Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La Maremma che fu

(Narrazione in poesia)

 

Terra amata

(un canto libero)

 

Maremma, il canto libera nel volo,

bagnato il corpo stanco nel Tirreno,

purifica le colpe del tuo suolo

servo del meretricio senza freno,

seguita dai tuoi figli tutti in stuolo

famelico del latte del tuo seno:

Maremma amara, libera il confine

e l’amarezza tua trovi la fine.

 

E voi, che possedete solo il niente,

seguite il volo della madre antica

e, liberi del ceppo, degnamente

conforto voi darete alla fatica;

non siate solo nomi, siate gente

che vive la sua vita come amica:

scrollatevi di dosso il vecchio peso

e il sole nell’incontro sia riacceso.

 

Coraggio, gente mia, ci vuole poco,

basta sognare pure da svegliati,

è come coltivare un nuovo gioco

del tempo, verso spazi sconfinati,

è come alimentare un vecchio fuoco

di desideri, a lungo rimandati:

la fantasia a voi venga in aiuto

e vi liberi il grido a lungo muto.

 

Fuga d’incanto, schegge d’illusione,

catene antiche e voci incatenate,

vite scordate, senza la passione,

angosce di speranze ripudiate,

Maremma, svincolata dal padrone

e masse con le braccia liberate:

canto in ottava, libera la mente

perché la madre sia sogno cosciente.

 

O terra tanto amata, vecchio mito,

aprimi il corpo, ormai purificato,

bagna di latte il figlio concepito,

bagna di sangue il figlio ripudiato,

aprendo il cuore al nuovo antico rito

ben ricomponi il ventre sverginato:

Maremma, vivi la mia fantasia

e l’ancestrale amore in gelosia.