Viterbo CRONACA Lasci pure a me, le mie incrollabili certezze,
che, per me, sono e saranno sempre un vezzo
di Giuseppe Bracchi

Giuseppe Bracchi, giornalista
Egregio sig. Agostino Giovanni Pasquali, come si dice? Meglio tardi che mai. Nemico, io? E’ una parola un po’ troppo forte per chi come il sottoscritto è abituato a convivere civilmente con il prossimo. Piuttosto il suo “timore”, relegato in fondo all’articolo, quasi un post scriptum, nasconde, forse, una segreta ammirazione per la Schmittiana logica amico – nemico?
Oppure, freudianamente parlando, cela un lapsus condito di un peccatuccio, quello che un suo quasi omonimo, appartenuto agli albori della fede cristiana, anche lui pieno di dubbi, ma con le idee un po’ più chiare, S. Agostino, chiamava smisurato amor sui? Ovvero, detto più terra, terra.. tanti nemici, tanto onore, per dirla con un Tale, che nutrendo dubbi sulla purezza della razza ebrea e dubbi sulla malvagità della guerra, alla fine, dopo aver portato una nazione alla rovina, fu costretto a guardare il mondo a testa in giù.
Così come ci fu un tempo in cui gli adoratori della Dea ragione, nutrendo dubbi sui seguaci di una religione usarono la ghigliottina per far opera di convincimento o la spada per passare le pance dell’eroico popolo vandeano. Come vede, egregio sig. Agostino Giovanni, ci sono dubbi e dubbi…
E questi sono fatti, non parole! A proposito, Lei cosa intende per fatti? La domanda mi sorge spontanea, perché per quanto mi sia sforzato, di fatti nel suo articolo (ma meglio sarebbe chiamarlo reprimenda) non ne ho trovati. Ho trovato soltanto un breve ripasso di matematica (o quella che per Lei è matematica), qualche sentenza nei confronti di chi scrive (senza neppure conoscermi) e di altre persone (alla faccia del dubbio!!) e un breve poemetto del drammaturgo Bertold Brecht: Elogio del dubbio!
Già, proprio quel Brecht che, pur rifiutando il nazismo, non ebbe dubbio alcuno quando si trattò di scendere a compromessi politici ed artistici con l’allora nascente dittatura comunista (ideologia non certo meno perniciosa del nazismo) della Repubblica Democratica Tedesca. Un elogio del dubbio un po’ sui generis quello del suo Maestro, uno dei tanti e neppure il migliore.
Ma tant’è. Il mio stomaco è abituato a tutto e per questo la mia digestione è più che ottima, segno di quello che i nostri antenati latini definivano, mens sana, in corpore sano. Ma del resto, chi non ha dubbi?
Quella piccola grande Santa che fu ed è Madre Teresa di Calcutta fu tormentata dal dubbio perfino della sua stessa fede, ma alle spalle aveva anche incrollabili certezze. Francesco d’Assisi, afferrato dal dubbio, fece chilometri e chilometri a piedi per giungere a Roma e chiedere ad Innocenzo III, la benedizione del Vicario di Cristo, l’approvazione della sua opera e della sua regola. Ed oggi l’opera francescana rifulge del suo splendore in tutto il mondo, perché poggiava e poggia su incrollabili certezze. Quelle certezze che Giotto immortalò nell’affresco delle Vite, con Francesco intento a sorreggere sulle spalle la Chiesa di Cristo.
E che dire di quella splendida pagina Manzoniana dei Promessi Sposi, in cui la Notte dell’Innominato, così tormentata e piena di dubbi, alla fine condusse il Nostro alla conversione del cuore? Come vede e come ricordavo più sopra, sig. Agostino Giovanni, ci sono dubbi e dubbi. Più fruttuosi e meno fruttuosi, più oziosi legati ad un salottiero politically correct e quelli meno oziosi (nec otium!) che ci hanno lasciato e ci lasciano opere di incalcolabile valore. E questi sono altri fatti, non parole!
Ed, infine, chi scrive, nel suo piccolo e pur essendo un peccatore incallito, ha tanti dubbi, ma anche incrollabili certezze. Quelle che lo fanno alzare al mattino ed andare al lavoro, di amare una moglie e crescere i figli e di operare per il bene della famiglia e per quello della società civile. I dubbi non bastano. Nella vita bisogna avere anche certezze, altrimenti il mestiere di vivere, come lo chiamava lo scrittore Cesare Pavese, si fa davvero difficile ed insostenibile, rischiando di scivolare in tragici abissi. E per questo e per altri motivi che il dubbio ideologico, il dubbio elevato a sistema di pensiero non fa parte e non farà mai parte del mio bagaglio culturale.
La vita non è una somma algebrica di esperienze e di opinioni messe le une accanto alle altre, come nella notte in cui tutti i gatti sono bigi, perché per alcuni la verità non esiste. O meglio deve esistere solo la loro: l’ideologia del polically correct! La verità non si riduce a opinioni (già i Greci usavano per la verità e l’opinione due termini dal significato etimologico e semantico diversi: aletheia e doxa) o desideri e i desideri non possono e non devono diventare norme: veritas, non auctoritas facit legem!
Certo è molto più alla moda e. spesso, più vantaggioso fare la parte del prof. Bellavista – De Crescenzo, che con la bacchetta in mano dispensa lezioni a tutto e a tutti: giacca e cravatta, modi affabili e convincenti (ma convincenti per chi?).
Oppure, la parte del Petronio, arbiter elegantiarum, che per l’appunto nei salotti politically correct di ieri come di oggi, ama assumere la cinica maschera di colui che se ne sta in disparte con i suoi Elogi del dubbio, lasciando che siano gli altri a plasmare e dare forma al mondo.
In fondo non è affabile e di bella presenza, anche quell’Anticristo descrittoci in pagine di letteratura immortali e memorabili, tramandateci da Dostojievskji, da Soloviev o da Benson? No grazie, sig. Agostino Giovanni! Resti pure ancorato al suo dubbio elevato a sistema di pensiero e a scadente ideologia relativista.
Lasci pure a me, le mie incrollabili certezze, che, per me, sono e saranno sempre un vezzo e non un vizio. E che di qui alla fine, coltiverò sempre…
Cordialmente
Giuseppe Bracchi
