
Mariella Zadro
Sono già trascorsi circa 50 giorni che le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse per la pandemia del Covid -19
La trasmissione delle lezioni non si è mai fermata.
L’” esercito” degli insegnanti, tutti connessi, ad orari diversi per non intralciare la rete, rispettando l’orario settimanale o con piccole divagazioni.
Tutto bene, per ora, ma quando si ritornerà a scuola… come dice il messaggio che sentiamo ripetere da diversi giorni: ”Con prudenza e rispetto delle regole. Perché, Prima o poi si tornerà“
Anche il nostro Presidente della Repubblica, Mattarella, rivolgendosi direttamente agli otto milioni di alunni, ha parlato di sicurezza: “Siamo di fronte ad un evento eccezionale …riapriremo le scuole non appena sarà possibile farlo in sicurezza”
Senza dubbio, il primo problema da affrontare, sarà la gestione degli spazi che dovranno accogliere gli alunni e tutto il personale, alla luce del nuovo concetto di sicurezza.
Nel mondo della scuola, questo è stato e sarà ancora per diverso tempo, uno dei problemi più spinosi da affrontare.

Ci voleva il dramma dal Corona virus per ricordare a tutti, che le la maggior parte degli organici scolastici, sono alle prese , con classi “pollaio”.
Certo il paragone calza molto bene, con quell’ambiente rurale chiassoso dove convivono animaletti molto indaffarati e in continuo movimento.
Per esaminare bene una situazione tipo, prendiamo spunto da TuttoscuolA.com, la testata più accreditata e specializzata nel settore scolastico che ipotizza la nuova organizzazione di un’aula di circa 42mq (m 6×7) con uno spazio utile per i banchi (cattedra e spazi attigui esclusi) di circa 30 mq. Con tre file distanziate di 4-5 banchi ciascuna, posti a scacchiera per distanziare gli alunni. Opportunamente distanziati e in sicurezza, l’aula tipo potrà contenere 8-15 alunni al massimo.
Come si fa a far quadrare i conti? O meglio i metri quadri delle nostre aule?

Gli spazi, sono spesso, inversamente proporzionati alla didattica, non si potranno più organizzare lavori di gruppo, attività di arte collaborativa, attività di drammatizzazione, attività di lettura espressiva e tanto altro.
Quella didattica attiva fatta di momenti educativi a tutto tondo.
Il filosofo Umberto Galimberti, ha sempre affermato e lo ribadisce molto bene nell’ultima sua opera “Nuovo dizionario di psicologia. Psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze “che:
“Per educare e seguire davvero l’educazione servono classi di 12/15 ragazzi. Finché avremo 30/35 persone vorrà dire che abbiamo deciso che nelle nostre scuole non si educa. L’ educazione è educare la parte emotiva dei ragazzi, vedere e valorizzare le differenze delle intelligenze tra i ragazzi.”
Aspetteremo settembre, per dar modo a tutti gli addetti ai lavori, di trovare idonee soluzioni tali da: quando tutti gli alunni potranno tornare serenamente a scuola, potranno nuovamente “vivere” quegli ambienti didattici, artistici e sportivi, messi in sicurezza, ma con una caratteristica che non può mancare.
E’ la scuola il luogo di tutti, per tutti nel pluralismo culturale, dove si sviluppano: il parlare, il discutere, la creatività, l’affettività, attraverso le relazioni.
