
Istanbul Santa Sofia

Giuseppe Bracchi - Giornalista pubblicista – Avvocato TERU Umbria
L’Europa conobbe per ben due volte il peso dell’invasione e della conquista islamica: la prima volta nei secoli VIII e IX, la seconda volta durante il XIV ed il XVII secolo. Mentre durante la prima invasione, quella araba, gli invasori furono portatori, tuttavia di una qualche raffinata civiltà, la seconda ondata che vide il predominio dei turchi ottomani, fu invece una nuova pestilenza, una nuova calata dei lanzichenecchi, un coacervo di rozzi guerrieri, provenienti dalle steppe dell’Asia centrale, islamizzati, ma senza mai perdere la loro indole selvaggia, barbara, aliena da qualsivoglia fascino della civiltà e della cultura.
Un grande storico francese Henri Pirenne nella sua fondamentale opera, “Storia d’Europa dalle invasioni barbariche al XVI secolo”, ha scritto proprio al riguardo della dominazioni turca, che si spinse fin sotto le Mura di Vienna, minacciando la Russia e la Polonia, una pagina profetica ed indimenticabile, che vale la pena di citare ampiamente: “L’invasione turca fu senza dubbio la disgrazia maggiore, che dopo la fine dell’Impero romano, abbia afflitto l’Europa. Dovunque passò, portò la rovina economica e la decadenza morale. Tutti i popoli sottomessi a quel giogo, Bulgari, Serbi, Albanesi, Rumeni, Greci, ricaddero in uno stato prossimo alla barbarie, da cui non dovevano uscire che all’inizio del XIX secolo. I Germani che avevano invaso l’Occidente nel V secolo non erano meno brutali dei turchi. Ma si assimilarono alla sua civiltà superiore convertendosi al cristianesimo, e furono presto assorbiti dalle popolazioni conquistati.
Tra l’islamismo dei Turchi, al contrario, ed il cristianesimo dei loro sudditi non era però possibile nessuna conciliazione. La differenza delle religioni doveva renderli impenetrabili a vicenda e perpetuare tra il loro il regime abominevole di uno stato che si basava solo sulla forza, che si manteneva solo sullo sfruttamento, che si manteneva solo a condizione di mantenere incessantemente nei conquistatori il disprezzo del vinto e nel vinto l’odio del vincitore.
Da punto di vista religioso bastava alla gloria di Allah che i suoi fedeli regnassero sui giaurri (cioè i cristiani sottomessi; dal punto di vista politico, per mantenere questo Stato che non si sollevò mai dalla concezione primitiva di un regime puramente militare, occorreva soltanto ridurre i cristiani al ruolo di contribuenti. Così la loro religione, privandoli di ogni specie di diritti, si assicurava meglio la loro servitù. Periodicamente i più bei fanciulli, erano strappati ai loro genitori, le fanciulle per servire ai piaceri degli uomini, i ragazzi per essere addestrati nel corpo dei giannizzeri, dopo essere stati iniziati all’islamismo”
Fatte le debite proporzioni, sembra il ritratto dell’attuale Turchia di Erdogan, il califfo mal guidato. Ora, è vero che la storia deve cercare di comprendere e non di giudicare. Ma credo che, soprattutto dopo le ultime vicende legate alla islamizzazione della Basilica di Santa Sofia, sia impossibile non tirare le somme da certe situazioni storiche. Le stesse che profeticamente ci avevano messo sotto agli occhi, per esempio, gli scritti di Oriana Fallaci e gli avvertimenti di Magdi Allam.
Che la Turchia di Erdogan stia rispolverando i sogni dell’Impero Ottomano, ormai è cosa ignota soltanto a chi non vuole pensare e vedere. Ha sempre nutrito spudoratamente il terrorismo islamico, guarda con favore i Fratelli Mussulmani Salafiti, ricatta l’Europa a suon di Euro pur di vedere espandere la sua influenza nel Mediterraneo, incarcera i giornalisti ed i nemici del regime, nega l’olocausto degli armeni impedendo che questa oscura pagina della storia turca sia introiettata a memoria d’uomo nelle coscienze dei sudditi.
Della islamizzazione della Basilica di Santa Sofia, il sig. Bergoglio si è detto addolorato. Poco. Troppo poco. Mi sarei aspettato di più dal rappresentante della cristianità e dal capo della cattolicità universale. Ma d’altronde è difficile fare passi in avanti e dare luogo a ripensamenti da parte di chi con l’Islam si è frettolosamente, troppo frettolosamente impegnato a firmare una dichiarazione insensata come quella di Abu Dhabi.
L’islamizzazione della Basilica di Santa Sofia è più che un avvertimento. E’ una lezione a tutta l’Europa scristianizzata e secolarizzata. Un invito a riscoprire la propria identità, le proprie radici cristiane, a mettere da parte ogni sorta di relativismo ed indifferentismo religioso, per dare alla storia ed agli eventi il nome ed il peso che meritano e non puramente una rappresentazione idealistica dei propri sentimenti, di sogni utopici o di facili irenismi. L’Europa ha cominciato ad arrendersi all’islam a Ratisbona, quando rifiutò l’appello di Benedetto XVI a riscoprire il connubio tra fede e ragione, un connubio, invece, un coinvolgimento che proprio l’Islam ha sempre rifiutato e rifiuta, in nome e per conto di un cieco fideismo politico nei riguardi di Dio che si fa testo nel Corano.
Del resto Erdogan è stato chiaro: nessuno si intrometta negli affari interni dello Stato turco. Come dire: il discorso è chiuso. Nessuno deve dirci in casa nostra quello che dobbiamo fare e come farlo. Con buona pace del dialogo e dei ponti da lanciare, senza prima essersi assicurato, se questi ponti poggino su solide basi o siano sospesi sul vuoto, come ha ben dimostrato la vicenda turca della Basilica di Santa Sofia. La storia è maestra di vita, sembra ammonirci Pirenne. Ma solo per chi la vuole imparare.
