
Pietro Angelone
La Maremma che fu (narrazione e poesia)
Buon appetito!
Nella Maremma che fu il custode dell’altrui bestiame, per lo più pecore, ma anche capre e maiali (i custodi di vacche vantavano il nome superiore di butteri e andavano a cavallo) pattuiva con il padrone il compenso mensile, che era costituito dal poco salario più le vettovaglie, un po’ di vino, di formaggio, del sale e un po’ di olio, usato maggiormente per condire la cosiddetta “acqua cotta”.
A proposito dell’olio si racconta che un pecoraio, data la generosità e la buona grazia del padrone (probabilmente un’eccezione alla regola) lo rifiutò dicendo: “E’ troppo buono e si consuma troppo in fretta!”.
Questi sfruttati dormivano nelle capanne e tornavano a casa, salve complicazioni, di sabato ogni quindici giorni.
Uno di questi di nome Pietro, ma da tutti detto Pietrino per la piccola statura, era guardiano di maiali e, come gli altri, ritornava a casa ogni due settimane, come stabilito nell’accordo salariale.
L’ometto era sposato con un’arguta donnetta, di nome Tommasa, ma detta Tommasina, anche lei per la bassa statura.
Pietrino, quando tornava a casa dalle lande della Maremma, passava volentieri il giorno festivo nella bettola e ritornava nell’abitazione per la cena, di solito ubriaco, si abbandonava spesso ad azioni sconsiderate, se non violente.
Tommasina ne conosceva il vizio e, per cautelarsi, aveva escogitato un suo sistema di controllo, tant’è che aveva composto dei versi così recitati: ”Se Pietrino viene ubriaco, Tommasina ha già cenato, / se Pietrino viene di buona lena, Tommasina di nuovo cena”.
Capitò una sera che il marito, tornato dalla bettola, era particolarmente ubriaco, cioè ubriaco fradicio (come si dice), con l’animo consacrato al dio Bacco e predisposto alla lite. Si mise a tavola e incominciò a risucchiare qualche cucchiaio della fredda minestra. Subito interruppe il rito mangereccio e, innalzata una sonora bestemmia, disse alla moglie: “Questa minestra non la mangiano nemmeno i maiali!”.
Dopodiché si alzò e versò fastidiosamente quella brodaglia nella tazza del gabinetto, un bugigattolo collocato su uso stretto balcone. Ritornò in cucina, allora anche sala da pranzo, e incominciò a inveire contro la povera consorte accusandola d’incapacità culinaria.
La donna, senza scomporsi, ascoltò in silenzio, poi prese il fiasco di vino, che troneggiava al centro della tavola e ripeté pari l’azione del marito.
Ritornata in cucina e guardandolo furbescamente gli disse: “ Tu hai pensato a farla mangiare ed io ho provveduto a farla bere. Buon appetito!” Temendo una violenta reazione del consorte, già altre volte conclusasi con qualche schiaffo, unito a molte bestemmie e imprecazioni offensive, quella sera andò a dormire dalla madre e rientrò al mattino, quando Pietrino era ormai nelle lande di Maremma con i suoi maiali e aspettando che il padrone gli portasse quanto pattuito per i quindici giorni, vino compreso.
Cose che potevano accadere nella Maremma che fu.
