
Maestra Simona Russo mentre spiega il mondo fiabesco.
Emanuela Dei
Nella scuola italiana è stata introdotta la didattica a distanza (DAD) per permettere ai docenti di continuare il loro lavoro. Gli alunni, in questo modo, possono procedere nello studio e non perderanno l’anno. Le scuole sul nostro territorio hanno attivato diverse risorse e hanno fatto il possibile per non interrompere il legame con gli studenti.
A questo proposito abbiamo intervistato alcuni docenti per capire meglio come funziona.
Simona Russo, maestra della scuola primaria di Monterosi, plesso dell’Istituto Comprensivo “A. Moro” di Sutri, Viterbo, è la prima che ha risposto ad alcune domande.
Come è iniziata la didattica a distanza?
Dopo pochi giorni dall’inizio dell’emergenza sanitaria, e dalla chiusura delle scuole, tutti noi docenti abbiamo ricevuto comunicazione dell’attivazione di una piattaforma digitale riservata alla didattica. Abbiamo seguito alcuni video tutorial sul funzionamento della piattaforma in questione e tutto è iniziato.
Era pronta? Come ha reagito il corpo docente?
Inizialmente non ero pronta a questa nuova “modalità d’azione” anche se mi rendevo conto che non solo avrei dovuto mantenere una continuità didattica ma, soprattutto, volevo che gli alunni non si sentissero abbandonati dagli insegnanti e dalla comunità scolastica. Insieme alle mie colleghe di classe, abbiamo lavorato collegandoci “live” fino a tarda sera per capire come funzionasse la piattaforma. Devo dire che la collaborazione, la condivisione delle varie informazioni e soprattutto il supporto morale reciproco hanno rappresentato un punto di forza fondamentale in questa prima fase che ci vedeva impaurite e, al tempo stesso, impreparate ad affrontare un’emergenza di tale portata.
Come avete scelto la piattaforma su cui insegnare?
C’è stata comunicata l’attivazione di una piattaforma specifica dalla scuola sulla base delle indicazioni dell’animatore digitale.
Tutti gli studenti avevano un computer per sperimentare la DAD?
La scuola si è attivata per fornire agli studenti i mezzi necessari a chiunque ne avesse bisogno. Per quanto riguarda le classi in cui lavoro (due classi terze, scuola primaria) tutti gli studenti avevano a disposizione gli strumenti adatti (PC e Smart phone) e grazie alla collaborazione delle famiglie ognuno di loro è stato messo in condizione di partecipare alle varie iniziative.
Come hanno reagito gli alunni?
In un primo momento gli alunni erano un po' disorientati di fronte a questo nuovo modo di fare scuola. La loro curiosità però, unita alla consapevolezza che avrebbero imparato tante cose nuove, li ha portati a seguire e a interagire con noi. Un brutto periodo è stato trasformato dai bimbi in pura energia positiva.
Quale è stato il primo problema che ha costatato?
Uno dei problemi principali che ci ha accompagnano da quando abbiamo iniziato la didattica a distanza è stato la scarsa connessione alla rete internet e, in alcuni orari, il sovraccarico della piattaforma. È per questo motivo che abbiamo optato, con l’approvazione delle famiglie, per collegamenti “live” pomeridiani, suddividendo le classi in piccoli gruppi. Questo metodo è più impegnativo per i docenti ma permette agli alunni di usufruire delle video lezioni in maniera efficace.
Quanto durano le video lezioni?
Il tempo varia da trentacinque minuti a un'ora per ogni lezione, perché lavoriamo su due classi suddivise in piccoli gruppi e abbiamo orari particolari e particolarmente intrecciati tra loro. Durante la giornata gli studenti sono impegnati in varie materie su più ore. Poi ci sono i collegamenti con i singoli alunni.
Come gestisce gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali?
Gli alunni con disabilità mantengono il rapporto uno a uno con l’insegnate di sostegno ma partecipano, dove possibile, alle nuova vita di classe digitale perché ritengo che il rapporto con i compagni e con le insegnanti sia fondamentale. Per i bambini che hanno necessità, invece, ci organizziamo calendarizzando delle “ live” singole . Durante questi incontri dedicati i bambini si sentono tranquilli nell’esporci le loro difficoltà d’apprendimento ma soprattutto i loro stati d’animo. Noi insegnanti, di volta in volta, cerchiamo di confortarli e sostenerli in questo percorso non sempre semplice.
Come procede per valutare i compiti degli alunni?
Al momento si tratta di una “valutazione” attraverso cuoricini ed “emoticon” per motivare i bambini a proseguire nel loro lavoro e per far vedere il nostro costante interesse nei loro confronti. Per quanto riguarda la nostra attenzione è costantemente rivolta al loro grado di partecipazione sul quale, se non è del tutto soddisfacente, cerco di mettermi in discussione, in modo da comprenderne le motivazioni ed eventualmente modificare il mio approccio. Sono bambini e molte delle loro reazioni dipendono dal nostro atteggiamento che deve essere calibrato non sull’intero gruppo classe ma su ogni singolo studente che ne fa parte.
La didattica a distanza può o potrà sostituire una classe reale?
Mai! Manca il calore umano che per quanto ci sforziamo di trasmettere non è lo stesso di una coccola, un abbraccio o una carezza fatta di presenza. La didattica a distanza potrebbe diventare, eventualmente, una parte integrante dell'insegnamento in modo da completare argomenti affrontati in classe e sperimentare nuove metodologie didattiche.
Come è cambiato il rapporto alunno/ insegnante?
Mancano sicuramente coccole, baci e carezze ma stiamo cercando di sopperire a questa mancanza facendoci comunque sentire vicino ad ogni alunno. Non sono mancate però “live sorpresa” con scuse varie, ad esempio per i compleanni o video da parte dei bambini che ci tenevano a dimostrarci il loro affetto. Penso, concludendo, che i bambini rappresentino la forza motrice di questo complicato ingranaggio e noi tutti dobbiamo continuare ad imparare da ciascuno di loro. Citando Socrate: “Ho gettato via la mia tazza quando ho visto un bambino che beveva al ruscello dalle proprie mani.”

Maestra Simona Russo
