Ilaria Capua

Giuseppe Di Prima

Tra le innumerevoli interviste e consulenze proposteci dalla TV ininterrottamente, qualcuno avrà notato anche qualche intervento della virologa Ilaria Capua, contattata appositamente pur residente in FLORIDA.

E’ italiana, anzi lo era. Una scienziata di tale peso culturale era stata votata deputata e vicepresidente della commissione cultura sette anni or sono. Ilaria Capua è una scienziata virologa nota in tutto il mondo per essere stata la prima a isolare il virus H5N1, quello dell'influenza aviaria umana.

Ha lasciato l’Italia pur continuando a considerarsi nostra per motivi nostalgici. A dimostrazione di come perdiamo i cittadini migliori, propongo la lettera di dimissioni, senza alcun commento. La lettera di dimissioni presentata a Montecitorio viene da me proposta perché mi sembra utile diffonderla.

“Gentile Presidente,- inizia - cari colleghi, oggi rassegno le mie dimissioni da Deputato della Repubblica Italiana.

È stata una decisione sofferta e ponderata, che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola «rispetto». Quando sono entrata alla camera dei Deputati ero una scienziata conosciuta e stimata per gli studi che avevo svolto in virologia, ero piena di buoni propositi e assolutamente determinata a sollecitare quei cambiamenti nel mondo della ricerca di cui l’Italia ha un disperato bisogno. 

Ho rivestito con orgoglio, determinazione e credo con equilibrio la carica di vice presidente della commissione Cultura, Scienza ed Istruzione della Camera cercando di essere rigorosa ed imparziale come uno scienziato deve essere.

Dopo circa un anno dalla mia elezione sono stata travolta da una indagine giudiziaria risalente agli anni duemila (1999-2007) che mi accusava ingiustamente di reati gravissimi. È stato per me un incubo senza confini ed una violenza che non solo mi ha segnata per sempre, ma che ha coinvolto e stravolto anche la mia famiglia.

L’effetto più devastante che queste accuse hanno avuto sul mio ruolo di parlamentare, è stato quello di aver minato la mia credibilità, ed è proprio in questo particolare della vicenda che entra in gioco la parola rispetto. Un parlamentare che non è credibile non è in grado di portare avanti con forza le istanze nelle quali crede. Il parlamentare che non è credibile viene attaccato, anche in maniera strumentale e le sue battaglie perdono energia vitale.  La Procura di Verona in sede di udienza preliminare ha finalmente dopo anni smontato il castello accusatorio pezzo per pezzo, prosciogliendomi dai capi d’accusa perché «il fatto non sussiste».

La sentenza è passata in giudicato e nessuno l’ha impugnata. Nessuno. Ora che è finita, potrei tornare indietro, ma vi dico la verità, non me la sento. Devo lenire la sofferenza che è stata provocata a mia figlia e a mio marito. Devo recuperare soprattutto fiducia in me stessa, appunto perché voglio usare al meglio il tempo che ho a disposizione. Paradossalmente, penso che se questo mio passaggio di vita come rappresentante del popolo italiano, lascerà un segno, non riguarderà la scienza o la ricerca. Riguarderà la giustizia. 

Quello che è successo a me accade troppo spesso in Italia, e potrebbe succedere a chiunque. In occasione di questo momento voglio dar voce a tutte le persone innocenti accusate ingiustamente, che attendono – impotenti - che la giustizia faccia il suo corso. Perché anche loro meritano rispetto. Cari colleghi, mi auguro che l’Italia diventi un Paese più innovativo e più giusto. Ora, infatti torno al mio posto, a fare quello che so fare meglio, ALL’ESTERO !! come Direttore di un Centro di Eccellenza all’Università della Florida. Ho deciso di trasferire la mia famiglia negli Stati Uniti per proteggerla dalle accuse senza senso ma nel contempo infamanti che mi portavo sulle spalle.

Perché una mamma ed una moglie deve farsi carico anche di questo. Proteggere. E aggiungo, una donna di scienza nel quale questo Paese e l’Europa hanno investito ha il dovere di non fermarsi. Ha il dovere di continuare a condurre le proprie ricerche nonostante tutto, perché la scienza è di tutti ed è strumento essenziale per il progresso. Una decisione sofferta e ponderata, che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola 'rispetto”. 


Ilaria Capua