

Giuseppe Bracchi - Giornalista pubblicista – Avvocato TERU Umbria
Come non ricordare, anche solo con un nostalgico sorriso appena accennato, il gustoso siparietto tra Peppone e don Camillo, tratto dal romanzo di Giovannino Guareschi “Il ritorno di don Camillo”?
Il prete della bassa, rompendo per un attimo l’esilio forzato sui monti, cui l’aveva costretto il Vescovo per indurlo a più miti intenzioni, fa la sua apparizione in casa dell’antico rivale, il Sindaco di Brescello e, manco a dirlo, fra i due ad un certo punto scoppia la polemica.
“Ma bene, adesso proibisci anche ai fanciulli di andare al catechismo..”
“Io non proibisco un bel niente… ciascuno in questo paese è libero di fare quello che vuole”
“Già, meno quello che i tuoi compagni proibiscono. Conosco il metodo: la mitragliatrice!”. Replicò prontamente don Camillo.
La discussione si interruppe bruscamente, don Camillo fece ritorno sui monti, pur sapendo che di lì a poco, non si sa per quali sconosciuti disegni della Provvidenza, avrebbe fatto ritorno nel suo amato paese, con il fiume Po sempre pronto a ricevere, cullare e trasportare, fra due file di pioppi, favole antiche, ma sempre nuove.
Eh sì, perché come intuì forse Guareschi, favole antiche, ma sempre nuove accadevano e sarebbero accadute non solo in quella porzione di paese, Brescello, dove il sole picchia come un martello sulle teste dei suoi abitanti, ma in tutte le altre “Brescello” sparse per lo Stivale.
Sono cambiati solo i personaggi e le circostanze. I pochi don Camillo rimasti nella Chiesa cattolica non usano più far vento con una panca sulle teste dei rossi compagni ed i sindaci non vestono più i panni rozzi di Peppone né hanno più la virgiliana facie rusticana tanto ammirata e decantata dal poeta delle Georgiche.
Brescello per un attimo si è trasferita altrove, nel profondo Sud. Precisamente a Lizzano, provincia di Taranto. Nel paese, don Giuseppe officia la messa vespertina ed un gruppo di suoi parrocchiani seguono, ascoltano e pregano. Seguire la Messa e pregare all’interno di una chiesa, per qualunque motivo o per qualunque intenzione, è forse una reato? Certo che no. O almeno così dovrebbe essere in un Paese normale, che però, a quanto pare, non è l’Italia.
Sin dalle prime ore del pomeriggio, infatti, si sono susseguite sui social dichiarazioni di guerra, appuntamenti e pensieri ingiuriosi ed irrispettosi, che si sono poi concretizzate con manifestazioni all’esterno della Chiesa e con l’apposizione indebita di striscioni e scritte varie sul colonnato e sulla bacheca esterna del porticato parrocchiale, destando tanta e tale preoccupazione, che il parroco ha creduto opportuno far intervenire i carabinieri.
Peccato.
Ora anche la messa e la preghiera sono diventati oggetto di strumentalizzazione da parte dei soliti facinorosi. E quel che più sorprende e rammarica è stato l’intervento del Sindaco di Lizzano, che non possedendo tuttavia l’accortezza del suo vecchio collega Peppone, ha creduto bene di mettersi alla testa dei facinorosi, anziché tentare di riportare la calma e di gettare acqua sul fuoco, arrivando addirittura a chiedere alla intervenuta Benemerita di identificare tutti coloro che partecipavano alla messa, secondo un modello degno dei peggiori regimi comunisti. Così come le stagioni, non ci sono più i sindaci di una volta.
Oggi costoro sono stati sostituiti dalla nuova figura del Progressista “bene intenzionato” e con essi è sparita pure la metafora della “mitragliatrice”, con buona pace del vecchio don Camillo.
Il Progressista “bene intenzionato” è un personaggio niente affatto originale, ma che riscuote consensi nei salotti che contano, nei talk show, che emerge dal crepuscolo della società illuminista, razionalista, utilitarista, irreligiosa. Difficilmente crede in Dio (o quantomeno lo tratta a modo suo, come un menù alla carta), ma si comporta come un esorcista in servizio permanente ed effettivo: suo compito e suo dovere sono quelli di scacciare i demoni del razzismo, del populismo, della scarsa sensibilità ambientale ed ecologica e restituire così le anime al servizio di una società matura, consapevole, pienamente allineata al pensiero Unico.
E’ il ritratto sputato di Walter, personaggio del romanzo “Freedom” – Libertà dello scrittore americano Jonathan Franzen, la cui psicologia può riassumersi in queste poche righe: “Era difficile immaginare cosa facesse Walter laggiù da solo, nelle lunghe notti invernali, se non covare ostilità e risentimento”. Proprio come il sindaco di Lizzano.
Dio ci scampi e liberi dal Progressista bene intenzionato.
Aridatece Peppone!!!!!
