Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

I. Mi guardo intorno e dico quel che vedo
Mi guardo intorno e dico quel che vedo.


Primo: chi governa il paese ancora non ha saputo mettere a disposizione di tutte le persone che vivono in Italia i dispositivi di protezione individuale (guanti, visiere e mascherine) indispensabili per fermare il contagio.
Da gennaio ad oggi.
Era la prima cosa da fare, finisce aprile e ancora chi governa non l'ha fatta. E decine di migliaia di persone sono morte.
Mi guardo intorno e dico quel che vedo.
Secondo: chi governa il paese ancora non ha saputo realizzare una massiva e reiterata campagna di tamponi per individuare e contrastare tempestivamente i focolai del virus.
Da gennaio ad oggi.
Era la prima cosa da fare, finisce aprile e ancora chi governa non l'ha fatta. E decine di migliaia di persone sono morte.
Mi guardo intorno e dico quel che vedo.
Terzo: chi governa il paese ancora non ha saputo garantire a tutte le persone povere e impoverite, oppresse e rapinate, un adeguato aiuto affinche' durante l'epidemia nessuno resti senza alloggio, senza cibo, senza gli altri beni di prima necessita'.
Da gennaio ad oggi.
Era la prima cosa da fare, finisce aprile e ancora chi governa non l'ha fatta. E decine di migliaia di persone sono morte.
Mi guardo intorno e dico quel che vedo.
Quarto: chi governa il paese ancora non ha saputo garantire un'adeguata assistenza sanitaria alle persone piu' fragili e piu' esposte, anzi: alcune scelte di Governo e Regioni hanno letteralmente mandato al macello persone sofferenti e operatori sanitari. Non era difficile capire che occorreva un'adeguata prevenzione, non era difficile capire che occorreva procedere con cautela, non era difficile capire che occorreva predisporre specifiche e adeguate risorse, strutture, procedure, protezioni.
Da gennaio ad oggi.
Era la prima cosa da fare, finisce aprile e ancora chi governa non l'ha fatta. E decine di migliaia di persone sono morte.
Mi guardo intorno e dico quel che vedo.
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II. La memoria della Resistenza, la lotta delle oppresse e degli oppressi
Il 25 aprile ricordando la liberazione d'Italia dal fascismo si ricordano le persone che del fascismo sono state vittima, si ricordano le persone che al fascismo si sono opposte, si ricordano le persone che il fascismo hanno sconfitto e salvato l'umanita' dall'ordine dei lager, della schiavitu' e dei genocidi.
Il 25 aprile ricordando la Resistenza che ha restituito liberta' e dignita' al nostro paese si ricorda altresi' e si riafferma la fedelta' alla Costituzione della Repubblica italiana, che della Resistenza e della Liberazione e' il frutto e il monumento piu' luminoso.
Il 25 aprile si dichiara una gratitudine e si rinnova un patto: a restare fedeli a quell'impegno di liberazione dell'umanita', di solidarieta' che ogni essere umano riconosce e raggiunge, a inverare il dovere di soccorrere, accogliere e assistere ogni persona che ha bisogno di aiuto, a condividere il bene e i beni, a rispettare e difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani e l'intero mondo vivente unica casa comune dell'umanita' intera, quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo parte e custodi.
Il primo maggio e' il giorno in cui le sfruttate e gli sfruttati rinnovano l'impegno a far cessare lo sfruttamento.
Il primo maggio e' il giorno in cui il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, che con la loro incessante fatica garantiscono la sopravvivenza dell'umanita', la prosecuzione della civilta', tutto il bene che e' possibile al mondo, dichiara di esser cosciente di se' e si fa consapevole artefice dell'impegno alla liberazione comune dell'umanita' intera.
Il primo maggio nel ricordo di tutte le vittime di ogni oppressione, di ogni ingiustizia, di ogni violenza, le oppresse e gli oppressi riaffermano la speranza e la volonta' che violenze, ingiustizie ed oppressioni cessino, e finalmente s'inveri l'umanita' dell'umanita', si realizzi per tutte e tutti giustizia e liberta', eguaglianza di diritti nella diversita', fraternita' e sororita'.
Tra il 25 aprile e il primo maggio il 30 aprile vi e' l'anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, che di tutti quei valori e' stato testimone e portatore, il cui ricordo ancora ci scalda il cuore.
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III. Se giovasse ripetere le cose
Se giovasse ripetere le cose, qui nuovamente ripetere vorremmo cio' che da settimane andiam dicendo.
Che "qui e adesso chiediamo ad ogni persona di volonta' buona di premere nonviolentemente sul governo nazionale - e per quanto di loro competenza su quelli regionali - affinche' si adottino immediatamente tutte le iniziative indispensabili per contenere il contagio, per salvare vite umane, per aiutare ci ha piu' bisogno di aiuto; e tra queste iniziative innanzitutto le seguenti:
1. vuotare le carceri sovraffollate e mandare le persone attualmente li' ristrette nelle proprie abitazioni o in altri alloggi adeguati in cui sia possibile il cosiddetto "distanziamento sociale" necessario per evitare il rischio di contagio;
2. abrogare tutte le misure razziste contenute nei due "decreti sicurezza della razza", porre fine all'effettuale regime di "apartheid" di cui sono vittima tante persone innocenti, far cessare lo sfruttamento schiavistico e la riduzione coatta in condizioni di vita disumane di cui sono vittima nel nostro paese troppi esseri umani innocenti; riconoscendo finalmente a tutte le persone che vivono in Italia tutti i diritti sociali, civili e politici, a cominciare dal diritto di voto secondo il principio fondamentale della democrazia: "una persona, un voto";
3. aiutare con adeguate provvidenze tutti i poveri e gli impoveriti, garantendo immediatamente ad ogni persona alloggio, cibo e tutti gli altri beni necessari alla vita;
4. fornire protezioni sanitarie adeguate per tutte le persone: a cominciare dagli operatori e le operatrici della sanita', dell'assistenza, della pubblica sicurezza, di tutti i servizi pubblici necessari; a cominciare da tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici che con il loro lavoro continuano a produrre e distribuire i beni essenziali alla vita: gli alimenti e gli altri generi di prima necessita';
5. chiudere e tener chiuse fino alla fine dell'epidemia tutte le attivita' orientate al profitto privato non immediatamente necessarie alla vita delle persone;
6. rispettare e far rispettare rigorosamente il principio di precauzione, facendo prevalere la salvezza delle vite umane su ogni altro interesse particolare;
7. rispettare e far rispettare scrupolosamente i principi fondamentali e i valori supremi della Costituzione repubblicana; rispettare e far rispettare scrupolosamente la legalita' che salva le vite;
8. cessare di ingannare la popolazione con una propaganda e una retorica scandalose che hanno come fine di occultare i disastrosi errori dai governanti fin qui commessi il cui esito sono state innumerevoli morti evitabili se si fossero adottati tempestivamente e adeguatamente gli interventi necessari;
9. comprendere e far comprendere che per tutelare il diritto alla vita e alla salute occorre anche un impegno a contrastare l'inquinamento globale che e' il primo produttore e veicolo di nocivita'; ed agire di conseguenza;
10. comprendere e far comprendere che per tutelare il diritto alla vita e alla salute occorre anche un impegno a contrastare le ingiustizie sociali che opprimono la stragrande maggioranza dell'umanita'; ed agire di conseguenza;
11. inverare l'appello del segretario generale dell'Onu alla cessazione di tutte le guerre, attraverso azioni concrete di disarmo, di smilitarizzazione, di aiuti umanitari, di conversione nonviolenta dell'economia, della politica e della societa': cessare immediatamente di produrre armi; cessare immediatamente di favoreggiare guerre, regimi e poteri criminali; soccorrere, accogliere ed assistere tutte le persone bisognose di aiuto".
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Solo facendo il bene si contrasta il male.
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IV. Un colloquio corale in absentia
Scriviamo queste righe il 29 aprile, e sembrera' pestare l'acqua nel mortaio.
Ma a centinaia continuano a morire le persone.
E il primo passo per fare cio' che e' giusto e' dire cio' che e' vero.
Chi governa il paese e importanti regioni persevera in una irresponsabilita', una protervia e una stoltezza dagli esiti letali: fanno ogni giorno proclami roboanti e promesse sesquipedali, ma ancora non hanno garantito a tutte e tutti le protezioni indispensabili; ma ancora non hanno garantito a chi ne ha piu' bisogno i sussidi indispensabili per sopravvivere; ma ancora non hanno garantito gli esami massivi necessari per individuare e contrastare le fonti di contagio; ma ancora non hanno garantito nemmeno la correzione degli errori catastrofici commessi. E le persone continuano a morire a centinaia ogni giorno.
Si torni alla ragione, si torni alla legalita' che salva le vite. Di tutti i diritti il primo diritto e' quello alla vita, senza del quale nessun altro diritto sussiste. E di tutti i doveri il primo dovere e' salvare le vite: senza l'adempimento di questo dovere l'umanita' si estingue.
La sofferenza, il male, la violenza, la morte possono e devono essere contrastati: con la solidarieta', con la misericordia, con la nonviolenza.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Ebbe a scrivere una volta Wittgenstein che "il mondo del felice e' un altro mondo che quello dell'infelice" (Tractatus, 6.43), ed e' proposizione insieme vera e falsa: vi e' un solo mondo, ed e' compito degli esseri umani far si'che esso sempre meno sia il mondo dell'infelicita' e sempre piu' il mondo della felicita'. Prima condizione della felicita' e' cessare di fare il male, e' contrastare chi fa il male, e' fare il bene per quanto si puo'.