
Giuseppe Bracchi Giornalista pubblicista – Avvocato TERU Umbria
Sbaglio, o in un mio recentissimo intervento su questo giornale online, avevo “profetizzato” che la nuova possibile discesa in campo dell’on. Silvio Berlusconi si sarebbe rivelata una delusione?
Detto, fatto.
L’operazione inciucio con le forze giallorosse al Governo, prosegue a gonfie vele anche attraverso l’astensione di Forza Italia sul ddL Zan contro l’omofobia/transfobia. In molti si sono detti meravigliati di questo chiaro segnale politico nei confronti dei futuri alleati di governo, tranne chi scrive.
Del resto in politica lo scimmiottiano concetto amico/nemico si concede spesso delle innaturali pause, quando sono in gioco gli interessi di gruppi o di lobby variopinte, che si incaricano di decidere quali beni o risorse si debbano spendere in un determinato momento storico, non certo in direzione del Bene comune, ma solo per difendere strenuamente la propria ideologia calata dall’alto e da imporre ai sudditi in spregio al principio di realtà. Che se poi l’ideologia dovesse fare a pugni col buon senso e la realtà, tanto peggio per loro. Non sarebbe la prima volta che questo accade nella storia dell’umanità.
Ma lasciamo pure l’on. Berlusconi ai suoi sogni di rivalsa politica, per considerare invece altri segnali ancora più inquietanti.
La nota della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, che pure aveva criticato l’iniziativa legislativa in questione, è stata subito smentita dal quotidiano Avvenire (che pure è di proprietà della CEI), replicando con una lunga intervista concessa al piddino estensore della Legge, sen Zan, il quale non poteva non dirsi entusiasta di queste larghe vedute all’interno della Chiesa cattolica (quali? Il sen. Zan, a giorni, credo che dovrà rivedere molte delle sue posizioni sulle larghe vedute della Chiesa, a meno che per larghe vedute non intenda le opinione bislacche del sig. Bergoglio), così come non poteva non mostrarsi entusiasta delle aperture odierne di certa “destra” politica. Tralasciando di ricordare, il nostro senatore, che la sua iniziativa di Legge non è soltanto una questione o provocazione politica, ma racchiude conseguenze ben più gravi sotto il profilo antropologico, etico e morale, come non ha mancato di ricordare, tra gli altri, l’on. Gandolfini, Presidente del Family Day.
Conseguenze assai incisive ed incidenti sulle libertà di coscienza, di pensiero anche in campo scientifico come dimostrano le vergognose vicende legate ad una vera e propria persecuzione giudiziaria nei confronti della dottoressa Silvana De Mari.
Posizioni ecclesiastiche, dunque, non affatto condivise e condivisibili, in tantissima parte del mondo cattolico italiano e non solo, che ci portano a considerare anche ipotetici riflessi politico sociologici da non sottovalutare. Tanto che da più parti si paventano “campi di rieducazione” per coloro i quali non si sottometteranno al verbo omosessualista, unitamente a future “scomuniche” da parte di quella minoritaria ma ben organizzata parte della Chiesa bergogliana che intende fare piazza pulita dell’autentico insegnamento del Vangelo e dell’autentico Magistero.
Tra le tante voci che si sono alzate in difesa della libertà di coscienza e di pensiero, merita di essere citata quella del Card. Camillo Ruini: “Questo è un tipico esempio di dittatura del relativismo. Cioè in nome di alcune idee, essi ritengono non solo di poterle affermare, ma di criminalizzare idee diverse. E’ quindi un relativismo che si fa assolutismo… Se concediamo questa possibilità di censurare giuridicamente, penalmente non delle offese, non delle istigazioni a colpire, ma semplicemente delle valutazioni di ordine antropologico e morale, allora veramente la libertà è in pericolo.. E’ assurdo che la differenza tra uomo e donna possa venire criminalizzata”.
Consideriamo, infatti. La scelta della parola omofobia (paura dell’uguale) è solo apparentemente fuori luogo. In realtà si tratta di una prospettiva diabolica, ovvero di un cambio di paradigma, di un rovesciamento della considerazione patologica che fino agli anni ’70 l’OMS faceva della omosessualità, tanto che il termine fobia a fianco di omo richiamerebbe una problematica psicologica, quella che con l’entrata in vigore della legge Zan finirebbe col colpire tutti coloro che continueranno a considerare l’omosessualità su posizioni diverse da certe “verità scientifiche” ufficiali, di modo che questi soggetti saranno considerati necessitanti di cure e recupero sociale attraverso trattamenti obbligatori e giuridicamente fondati di “igiene mentale”. Il disturbo psichiatrico è servito.
Fantascienza? Fantapolitica?
Consideriamo, ancora.
In questi tempi di cosiddetta “emergenza” COVID, si legga di seguito cosa ha scritto Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista: “Migliaia di italiani ‘sfidano’ il coronavirus con comportamenti irragionevoli, violando le regole ed evitando qualsiasi precauzione anti-contagio Covid: niente mascherina, feste in casa ed happy hour, movida e contatti sociali, come se i rischi non esistessero. E tutto questo “non avviene per semplice imprudenza o ignoranza, ma è legato a un disturbo cosiddetto da ansia depressiva reattiva: una ‘risposta’ alla paura che porta un’inversione del tono dell’umore, che si alza troppo, fino a negare la realtà”. Chiaro?
Chi non ha paura del COVID è considerato una entità biologica da tutelare. Come? E’ ancora Adelia Lucattini a parlare: “Ma ritengo fondamentale e molto utile combinare le diverse terapie: la psicoterapia (che comunque ha tempi lunghi di risposta), i farmaci tradizionali (necessari in alcuni casi) e, in combinazione o meno, fitoterapici, integratori nutraceutici, alcune discipline fisiche ‘dolci’ che hanno un ottimo effetto sul tono dell’umore (dallo yoga al pilates, al Tai Chi), e l’omeopatia”.
Le persone in uno stato totalitario sono come animali in preda al panico, sia che esso sia rappresentato da un lockdown, sia che esso sia il frutto di una legge che intende criminalizzare il pensiero e la scienza liberi. E il totalitarismo non è meno mortale di una pandemia ed è altrettanto difficile da diagnosticare nella sua fase iniziale.
