Viterbo CRONACA ...per fare il ganzo, detti un colpo di pedale più forte del normale e...

 

Bruno Matteacci, a sinistra,
difronte a Gino Bartali in Sala Regia
anno 1970

Mi stuzzica il pensiero di parlare di episodi a me accaduti o a qualche amico con il quale ho trascorso periodi di svago.

Il Gruppo Ciclistico Viterbese era apolitico e orgoglioso di annoverare tra gli associati, persone di tutti i gruppi politici e mai, dico mai, quando si stava insieme si parlava di politica, forti del fatto che "la politica divide e non unisce".

Tra i cicloamatori erano presenti, operai, meccanici, medici, infermieri, industriali, insegnanti, impiegati comunali, eravamo un gruppo affiatato, assetato a incontrarci più spesso fissandoci l'appuntamento, specialmente la domenica mattina, in via Raniero Capocci, nelle immediate vicinanze della sede del Gruppo, che era nei locali del retro Teatro dell’Unione.

Il mattino, di prima ora, si faceva colazione in famiglia poi, indossati gli abiti del corridore consistenti: in un paio di pantaloncini, la caratteristica maglietta gialla recante la scritta del Gruppo Ciclistico Viterbese, i guanti e il caschetto, divenuto obbligatorio negli ultimi anni, si partiva alla grande.

Riferisco ciò che provavo in quei momenti, mi sentivo più giovane di quello che ero, notavo che ero benvoluto, del resto dovevo molto alla massa del gruppo perché ero uno degli ultimi a essersi iscritto fra i cicloamatori. Infatti, nelle prime uscite ho sempre trovato chi mi si affiancava o che mi "tirava", standomi avanti per tagliarmi l'aria, in modo di agevolarmi.

Ricordo vari nomi tra coloro che la domenica si usciva insieme. Augusto Zanobbi, Guido Selvaggini, Fernando Anselmi, Giambattista Laurenti, Alberto Gaudenzi, Alfredo Pacifici, Domenico Bernardini, Augusto Bernardini, Gino Guerra, Bruno Zanobbi, Ranocchiari, Luigi Gobattoni e tanti altri, che la memoria ha dimenticato, con dispiacere a causa della terza età.

Il giorno che acquistai la bicicletta non trovai subito una "Bartali", da me desiderata, ero tifoso di Gino Bartali, infatti, Vittorio Ranaldi, sprovvisto di quella bicicletta, in fase provvisoria, mi consegnò una bicicletta "Coppi" con l'impegno di soddisfare la mia richiesta poiché avevo invitato l'amico Gino Bartali per fargli ricevere, dalle mani dell'assessore Domenico Mancinelli, una targa ricordo di Viterbo, cosa che fu portata felicemente a termine.

Fra i vari ricordi, non posso non rinverdire quanto accadde il giorno che acquistai la bicicletta "Bartali".

Andai a casa, mi vestii alla perfezione con la divisa da cicloamatore e, con tutto l'entusiasmo che avevo represso per qualche giorno, mi avviai con una certa dimestichezza verso la bottega artigiana di calzolaio del mio babbo, in Viterbo, Via della Pace n. 81, dove lui mi aspettava.

Oltrepassata la curva di Via della Verità vidi mio padre che stava sull'uscio del laboratorio, per fare il ganzo, detti un colpo di pedale più forte del normale, giunsi alla sua altezza e non essendo riuscito in tempo ad allentare le cinghie dei pedali, caddi a terra con i piedi attaccati alle pedaliere.

Ricordo la frase di mio padre che disse: "Cominciamo bene!" e con una pacca sulla spalla mi aiutò a rialzarmi in verticale sulla mia gloriosa bicicletta "Bartali" che ha fatto, con me, centinaia di chilometri per molti anni.

Ora l’ammiro guardandola, ogni tanto, dentro la mia autorimessa, sperando che un giorno sia usata da uno della mia famiglia, per vivere le emozioni che una due ruote dà e può dare.

Bruno Matteacci