Carissimo Bracchi, la Sua reazione scomposta, fatta di insulti, come Le è comune fare anche quando tenta una qualsiasi argomentazione, è la mia vittoria.
In genere, quando uno non sa più come portare avanti una discussione, ricorre alla violenza verbale e allo strepito, come fanno i bambini o gli ignoranti.
Dalle Sue parole, capisco che a Lei non importava discutere; era solo roso all’idea che dall’anonimato di una tomba Le mettessi i puntini sulle i.
Le ripeto – forse alla fine lo capirà – che se la pandemia Le sembra in regresso è perché si sono usati guanti, mascherine, distanze.
Ecco perché invito Lei e tutti i Lettori a non rammaricarsi, né a perdersi in sterili chiacchiere teologiche, se il sacerdote di questi tempi offrirà l’Ostia con i guanti in lattice. Stia certo, Cristo non se ne sentirà offeso.
Sa perché non mi firmo?
Intanto perché su quei camion il mio nome – femminile o maschile, chissà… - si leggeva appena e sono stata/o più che altro conteggiata/o.
E poi, Le confesso: anche da morta/o conservo una mia dignità e mi sembra già troppo essere scesa/o di gradino per intrecciare discussioni con Lei, che è incline più che altro all’alterco da cortile.
Per cui continuo a non firmarmi.
Se ne faccia una ragione. Ma, tanto, qui mi fermo e non La disturberò oltre.
