Francesco Mattioli, sociologo

Fa bene Giuseppe Occhini a fare chiarezza su molti aspetti dell’Islam, e alcuni dei suoi punti di vista li condivido. Due, tuttavia, sono quelli su cui devo appuntare critiche sostanziali.

Non so se riuscirò ad essere telegrafico e chiaro come è stato lui, ci provo.

Primo punto.

Dice Occhini che “un errore di fondo di molti europei, o comunque di persone di cultura occidentale, consiste nel valutare gli altri popoli prendendo la propria cultura e le proprie istituzioni politiche come punto di riferimento”.

E’ un argomento base del politicamente corretto. Ma è un equivoco. Non si tratta di un errore di fondo. Altrimenti salterebbe anche la Dichiarazione dei Diritti Inviolabili dell’Uomo del 1948.

Si tratta invece della normale prassi con cui noi valutiamo e conosciamo il mondo e avviamo i nostri comportamenti sociali; altro è infatti la “comprensione” dei motivi per cui l’Altro agisce e produce una  sua cultura, altro è giudicare se i comportamenti e la cultura dell’Altro sono condivisibili. 

Posso rispettare la cultura amazzonica, e tuttavia non la condivido. Posso rispettare la cultura islamica e tuttavia non la condivido. Poi, ovviamente, se oltre al dialogo, si arriva alla convivenza, che esige leggi  e regole comuni, allora occorrerà vedere se una tale convivenza di usi e costumi così divergenti sia possibile, e occorrerà scegliere.

Credo che la cultura occidentale, che ha espresso i concetti di democrazia, uguaglianza, libertà (nati già nell’ellenismo, continuati con il Cristianesimo, poi con l’illuminismo, il liberalismo e il socialismo) sia migliore di quella islamica, che esprime conflittualità e squilibrio sociale, e di quella orientale che  restringe l’etica al solo miglioramento interiore del Sé, senza esportarlo sul sociale cioè sul piano collettivo, quindi  senza un impegno “politico”. 

Fatto sta che  noi abbiamo una moschea a uno tiro di schioppo da San Pietro, ma dubito che potremmo avere una chiesa nei pressi della Kaaba. Non so se ciò è da prendere come un fatto neutro o fa nascere immediate considerazioni sul meglio  e il peggio. Lascio all’onestà intellettuale di Occhini trovare le eventuali differenze.

Che poi questa fiducia nella propria cultura abbia portato l’occidente a voler “colonizzare” economicamente e  culturalmente l’oriente, è altra cosa e attiene alle dinamiche del potere, dell’economia e della politica, tanto che in nome della libertà e della democrazia, o in  nome di Cristo, sono stati commessi i peggiori delitti. E’ però altrettanto vero che se io “credo” in certi ideali, mi sento  anche eticamente responsabile di dover attuare questi ideali dove mancano.

Così, se credo nell’uguaglianza, mi impegno politicamente perché si realizzi. E obiettivamente, lottare per l’uguaglianza, la parità di genere, la libertà, come hanno fatto personaggi della cultura  e della politica occidentali illuminati dalla voglia di migliorare il mondo, mi sembra sia molto meglio che lottare per imporre una disciplina religiosa e comportamentale ovunque, come ha fatto l’Islam.  Che poi i popoli islamici risultino più “arretrati” rispetto a quelli occidentali è una valutazione che riguarda i parametri scelti.

Se si sceglie il parametro democrazia e uguaglianza, sono più “arretrati”; se si sceglie quello dell’organizzazione  sociale e  della qualità della vita, sono più “arretrati”; se si sceglie quello della tecnologia, sono più “arretrati” (oggi…).  Se si sceglie quello della fedeltà religiosa, sono più “avanzati”.

Se si sceglie quello della gerarchizzazione dei ruoli familiari e della disciplina sociale, sono più “avanzati”.

Se si sceglie quello della letteratura, non c’è differenza perché l’ispirazione poetica è una dote umana comune. Ovviamente, poi, uno sceglie quali metri adottare.  E qui subentrano  i valori di base,  l’etica, l’ideologia, ecc.  E attenzione: l’obiezione di taluni che proprio  in nome della uguaglianza e  della libertà non si  debbano fare distinzioni e graduatorie, è solo un giochetto capzioso  e da giurisprudenza levantina…

Altro punto.

Sostiene Occhini che i cristiani non si possono permettere di criticare l’Islam sulla condizione  della donna perché c’è un passo di Paolo, peraltro teologicamente controverso, in cui si  sottomette la donna al marito e quindi all’uomo.  Le religioni sono così, rispetto alle fedi sono figlie della storia e ne rivelano i limiti; e su questo  magari il cattolicesimo è ancora indietro, ad esempio rispetto al protestantesimo.  Tuttavia il  mondo occidentale, la cultura occidentale,  stanno faticosamente realizzando quella emancipazione femminile che altrove manca.   

In ogni caso, a prescindere dalle applicazioni  storiche che poi se ne sono fatte, tra i Libri sacri delle religioni monoteiste del Libro, io mi tengo stretto il Vangelo (che fa aggio sul resto del Nuovo Testamento) in cui è scritto che il comandamento nuovo è l’amore e il rispetto per il prossimo e occorre realizzare la pace e la fratellanza fra gli uomini, a costo di offrire l’altra guancia; diversamente dal Corano, dove si leggono sure (2, 4, 8, 9, 47 tanto per citarne alcune) che giustificano la guerra santa e l’oppressione delle diversità. 

Certo, uno può dire che molti passi del Corano sono iperbolici e esprimono la nascita di una religione in una nazione nomade.   Vabbè, però carta canta, qui non si tratta di interpretazioni: nel Vangelo si predica l’amore, nel Corano tra una raccomandazione umanitaria e l’altra  si incita anche all’odio e alla guerra.

Chiudo con un auspicio. C’è un Islam moderno che convive tranquillamente con la cultura occidentale; l’ho sperimentato in Albania, nella Turchia europea, persino tra le giovani iraniane che vengono a studiare in Italia e si innamorano delle libertà democratiche, liberandosi del velo e indossando il bikini senza per questo rinunciare alla loro fede. Come al contrario c’è un cristianesimo sanfedista, violento e illiberale che ogni tanto fa ancora truce capolino tra di noi, anche sulle pagine de La Città.   

L’auspicio è che si realizzi una convivenza dei valori fondanti dell’umanità. Ma certe scelte di campo comunque vanno fatte. La cultura e la crescita etica dell’umanità non ammettono una notte dei valori in cui tutte le vacche sono nere.

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L'articolo del prof. Giuseppe Occhini a cui si riferisce il prof. Mattioli

Conoscere per giudicare (Noi e l’Islam)