Michelina Ferrari

Le stelle illuminano la notte, i lampioni le strade della città e il silenzio regna indisturbato. Le finestre delle case sono accese, i camini bruciano la legna, Maria e Tommaso parlano seduti a tavola mentre Michele gioca con delle macchinine dinnanzi alla tv.

Babbo mi sto annoiando! Disse sbuffando Michele - Ma questi signori in televisione perché non se ne vanno, io voglio vedere i cartoni!

Tommaso lo guardò.

Devi avere un po’ di pazienza, tra un pochino questo programma finirà.

Michele sospirò

E va bene, aspetto ancora un po’ ma se non finisce presto, con un colpo di karate li faccio scappar via.

Tommaso sorrise e Michele continuò a giocare. Il pavimento di casa, la sua autostrada. Con la bocca emetteva uno strano rumore. Secondo lui era il rumore dei motori delle auto con le quali giocava, per ognuna il suo. Si fermò di colpo.

Babbo voglio uscire, voglio uscire.

Ti sei dimenticato Michele, non possiamo uscire per i motivi che ti ho già spiegato, ma ho una nuova storiella da raccontarti. Dai, andiamo in camera tua.

Michele corse sul suo lettino e s’infilò sotto le coperte.

Sei pronto? Chiese Tommaso

Si, sono pronto, dai babbo raccontami una nuova storiella, quell’altra che mi hai già raccontato mi è piaciuta tantissimo.

Allora – disse Tommaso - incominciamo.

C’era una volta un giovane ricercatore che si era imbarcato in una nuova avventura. Era simpatico e molto giovane, portava degli strani occhialini, sembrava fossero usciti fuori dalle favole, tanti capelli lunghi e ricci, somigliava ad uno scienziato pazzo.

I vicini di casa lo guardavano senza parlargli mentre lui continuava a fare tantissime scoperte. Aveva un microscopio particolare, molto grande e lo teneva nascosto dentro una grandissima stanza. Provette, alambicchi sul tavolo, guanti colorati erano lì che lo aspettavano. Entrò, si sedette, indossò dei guanti color celeste, si avvicinò al suo microscopio, squillò il telefono che teneva in tasca.

Pronto, ah sei tu, signora bassa, dimmi, come mai questa telefonata? E’ da molto che non ti fai sentire.

Non hai saputo cosa sta accadendo in città? Le chiese lei impaurita.

Lo sai signora bassa, io non esco mai, sono sempre sulle mie scartoffie e invenzioni.

Riprese a parlare la signora bassa - E’ arrivato in città un fantasmino veramente dispettoso. Salta sulle mani della gente e combina dei danni seri.

Ah! Signora bassa, disse sorpreso il ricercatore, non sapevo niente, questa notizia mi è nuova. Un fantasmino!

Si, un fantasmino! Continuò la signora bassa. Io, la signora alta e la signora mezzana abbiamo trovato una sua impronta e l’abbiamo studiata. Abbiamo bisogno della tua scienza. Stiamo   cercando gente esperta che ci dia una mano a convincerlo, a convincerlo di smetterla. Anche se, parlarci è quasi impossibile, parla un’altra lingua. Ma, mi ascolti? Disse un po’ arrabbiata la signora bassa, sembra che tu sia su un altro pianeta! Sei chiuso nei tuoi stravaganti pensieri e sono molto lontani.

Il ricercatore la guardò.

Sono rimasto senza parole, ma certo che la sto ad ascoltare. Le ho da poco messo a disposizione la mia scienza tramite l’uso delle mie orecchie. Lei continui pure, nel frattempo io rifletto, penso.

Boh! Pensò la signora bassa, avrò fatto bene a contattarlo! Speriamo di si!

La signora bassa proseguì con il suo racconto.

Abbiamo scoperto che è una femmina e partorisce di frequente e per ora l’unico rimedio che abbiamo trovato è quello di stare lontani in modo che quando i piccoli fantasmini saltano cadono a terra, diventano poltiglia che infine si essicca, noi li mettiamo in contenitori speciali e li portiamo in campagna la spargiamo sul terreno e ci piantiamo dei bellissimi fiori rossi.

Sorpreso il ricercatore le chiese.

Da me, allora, cosa volete? Avete risolto il problema.

Magari! Le rispose la signora bassa, purtroppo il fantasmino si è infuriato, si nasconde e quando meno te lo aspetti esce fuori. Lei ha esplorato il mondo intero magari tra le sue tante scoperte può aver trovato qualcosa di simile.

Il ricercatore si tolse gli occhialini.

Ho ascoltato e riflettuto. Sicuramente troveremo una soluzione, voi signore avete fatto una scoperta molto importante. Si, la gente deve guardare la tv e stare sul divano. Ho incontrato anche io questo fantasmino, è veramente dispettoso, non si riposa nemmeno per un secondo.

Sto lavorando ad una miscela nuova, fatta con germogli di piante: ho messo il corbezzolo, i fiori di pesco, quelli più rosa di tutti e poi venti foglie di albicocco ed ancora una schizzata di acqua di fiume, un pizzico di sabbia di mare, una piccola “murcia”, sasso lavico della Selva del Lamone e ho fatto bollire tutto insieme. E’ uscita fuori una massa gelatinosa di color arancio, ha per caso acchiappato un fantasmino?

Certo che si! Rispose orgogliosa la signora bassa, io e le mie colleghe lo abbiamo messo in gabbia.

Perché non me l’ha portato? Le rispose contrariato il giovane ricercatore. Gli avrei spalmato sopra questo unguento e avrei controllato la reazione, anche se, sono sicuro, che sarebbe stata positiva.

La signora bassa lo interruppe.

Carissimo ragazzo, il fantasmino è in gabbia nella mia macchina. Ero sicura che ci avrebbe detto di si.

Allora cosa aspetta, disse impaziente il ricercatore , lo porti da me, nel frattempo vado a prendere il mio unguento speciale.

L’accalappia fantasmi, cioè, la signora bassa, corse alla macchina prese una strana gabbia gialla e la portò al giovane ragazzo.

Eccolo, faccia molta attenzione, è micidiale, riesce con facilità a scappare. Abbiamo studiato un metodo per aprire la gabbia e farlo mangiare… dobbiamo tenerlo in vita se vogliamo scoprire molte più cose. Vede giù in fondo c’è una fessurina, abbiamo inserito un marchingegno, quello gira e gli porta il cibo che lui mangia con molto appetito.

Ma io, signora mia, lo devo vedere! Lo voglio toccare! Disse indispettito il ricercatore.

E’ un fantasma, signor ricercatore, lo potrà vedere soltanto se rimane chiuso nella sua gabbietta, perché abbiamo realizzato una specie di gas giallo e con questo riusciamo a vederlo, questo gas arcobaleno riesce a farlo diventare tutto giallo.

Demoralizzato il giovane le disse:

Ok, lasciamolo là dentro, farò in modo di spalmargli il mio unguento sopra.

Con molta pazienza il ricercatore mise l’unguento sul fantasmino che si essiccò. Felice come non mai gridò:

Ce l’ho fatta! Così potremo aiutare il genere umano. Devo però riuscire a far diventare questo unguento, una specie di dolce bevanda in modo tale che venga fatta uscire dalle fontane così i fantasmini la potranno bere, cadranno a terra e voi li raccoglierete, li porterete in campagna e ci pianterete tanti fiori rossi.

Che bello babbo! Quanto vorrei che catturassero questo fantasmino, però adesso ho tanto sonno, io mi metto a dormire.

Dormi, dormi, disse Tommaso, noi nel frattempo continuiamo a stare a casa.