
Giuseppe Bracchi - Giornalista pubblicista – Avvocato TERU Umbria
Torno a scrivere dopo un certo periodo di riposo forzato, non voluto. Il tempo scorre come diceva Eraclito e ciò che restano, a quanto pare, sono le cose peggiori.
Forse perché non sono ancora nello stato d’animo adatto per pensare e per reagire, o forse perché sono più realista del re, sono convinto, però, che in questa nostra Italia tira una brutta aria.
Il Ministro Lamorgese torna ancora una volta a suonare il campanello d’allarme: a settembre si temono rivolte sociali. Cosa vuol dire? Che ritorneremo tutti alla Fase uno, con il Covid ridotto a strumento di potere? Si mettono le mani avanti per non sbattere la faccia? Piuttosto, bisognerebbe ricordare al Presidente del Consiglio ed alla sua cordata di Governo quanto non è stato fatto fino ad oggi per risollevare l’economia italiana, l’assenza di idee e di progetti, in particolare bisognerebbe cercare di far proprio quel motto che fu di Benedetto Croce, ovvero che il politico onesto è il politico capace.
E a questo punto, arrivano le dolenti note. Un requiem fatto di dati e di statistiche che mettono in primo piano una nazione demoralizzata, allo sfascio su tutti i fronti e, come se non bastasse, uno stato corrotto a livello istituzionale. E’ impressionante che in Italia esista una parte della Magistratura asservita alla politica, anziché avere il diritto e la giustizia come orizzonte d’azione e fine suo proprio.
Una giustizia che vuole fare il mazzo ad un cittadino, è una giustizia sociale, ideologica, parziale, di classe che usa il diritto come strumento arbitrario per colpire le idee, anziché i reati; una giustizia che nei codici non legge nulla, se non quel guicciardiniano particulare, deciso di volta in volta da quei gruppi di potere che si incarnano nelle minoranze organizzate, a loro volta succubi di potentati legati alla finanza internazionale e al massonico Nuovo Ordine Mondiale che, una volta messe a tacere le istanze primarie che salgono dal popolo degli abissi, rafforza il potere di pochi a danno delle maggioranze silenziose.
Ieri è toccato a Berlusconi, oggi sta toccando a Salvini: domani a chi toccherà?
Ma ancor di più preoccupa il silenzio assordante, accompagnato vieppiù da ammiccamenti ed accomodamenti, che questi eventi suscitano soprattutto in Forza Italia, al di là dei soliti pronunciamenti indignati. C’è già chi parla di accordi sotto traccia, Prodi – Berlusconi, l’uno alla presidenza della Repubblica, l’altro senatore a vita, scordandoci il passato in nome della ragion di stato del tutto estranea al popolo italiano, la cui sovranità dal secondo dopoguerra ad oggi è solo orpello di bei discorsi, un monumento all’ipocrisia. Se il buon giorno si vede dal mattino, credo che il probabile ritorno in campo del Cavaliere sarà una delusione.
Il club di Bilderberg con Prodi alla Presidenza della Repubblica avrà vita facile nell’addomesticare le pretese dell’on. Berlusconi, il cui placet per un suo ritorno nell’agone politico, dovrà passare per forza di cose da Bruxelles, più che da Strasburgo o attraverso le firme degli italiani. In fondo non è stato pressappoco così in occasione del golpe Napolitano?
Nel frattempo godiamoci pure l’edificante spettacolo di Travaglio e soci, che dalle colonne del suo giornale giustizialista incita all’odio e chiama in causa il moschetto dei partigiani (senza libri, ovviamente!!) per far piazza pulita dei militanti di Fratelli d’Italia, in primis l’on. Giorgia Meloni. Chissà se ci sarà ancora in piedi una parte della Magistratura italiana che in tutto questo leggerà nel Codice penale l’istigazione all’odio politico e l’istigazione a delinquere? Chissà se ci sarà ancora un consiglio di disciplina dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, che anziché andare a Caccia di psicoreati come l’islamofobia o l’omofobia, si periterà invece di restare con i piedi per terra, leggendo in certi articoli l’odio sinistro e di sinistra che dall’epoca dell’eskimo in redazione martella la mente di poveri idioti senza patria, senza identità e senza idee?
Chi vivrà, vedrà. Sicuramente vedremo il Covid scomparire, se non è già scomparso. Resterà solo il suo fantasma, quanto mai pericoloso, però. Perché servirà ad impaurire gli italiani, servirà ai Lamorgese e compagni per paventare rivolte sociali e reprimere ogni spazio di vita e di libertà dei cittadini. Servirà ai dilettanti della politica, di cui questo governicchio è colmo, per inventarsi emergenze che non esistono, magari anche economiche, violando le più elementari norme del buon senso, oltre a sospendere la democrazia. Il tutto, probabilmente, anche in nome del MES, che è dietro l’angolo.
