Viterbo CRONACA un mercato o peggio in una sfilata
impudica di tette e chiappe al vento
di Giuseppe Bracchi
Pensieri, parole, opere ed omissioni…
Ecco quattro termini che la liturgia Cristiana pone all’inizio della S. Messa domenicale non come inutili orpelli, ma come invito a chinare il capo ed umiliarsi al cospetto di Dio e dei fratelli, avendo ben salda la consapevolezza di essere peccatori e pertanto bisognosi della Grazia e del perdono, affinché la S. Messa stessa sia per i partecipanti al banchetto eucaristico fruttuosa e non una mera abitudine.
Ma chi di noi partecipa oggi alla Messa con queste intenzioni? Basta entrare in una qualunque chiesa nei giorni comandati ed accorgersi che più che in un luogo di raccoglimento e di preghiera, sembra di trovarsi in un mercato o peggio in una sfilata impudica di tette e chiappe al vento. Almeno in Chiesa un po’di rispetto e pudicizia non guasterebbe.
Eppure proprio quella Santa donna di Madre Teresa di Calcutta aveva profetizzato senza mezzi termini che tanti mali delle società cosiddette post moderne nascono proprio dalla nostra incapacità di inginocchiarsi e pregare. In questo scritto proverò ora buttar giù alcune idee che mi sono sgorgate improvvise dall’animo ascoltando le notizie dei vari tiggi. E lo farò proprio, servendomi umilmente dei quattro termini sopra ricordati.
Pensieri.
L’unico pensiero sano in un mondo di follia criminale mi è parso quello del S. Padre, Papa Francesco, all’Angelus domenicale. Non si possono fare guerre o perpetrare violenze in nome di Dio, ha detto in sostanza ai fedeli riuniti in Piazza S. Pietro sotto un sole cocente. Parole sante! Che anche il suo predecessore, il Papa emerito Benedetto XVI aveva, però pronunciato con minor diplomazia, maggior arguzia e sana dottrina, durante la lectio magistralis che lo vide contestato protagonista all’Università di Ratisbona, sul rapporto tra Fede e Ragione, ricordando ai presenti il dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d’inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo ed islam e sulle verità di ambedue: “…Nel settimo colloquio… l’imperatore tocca il problema della jihad, della guerra santa. Sicuramente l’imperatore sapeva che nella sura 2,256 si legge: “Nessuna costrizione nelle cose di fede”…. L’imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa.” All’improvviso ed in modo piuttosto brusco, l’imperatore Manuele Paleologo così si rivolge al suo interlocutore: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. Come dar torto, dopo secoli dall’avvenuto colloquio, a Manuele II Paleologo e a Benedetto XVI che lo rammentava, di fronte a certi attuali accadimenti? Oppure vogliamo chiudere gli occhi, per negare apertamente e con ragione che la violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima? Oppure vogliamo tacere le sostanziali e fondamentali differenze che esistono tra islam e cristianesimo, in nome di un vago quanto compiaciuto irenismo dal volto… disumano?
Scrive al riguardo il prof Francesco D’Agostino: “Per Agostino, come più tardi per S. Tommaso, che attraverso lo strumento concettuale dell’analogia, darà al problema una soluzione estremamente elegante, ciò che muta è in primo luogo la dimensione categoriale stessa della legge. E attraverso la modificazione della categoria stessa della legge, Agostino giunge a modificare il concetto stesso di religione, evitando al cristianesimo di cadere (o, se si vuole, di restare) nelle spire del giuridismo, in quelle spire alle quali, ad es., non è riuscito a sottrarsi l’islamismo, una religione che non pochi tratti pelagiani: ignora il peccato originale e la grazia, ma ben conosce la categoria della legge,che coincide puntualmente con quella della rivelazione divina; una legge così onnipresente ed onniregolante da tendere ad informare di sé la totalità della legislazione positiva umana e la cui piena ottemperanza non è calibrata sui movimenti del cuore, ma sullo stretto adempimento dei precetti”. (F. D’Agostino, Il diritto come problema teologico ed altri saggi di filosofia del diritto, Recta Ratio: Testi e Studi di Filosofia del Diritto, collana diretta da Francesco D’Agostino e Francesco Viola, Terza serie – 4, Torino, 1997, p. 168).
Parole.
Parole in libertà, completamente in libera uscita quelle adoperate dal Presidente del Consiglio Renzi in visita ai boy scout. Ci mancava l’elogio dei seguaci di Baden Powel! Certamente migliori di tanti altri che preferiscono il coma etilico alla pace dell’anima ma con altri mezzi. Parole in libertà, dicevo, che dimostrano quanta distanza ci sia ancora tra le promesse elettorali ed i fatti concreti. La recessione continua ad imperversare e a mangiare i salari, le imprese chiudono gettando in mezzo alla strada lavoratori, operari ed impiegati, che si vanno ad aggiungere alla lista già assai lunga dei precari e dei giovani disoccupati; l’economia stagna per ordine di Bruxelles e della Merkel, che continuano ad imporre all’Italia, alla faccia della sovranità, politiche di austerità del tutto inutili e dannose per un’economia già depressa; di riforme manco a parlarne, con provincie che prima scompaiono e poi compaiono; in politica estera siamo la barzelletta del mondo (e come potrebbe essere diversamente, economicamente deboli come siamo?) e così l’India gioca con noi come fa il gatto con il topo, fra peti e pernacchie. Ha ragioni da vendere il Bisignani, l’uomo che sussurrava ai potenti, quando dice che in Parlamento, questi giovincelli non sanno neppure di cosa discutono, si sentono solo urla e si vedono solo canguri di peluche… Presidente Renzi: come intende trattenere in Italia la nostra gioventù, se lei ed i suoi incapaci, incompetenti attori politici ed i restanti nanetti della politica non siete in grado di salvaguardare neppure quello che i nostri Padri ed Avi ci hanno lasciato?
Opere.
Per quanto riguarda le opere ed i fatti concreti non resta, allora, che affidarci alla Chiesa cattolica, con le sue tante associazioni, organizzazioni ed ordini che si adoperano per salvare e difendere la dignità umana.
Nel Benin per esempio, le Figlie di Maria Ausiliatrice si adoperano con fede e premura per arginare il fenomeno delle Vidomegon. Di cosa si tratta? Con l’appellativo di Vidomegon, che significa bambine presso qualcuno, vengono chiamate le figlie affidate dalla propria famiglia d’origine ad un’altra più benestante. E’ una pratica tradizionale che coinvolge 40.000 piccole ogni anno: un sacrificio per garantire loro una buona educazione e formazione. In realtà, queste bambine non sono affatto accolte dalle nuove famiglie come figlie da accudire, quanto piuttosto come personale domestico da sfruttare.. Una volta adolescenti, poi, le ragazze vengono cacciate perché il costo per mantenerle aumenta. Ed a questo punto che le sorelle salesiane si aggirano all’interno del mercato della capitale Cotonou per raccogliere questa ragazzine sfortunate (più di 400 di età compresa di tra i 6 e i 17 anni): aiutare questa missione significa di re con coraggio no alla schiavitù… (www.Missionidonbosco.org)
Omissioni.
Solo due parole e non di più per ricordare ai lettori la vergognosa performance di Francesco Schettino sulla cattedra di un’Università. Non tanto lui, ma coloro che lo hanno invitato si sono resi ancora di più responsabili di una serie di omissioni che se hanno una coscienza dovranno rendere conto non solo e non tanto ad un Consiglio di facoltà, ma a tutti coloro che morti nella sciagura attendono giustizia, ma che per ora si sono visti oltraggiati da un potere accademico burlone che ha fatto scempio oltre che della giustizia anche della cultura.
Giuseppe Bracchi
