Cellere POESIA Chi le farfalle giammai non rincorse?
di Mario Olimpieri

Questa è una dolorosa poesia che affronta un drammatico e crudele problema, quello delle mine disseminate nei luoghi di guerra e che uccidono o rendono mutilati tanti bambini che le raccolgono, credendole giocattoli.

 

Farfalle

Chi le farfalle giammai non rincorse?

Gioco primordiale, innocente

di sorridenti bimbi.

Vivaci colori, esche attraenti

 che alla cattura invogliano,

ma insiem frenetici voli

 tremuli e scoraggianti.

A destra la rincorri,

e a sinistra già vola la farfalla,

poi s’innalza, scende, risale,

devia, sfugge, svanisce;

ma se fortuna è in te,

 posata allor la vedi,

per lungo volo stanca,

 a pulirsi intenta

e… forse sì ch’è tua.

Accadde a me così

dopo trafelata rincorsa

 e perduta speranza:

sfuggita la prima farfalla,

altra ne vidi nei pressi di un cespuglio,

per colori e grandezza ancor più bella

sotto i raggi del più splendente sole.

Con felina mossa

sopra le furon le ansiose mie manine:

facile preda di un bimbo felice,

prima d’allor felice,

ché abbagliato e stordito fui

 non dai vivi colori,

ma da vampante luce accecante,

ahimè, l’ultima luce che,

 le mie luci folgorando,

brancolar mi lasciò nel buio

con due inutili,

 sanguinanti moncherini.

L’uomo intelligente (forse italiano)

la mia vita avea minato,

ingannando la mia innocenza,

distruggendo i miei sogni infantili.

Per me avea creato e sparso

farfalle mortali!

 

Mario Olimpieri