva più chi era Mohamed e chi era il direttore.

Nella scuola media di Torricella, la seconda B era in piena crisi. Liliana Meli, che era la più carina della classe, non aveva più lacrime da versare da quando aveva scoperto di essere uguale, ma proprio uguale, alle altre ragazzine della classe. Giorgio Lotti, il più muscoloso e sportivo, non sopportava l'idea di essere tale e quale alle "schiappe" della scuola. Nei giorni seguenti, le cose peggiorarono. A Milano, cinquanta calciatori che affermavano di essere Ibrahimovic avevano chiesto un aumento di stipendio.

Alla televisione erano arrivati duecento giovanotti color blu brillante che gridavano: «Fatemi passare, sono Bruno Vespa!». Furono tutti sbattuti fuori, compreso il povero Bruno Vespa autentico. Tutte le mattine al Quirinale migliaia di persone arrivavano di corsa per sedersi sulla poltrona del Presidente della Repubblica, gridando: «II presidente sono io! Il presidente sono io!». Tutto quello che gli uomini avevano escogitato per distinguersi contava sempre meno in un mondo in cui tutti erano uguali.

Così cominciarono ad apprezzare quelle cose che prima neanche notavano: la gentilezza, la tenerezza, la compassione, la fraternità, il perdono, l'attenzione, il rispetto, la gratitudine, i servizio, la gioia. Tutti i sistemi inventati per distinguere gli uomini: divise, distintivi, adesivi, tatuaggi, non servivano a niente. Piano piano la paura svanì.

Come si fa ad avere paura di uno che è identico a te? Una certa umiltà si fece strada nei cuori degli uomini. Era un piccolo "non so che", ma al buon Dio bastò. E diede ordine che sulla Terra tutto tornasse come prima. Fu come una nuova nascita per tutti. Felici come pasque, uomini e donne si raccontavano le semplici verità che avevano dimenticato. Per esempio, che ogni uomo è differente e unico e, di conseguenza, senza prezzo.

O ancora, che la specie umana, nella sua infinita varietà, è bello più ancora delle nuvole del cielo o del canto degli uccelli. Sull'intero pianeta la gente si abbracciava. Tutti si sentivano diversi e simili come fiori in un prato a primavera. E finirono le guerre, perché finirono tutti i fanatismi razziali, ideologici, politici, religiosi. Non finirono i problemi, ma si cercò per ognuno una soluzione pacifica. «Alleluia! Alleluia!», cantarono angeli e arcangeli, cherubini e serafini.