Viterbo CRONACA "la necessità ed il bisogno rendono acuto l'ingegno"
di Bruno Matteacci
Viale Bruno Buozzi al Pilastro
Sono ormai trascorsi oltre settant'anni da quando chi, per andare dal nascente quartiere Pilastro, verso il quartiere di San Faustino, doveva percorrere via del Pilastro per entrare a Porta Fiorentina, piazza della Rocca e, finalmente, san Faustino.
Questo perché le mura castellane erano tutto un corpo unito, che non consentiva l'accesso in città se non attraverso le storiche porte.
Il vecchio motto, sempre valido, che "la necessità ed il bisogno rendono acuto l'ingegno" esplose nella mente di un caro concittadino, assegnatario di un alloggio popolare in Via Emilia, il signor Pietro Ceccarelli.
A seguito di varie riflessioni e misure matematiche, Pietro, dopo aver trascorso notti insonni, una mattina, di buon’ora, prese un martello "a penna", uno scalpello da muratore e, munito anche di un "callarello", iniziò a dare duri colpi allo scalpello tra le vecchie fessure delle antiche mura.
Dopo pochi giorni Pietro fu affiancato da un valente volontario che, uniti gli sforzi, riuscirono a creare un buco sufficiente per far passare, in posizione "accovacciata" una persona per volta, a senso unico alternato, dalla parte del Pilastro verso San Faustino e viceversa.
Tolte le prime pietre, altre furono rimosse con il tempo, fino al punto che era possibile attraversare il nuovo accesso alla città, stando in piedi. Poi, come di consueto ci vollero mesi prima che altre pietre fossero tolte dall'Amministrazione comunale.
Oggi, quella via è intitolata allo storico Giuseppe Signorelli, ma per noi della vecchia guardia, quella via è frutto dell'intelligenza e della buona iniziativa di Pietro Ceccarelli, che ricordiamo con simpatia ed affetto.
Bruno Matteacci
