
Giuseppe Bracchi
giornalista pubblicista
avvocato Tribunale Ecclesiastico regionale Umbro
“Sviluppare una coscienza adulta, non utopista, ma realista, della legalità e della giustizia (come pure della democrazia) significa capire razionalmente e accettare emotivamente che esse sono aspirazioni diffuse ma, nel mondo reale, non esistono.
Esse, assieme alla catechesi in fatto di moneta, di economia di mercato, geopolitica, europeismo, migrazionismo, diritti dell’uomo, sono parti di una complessiva narrazione, di una simulazione inscenata dal sistema di potere (il quale è il prodotto dei rapporti di forza e di interessi pratici ed amorali) allo scopo di generare una opinio legittimitatis nella mente del popolo che esso domina, inganna e sfrutta. Insomma, il potere politico non si regge su una legittimazione (rule of law, giustizia, democrazia) ma direttamente sulla fattuale capacità di farsi obbedire – con la forza, con l’illusione, rendendo la gente dipendente da sé stesso, e adoperando metodi contrari alle sue stesse leggi dichiarate: paradossalmente, si legittima con l’illegalità”. (Marco Della Luna, Le chiavi del potere).
Credo che questa descrizione calzi a pennello sulle vicende di questa Italia umiliata da un governo incapace che a partire dalla gestione dell’emergenza sanitaria ed economica del Coronavirus fino alla recente liberazione della Silvia Aisha (non certo per i meriti di una diplomazia assente), non ha fatto altro che collezionare figuracce in barba alla legalità ed alla legittimità della sua azione. I toni trionfalistici che hanno accompagnato l’arrivo a Ciampino di Silvia Romano, la dicono lunga sul ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. E quel che è peggio è che la presunzione e la spocchia del governo continuano a tenerci legati ad una situazione insostenibile comunque la si voglia valutare. Lo Stato c’è ha detto Conte davanti al ritorno a casa di Silvia Romano. Bisogna vedere come è stato presente, come lo è attualmente e come lo sarà in futuro davanti al mondo ed in particolare davanti al terrorismo islamico.
Silvia Aisha è scesa dalla scaletta dell’aereo che la riportava in patria vestita da islamica. Non le è minimamente passato la testa che quell’abito era il simbolo della dominazione islamica sulla donna. Non le è passato minimamente per il capo che quella divisa era il simbolo di Al Shabab, uomini spietati le cui mani erano lorde del sangue dei martiri. No. Per lei era sufficiente essere stata trattata bene, aver imparato un po’ di arabo ed essere stata fulminata dal Corano sulla via di Damasco. Una narrazione falsa, secondo me, quanto ipocrita ed offensiva per tutti coloro i quali, finiti nelle mani dei quei terroristi avevano pagato con la vita. Accondiscendenza verso i terroristi? E’ lecito pensarlo. Altro che discriminante laica o spocchiosi psicologismi alla moda! Silvia Aisha non ha affatto dimostrato di rifiutare metodi e principi di quei terroristi. Non so quanto abbia imparato Silvia Aisha dell’Islam, ma oggi esistono in molti stati islamici, come il Pakistan, donne bambine, cui è sottratta la propria infanzia e vendute come schiave dalle rispettive famiglie a causa della povertà in cui versano a vecchi libidinosi in procinto di soddisfare le loro voglie pedofile.
E veniamo al duo Conte - Di Maio e al teatrino da loro inscenato all’aeroporto di Ciampino. Sorvolo per carità cristiana sul suono delle campane delle chiese a distesa, una Chiesa cattolica che Bergoglio ha ridotto poco più che un partito politico di opinione. Lo Stato c’è, avrebbe dichiarato Conte. Cominciamo col dire che le trattative sono state condotte dai servizi segreti turchi. Quella Turchia che un giorno sì e l’altro pure, ricatta l’Unione europea a suon di euro, per non dare il via agli sbarchi dei clandestini sulle coste europee. Quella Turchia di Erdogan, i cui sogni di califfato lo spingono, ogni giorno sempre di più, a rivalutare il ruolo interno ed internazionale della Fratellanza musulmana, favorendo il terrorismo fino a spingere la sua presenza e quella delle sue truppe in Medio Oriente. Ma volendo proseguire con lo Stato che non c’è stato (si passi il bisticcio di parole) il duo si è lasciato perfino scappare – udite, udite – il prezzo del riscatto: quattro milioni tondi tondi di euro!
Adesso tutti i terroristi, i predoni e quant’altro del Medio Oriente, dove lavorano i nostri italiani sanno che il Governo tricolore paga e bene! Ci fu un tempo in cui quando l’anonima sequestri faceva le sue scorribande italiche e qualcuno finiva nelle sue grinfie, ai familiari del malcapitato venivano congelati i beni. O quantomeno si taceva sul fatto di aver pagato il riscatto, non lo si gridava ai quattro venti. Ora invece tutti sanno che lo Stato italiano è un ottimo pagatore. Non vorrei essere nei panni dei nostri connazionali che da quelle parti fanno onore alla Patria lavorando. Saranno un bersaglio mobile per i terroristi islamici, una manna dal cielo per le loro prossime azioni terroristiche. Una bella complicità al terrore, questa elargita dal duo Conte – Di Maio. Altro che presenza dello Stato.
Infine non sarebbe del tutto inopportuno che chi di dovere desse uno sguardo all’interno di queste ONG, considerando che non è del tutto peregrino pensare che tali organismi ricevano contributi dallo Stato. Spedire in certe zone sperdute del mondo malcapitate ragazzine, senza arte né parte né adeguata esperienza, significa esporle alle mire del terrorismo islamico o di qualsivoglia banda di predoni. Gli italiani, che hanno molto più buon senso di chi li governa, lo hanno capito da un pezzo e credo che non sopporteranno ancora a lungo il paradosso del governo della legittimità, attraverso l’illegalità.
