Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo paziente quadrupede è stato presente nella cultura contadina e più che altri ha sopportato con l’uomo la soma dell’esistenza.
Ignazio Silone (1900-1978) gli dedica pagine di scrupolosa descrizione, quasi volesse umanizzarlo, e ne analizza la personalità.


Io sin da bambino l’ho amato e nel suo sguardo riflettevo la mia curiosità.
Quando, nei paesi della Maremma, c’era qualche fiera di merci e di animali, come fedele scudiero accompagnavo mio nonno, contadino, e puntigliosamente osservavo gli animali, ma in particolar modo i somari.

Ebbene in quei giorni di festa, di contrattazioni, di compere e di scambi, di strette di mano, di senserie e di odori, di nitriti, grugniti, ragli e altri suoni, i contadini indossavano l’abito più dignitoso, per dare all’occasione un significato particolare.

Capitò che in un paese della Maremma, in occasione della fiera, fosse presente, come il solito, un contadino di nome Antonio, detto con l'ipocoristico Toto, soprannominato Cambiasomaro, per l’abitudine a cambiare annualmente il quadrupede acquistato prima.

Insomma voleva sempre il migliore, il più bello e il più forte, sì che la gente osservasse e si profondesse in lodi, C’era poi la particolarità che ribattezzava la cesta col nome di Superbo, non scoscendo l’espressione latina omina non nomina, in questo caso omina non cognomina.

Quel giorno, stando un po’ appartato, un magnifico somaro faceva bella mostra di sé, ogni tanto ragliava e stava con gli occhi socchiusi, Antonio si avvicinò piano piano, con nonchalance, come direbbero i francesi, non volendo dimostrarsi per niente interessato, quasi fosse lì per caso.

Ma un sensale (per inciso, questi mediatori avevano per la maggior parte un fazzoletto colorato annodato intorno al collo, quasi un distintivo), conoscendo orami l’abitudine di Antonio, gli si fece accanto e: Che bella bestia! E’ il miglior somaro della fiera e il padrone è costretto a vender, ve lo dico in confidenza (sussurrando nell’orecchio) perché necessità di denaro fresco.

Per un debito precedente: Del resto la mia mediazione sarà di poco, non essendo la prima con voi.

Dietro queste sollecitazioni Antonio si avvicinò e si accorse che la bestia aveva la zampa posteriore sinistra un po’ alzata e lo zoccolo poggiava in terra con la punta. Fece presente la cosa ma gli fu risposto che si trattava di una semplice contrazione muscolare e che il giorno dopo, con il riposo, tutto sarebbe ritornato normale.

Concluso l’affare, Antonio, con la cavezza nella mano destra, conduceva il quadrupede verso la stalla, posta sotto casa (allora era consuetudine questa sistemazione logistica), destando nel percorso la curiosità e l’ilarità della gente per il passo zoppicante di Superbo.

Il giorno dopo, di buon mattino, scese nella stalla e si accorse che il difetto dell’arto perdurava. Corse dal veterinario per una visita d’urgenza ma il dottore, senza mezzi termini, che non si tratta di contrazione muscolare ma di menomazione permanente.

Il povero Antonio rimase di stucco, bestemmiò il Santo omonimo, protettore degli animali, e inveì contro il vecchio padrone e il sensale, di lui complice.

Attese trepidante la fiera nel vicino paese per cercare di “piazzare” Superbo e poter acquistarne un altro, si chiamasse pure Umile o Paziente, per compensare la fregatura.

La speranza andò delusa ma il povero menomato fornì prova di forza, coraggio e pazienza. Si ebbe soltanto un piccolo inconveniente, che fu ribattezzato Zampacorta, sì che la gente, vedendo passare i due, maliziosamente mormorava: To’ ecco Zampacorta di Cambiasomaro, che continuò a frequentare le fiere nei paesi della Maremma, ma fermandosi sempre al settore merci e lontano da quello degli animali, anche perché la moglie, un donnone di nome Margherita, da tutti chiamata Margheritona, lo aveva minacciato che sarebbe bastato un altro cambio asinino e il basto lo avrebbe messo a lui.