La trebbiatura in Maremma nel 1953 (Archivio Mauro Galeotti)

 

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

L’antica madre

Lacrima il cielo e suda la fatica,
piange la terra sale nel Tirreno
mare, Maremma d’amarezza antica,
febbre, malaria e morte non da meno,
versi in ottava, di tristezza amica,
sanguina il latte male dal tuo seno,
figli allattati e tanti mal cresciuti
figli baciati e poi disconosciuti.

Vita d’allora, vita senza niente,
Maremma dalle lande desolate,
povertà tanta e fame contingente,
scarpe consunte e vesti rappezzate,
aria malsana e morte conseguente
scure paludi giammai bonificate,
pochi signori e poi poveri cristi,
le tante braccia pei latifondisti.

Le transumanze, le vacche, gli armenti,
pecore sporche e cavalli sudati,
polvere antica e strazianti lamenti
nei cimiteri coi morti ammazzati,
le tombe etrusche e le case cadenti,
torri e castelli nel tempo arroccati,
servi e fattori, capoccia e briganti,
preti e villani, pastori e braccianti.

Tempi trascorsi per anni passati
con i poeti e le loro cantate,
i cantastorie coi versi legati,
ricordi antichi di vite passate,
Maremma madre di tanti tuoi nati,
cane padrone per masse affamate;
canto in ottava di un canto passato,
triste lamento di un tempo malnato.

E venga il canto di nuovo portato
e, come fuoco, purifichi ancora
quel corpo antico, dal sangue malato,
quel tempo antico, ricordo d’allora,
ed il tuo seno sia infine baciato
da buona madre, Maremma, signora
di tutti i figli, di tutta la gente,
membra viventi di vita cosciente.