
Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)
La vecchia bracciante
(o dell’ultima preghiera)
Non era il focolare ancora spento
quando la vecchia fece la sua croce
ed iniziò la prima delle cento
preghiere, riproposte con la voce
in quel latino masticato a stento,
come corteccia dello scuro noce:
un fiume di parole tramandate
e per gli analfabeti consacrate.
Invocazioni verso il Cielo alzate
nel fine d’ingraziarsi Provvidenza
(come ottave nel ritmo prolungate)
comunque ripetute con pazienza,
nel sugo del dialetto mescolate,
rivolte al senso di quell’esistenza
che nel lavoro trovò la ragione
fissandone l’amara condizione.
E quando la centesima orazione
fu pronunciata dalla voce antica
di quella vecchia, che la devozione
ben seppe coniugare alla fatica,
venne la notte alla conclusione
nell’alba, che giungeva stanca amica
nel cielo di Maremma senza vento
e nella stanza si spense un lamento.
No, tra la gente non ci fu sgomento
per quella fine presso il focolare,
ma certo generale fu il commento
per i cent’anni, lunghi da campare,
giorno per giorno, consumato a stento
per chi alla sua esistenza volle dare
l’antico senso dell’accettazione
senza l’angoscia e senza l’illusione.
Poi venne il prete per l’estrema unzione
da concedere al corpo rinsecchito,
portò la morte la consolazione
a chi non ebbe niente garantito
e finalmente ci fu soluzione
per quel lungo destino concepito
da tempo, come tempo dell’attesa,
e una lunga candela venne accesa.
Quando per pochi la vita è in discesa
ai molti la salita è tanto dura
ed ogni soluzione è disattesa
come un’ingiusta legge di natura
e la rassegnazione è la difesa
per vivere l’amara congiuntura:
nella Maremma, terra del Brigante*
la vita rassegnata fu costante.
*Domenico Tiburzi (1836-1896)
