Giuseppe Occhini

Conoscere per giudicare (Noi e l’Islam)

Prima parte

Mi sono deciso a fare alcune osservazioni (da ripartire in due puntate) relative al mondo musulmano su cui si constata il perdurare di confusioni, pregiudizi e accentuata disinformazione. Malgrado la vastità dell’argomento cercherò d’essere sintetico.

1° La presenza musulmana in alcune parti d’Europa è di vecchia data. Tutti gli stati della penisola balcanica che appartennero all’impero ottomano contengono ormai da secoli popolazioni più o meno numerose di musulmani. Riporto in percentuale o in valore assoluto alcuni dati abbastanza aggiornati:

Albania     58%

Bosnia        50%

Croazia       1,3%   pari a 63.000

Grecia                             90.000

Kossovo     90%

Macedonia del nord       33,3 %

Moldavia         5,5 %

Montenegro    19,1% pari a 620.000

Serbia         2,9 %

Se aggiungiamo le centinaia di migliaia di altri Musulmani che ormai da svariati decenni hanno ottenuto la cittadinanza in altri stati europei si può senza esagerazione affermare che i Musulmani in Europa non sono una minoranza né esigua né ininfluente.

2° I Musulmani non sono, come molti erroneamente ritengono, un’entità compatta ed omogenea ma sono suddivisi in varie, spesso assai diversificate, tendenze. Non trattasi solo della fondamentale divisione in sciiti e sunniti; fra questi ultimi ad esempio esistono diverse scuole teologiche e giuridiche che determinano concezioni alquanto differenziate della sharī،a, cioè della legge che dovrebbe disciplinare ogni attività umana.

A ciò si aggiunge la presenza delle confraternite sufi, costituite per dare risalto agli aspetti mistici della religione ma di fatto operanti anche a livello culturale e politico.Vi sono infine sette e movimenti come i Fratelli Musulmani, i Wahhabiti e i Salafiti che partendo da concezioni fondamentaliste dell’Islam, da riportare alla purezza delle origini dopo le degenerazioni avvenute nei secoli e soprattutto con l’avvento della modernità, operano politicamente all’interno della società contro la presenza occidentale ed avversano le minoranze cristiane presenti nei loro paesi. Parlando dei Musulmani, almeno di non esprimere, come accade nella maggioranza dei casi, giudizi generici, approssimativi se non del tutto infondati, è necessario specificare di quali Musulmani s’intende parlare. 

3° Un errore di fondo di molti europei, o comunque di persone di cultura occidentale, consiste nel valutare gli altri popoli prendendo la propria cultura e le proprie istituzioni politiche come punto di riferimento. Tale atteggiamento, che è possibile riscontrare già in alcuni famosi orientalisti del passato, costituì per i governi europei una specie di legittimazione per invadere e colonizzare gli stati musulmani del nord Africa e del Vicino e Medio Oriente. Riscontrata infatti una situazione di decadenza di questi paesi rispetto al loro glorioso passato si sosteneva che essi non sarebbero stati più in grado di risollevarsi senza l’apporto europeo, il solo in grado d’ istaurare forme efficienti di governo. Si dichiarava cioè uno stato d’inferiorità culturale e politica divenuta quasi congenita per giustificarne l’invasione e lo sfruttamento.

Dopo numerosi decenni dalla decolonizzazione, e gli innumerevoli progressi che in molti di questi stati si sono verificati, la visione dell’opinione pubblica europea non è sostanzialmente cambiata; gli stati abitati da Musulmani sono spesso ancora automaticamente individuati come retrogradi e sottosviluppati sia perché in essi persiste una religione ritenuta repressiva sia perché il loro sistema politico spesso non è coincidente con il mitico e perfetto sistema democratico occidentale. Pertanto le intromissioni, i condizionamenti, la propaganda, il finanziamento e la sobillazione delle opposizioni interne, le sanzioni, gli interventi armati per istaurare governi fantoccio filooccidentali, sarebbero tutti legittimi dal momento che esistono ancora popoli musulmani detentori di una propria identità incompatibile con quella occidentale, ed insensibili ai vantaggi della globalizzazione e dell’egemonia mondiale degli USA.

4° Una delle maggiori preoccupazioni che si hanno nei confronti dei Musulmani nella loro totalità è

il cosiddetto gihād, cioè la guerra santa che essi hanno l’obbligo di effettuare per diffondere la loro religione su tutta la Terra. Secondo il diritto musulmano la gihād è obbligatoria ma riguarda solo le popolazioni ritenute pagane che non si vogliano convertire e quindi non i cristiani. Nella guerra santa è proibito uccidere donne, bambini, vecchi e gente inerme ed anche distruggere le case e confiscare i beni. I cristiani, che hanno il diritto di mantenere la propria religione, hanno però l’obbligo di sottomettersi, richiedere protezione e pagare un tributo. La gihād in tempi moderni molto spesso non veniva più applicata sia durante che dopo la colonizzazione.

La lotta armata per la diffusione della religione non è stata però effettuata solo dai Musulmani ma anche dai Cristiani. Ad esempio Carlo Magno, defensor fidei, nell’ VIII secolo portò avanti una trentennale guerra di sterminio dei Sassoni motivandola tra l’altro col loro rifiuto a volersi convertire al Cristianesimo; si ricorda ancor oggi la decapitazione di 4500 prigionieri sassoni. Né in tempi più recenti si possono dimenticare nella conquista dell’America le stragi perpetrate da Spagnoli e Portoghesi contro le popolazioni indios restie a convertirsi. La pratica del battesimo forzato e successivo sgozzamento era abbastanza diffusa.

Ci sarà motivo più avanti di tornare su questo tema. 

5° Un argomento a cui una notevole parte del pubblico occidentale dimostra di essere assai sensibile

è quello della condizione della donna. Nell’epoca precedente l’opera di civilizzazione di Maometto, attuata con la creazione di una nuova religione e di una conseguente struttura statale, le donne arabe erano considerate come cose o se vogliamo come animali, le mogli si potevano comprare e le mogli e le figlie si potevano vendere. Il numero delle mogli non era determinato. L’Islam regolamentò l’istituzione familiare. Alle mogli furono riconosciuti diritti: patrimoniali, ereditari, divorzio, ecc. Il numero delle mogli fu limitato a cinque. Una legge d’importanza fondamentale fu il divieto dell’infanticidio femminile che era notevolmente praticato. Restava fuori discussione che essendo i due sessi differenti non vi poteva essere uguaglianza, ma differenza e complementarità dei compiti, il marito deve pertanto essere il capo della famiglia.

Vediamo ora alcuni aspetti relativi alle donne nella religione cristiana.

Dall’epistola di San Paolo agli Efesini (5,22) :

Le donne siano soggette ai loro mariti come al Signore, perché il marito è capo della donna, come Cristo è capo della Chiesa, del cui corpo, egli è il Salvatore.Or, come la Chiesa è soggetta a Cristo, così le donne devono star soggette ai loro mariti.

Poiché le lettere di San Paolo fanno parte del Nuovo Testamento, che per il credente è parola di Dio in quanto lo scrittore sacro ha scritto sotto la di Lui ispirazione, il principio sopra enunciato ha avuto nel popolo cristiano validità per secoli sino a che non sono subentrate dottrine moderniste e femministe che hanno stravolto la dottrina originaria affermando che la Chiesa deve essere al passo coi tempi. Come s’intuisce, l’atteggiamento dei cristiani nei confronti delle donne è stato per tanto tempo per molti aspetti simile a quello dei musulmani eccettuata la possibilità della poligamia.