Viterbo CRONACA Una vigilia un po' tormentata, ma alla fine la conclusione è... prelibata
di Agostino Giovanni Pasquali

 

      14 agosto, pomeriggio. Che si fa questa sera? Che si mangia?

      È tempo di vacanza e di festa ed è quindi obbligatoria una bella cena (obbligatoria? perché poi?

In Italia non c’è niente di obbligatorio salvo santificare - si fa per dire - le feste e parlar male del governo), o è facoltativa? Mah, boh?

     Non si discute molto nella mia famiglia.  Basta che uno dica furbescamente: “lascio decidere a te!” e il problema è risolto. E per quello che deve decidere … so’ ca…voli suoi!

     E, come quasi sempre, è toccato a me decidere e fare.

     E’ da qualche settimana che, su consiglio del medico, a casa mia si fa un po’ di dieta: pasta poca e poco condita (che tristezza, rinunciare al ragù e al parmigiano!), frutta e verdura scondita. Con questa dieta si lamenterebbero perfino i conigli.

     A proposito di conigli! Andrebbe bene uno spezzatino di coniglio in potacchio? No, troppo elaborato.

     Pizze capricciose fatte venire “express”? No, abitiamo in estrema periferia e arrivano quasi fredde.

     Allora decido io per due belle “braciole ignoranti”, come dice un mio amico un po’ coatto, che per “ignoranti” intende: grosse, spesse e bruciacchiate dai carboni.

     Come è bello il barbecue! Come è buona la cottura al barbecue! Come è divertente il barbecue…!?

…no! non è affatto divertente. Il barbecue è capriccioso quando lo devo accendere, mi affumica mentre lo uso, mi scotta come minimo due volte e mi imbratta di schizzi di grasso Gli odori di arrosto provocano i commenti pungenti dei vicini, anche perché sono un po’ invidiosi. I vicini commentano a voce così alta che quelli che stanno alla destra di casa mia sentono chiaramente i commenti di quelli di sinistra e viceversa. E io sto in mezzo. Niente barbecue! E allora?

     Allora microonde!

A differenza di tante diavolerie tecnologiche che sono difficili da capire ed usare, il mio microonde è semplicissimo. Basta toccare il pulsante con il pittogramma del cibo (maiale, manzo, pollo, verdure ecc), impostare il peso e premere il pulsante di avvio. Fa tutto da sé, determina come e quanto tempo cuocere, inserisce il magnetron, la serpentina di base e se occorre anche il grill; alla fine si spegne pure in automatico.

E si pulisce da sé? Beh! questo no, ma si sporca pochissimo.

     Deciso: braciole arrosto al microonde!

     Quando prendo dal frigo la carne da cucinare mi vengono gli scrupoli e penso che quella bistecca era un tenero vitello oppure un maialino grufolante, che quel busto, vergognosamente nudo, di uccello era un allegro pollastro. Mi viene allora un complesso di colpa. Tutta colpa degli animalisti e dei vegetariani, che trattano noi onnivori come assassini o sfruttatori dell’opera dei macellai assassini. E lo scrivono pure su questo giornale, e io lo leggo e quasi mi lascio convincere. Quasi!

     Ma quando i primi effluvi aromatici escono dal forno, si risvegliano in me gli istinti primordiali, naturalissimi però, di onnivoro; e i complessi di colpa svaporano come la nebbia mattutina sotto i raggi del sole.

*     *     *

     Il microonde ha lavorato bene. In soli venti minuti la carne è pronta, giustamente magra succosa  e tenera. Non ha crosta né bruciature, ma è un male? Gli aromi con i quali l’ho condita (rosmarino, alloro e una fogliolina di salvia) esalano effluvi da sogno boccaccesco di ‘paese di Bengodi’. Ci aggiungo una spruzzatina di sale e un’idea di pepe.

     Verso nei bicchieri (bicchieri grandi, ma non pieni) un generoso vino rosso e tutto è pronto per deliziare il palato…

     Arriva una voce di dentro. Mi chiedo: “Come? Chi ha parlato?”.

     E’ la vocina della coscienza che mi rimprovera: “Bisogna essere astemi!”.

     Di nuovo altri scrupoli, insinuati subdolamente in passato da tristi predicatori quaresimali?

So io come farli sparire: uno sguardo controluce attraverso il bicchiere per apprezzare il porpora profondo con riflessi viola del vino, una annusatina per aspirare i profumi deliziosi, un sorso per lavare via i cattivi pensieri. E poi

“Buon appetito!

Agostino Giovanni Pasquali