Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LA MAREMMA CHE FU (narrazione e poesia) 

Eroi di Maremma*
(* Su ispirazione dell’omonimo dipinto del Pittore mancianese Davide Pascucci Manciano 1866- 1954)

 

Il corpo? Ormai quel corpo era sfinito

con gli occhi resi lucidi dal male

e con lo sguardo fisso e annichilito

per un respiro grave e innaturale,

il volto sofferente ed ingiallito

come dispersi granuli di sale

esposti troppo all’aria e consumati

e con la scura terra mescolati.

 

Il “cotto” della stanza era spezzato,

si univa alle pareti screpolate,

un vecchio comodino malandato

segnava le stagioni già passate

e il nero focolare era piazzato

a riscaldare le ore ormai scordate:

in fondo stava un misero giaciglio,

attesa della morte per quel figlio.

Sì, figlio di Maremma, madre ingrata

per la malaria dalla vita antica

della Maremma, nel ventre malata

fino nel sangue della sua fatica,

della Maremma, madre bestemmiata

come una cagna, come una nemica:

una donna piangeva il corpo steso

inginocchiata e un cero venne acceso.

 

La fatalità fu ferma in quell’istante

morto nel tempo, troppo prolungato,

come nel corpo morto del bracciante

nella malaria vivo, già fiaccato,

nel latifondo fermo e ristagnante

dentro un destino, d’amarezza nato:

solo il silenzio rispondeva, muto,

alla donna in preghiera e senza aiuto.