Viterbo CRONACA L'agricoltura montana si sta contraendo più rapidamente in termini di aziende e superfici

 

Le castagne

L'UE ha completato la regolazione del "prodotto di Montagna" con l'atto n.665/2014, anche la montagna cimina avrà un'opportunità in più per vendere la qualità dei suoi prodotti.

L'agricoltura montana si sta contraendo più rapidamente in termini di aziende e superfici a causa delle più difficili condizioni ambientali ma anche socio-economiche che la vincolano. La lettura dei dati Istat dell'ultimo censimento agricolo evidenzia che la perdita di suolo gestito dalle aziende agricole è particolarmente evidente nelle aree di montagna.

Tuttavia è evidente che l'agricoltura di montagna, assolve il compito fondamentale di mantenere l'attività primaria in aree geomorfologiche, climatiche e sociali particolarmente problematiche.

Un'importante opportunità per queste aree, come i Monti Cimini, riguarda la produzione di prodotti agricoli e alimentari legati alle tradizioni delle zone di montagna, con particolare riguardo alle produzioni zootecniche e di derivati, con il relativo valore aggiunto in termini di salubrità e "naturalità" agli occhi dei consumatori.

Una percezione, quest'ultima, che non sempre trova riscontro effettivo nella realtà, laddove la scarsa conoscenza dei cosiddetti "prodotti di qualità della montagna" ne limita la diffusione su più ampia scala, eccezion fatta per alcuni formaggi, concentrandone il consumo nelle stesse popolazioni rurali.

Nell'ambito della revisione in corso della politica UE sui prodotti di qualità (c.d. "pacchetto qualità"), il Regolamento Ue 1151/2012 art. 28, ha introdotto un'importante novità: tra i termini facoltativi viene introdotto quello di "Indicazione facoltativa europea di qualità prodotto di montagna", etichetta da utilizzarsi esclusivamente per i prodotti ottenuti con materie prime e/o mangimi animali provenienti essenzialmente da aree di montagna, con la sola possibilità di derogare la fase trasformazione (macellazione, molitura, ecc.) entro i 30 chilometri di prossimità.

L'atto è perfezionato dal Regolamento delegato della Commissione numero 665/2014 (in vigore dal 26 giugno). Tutto ciò in linea con la politica agricola di qualità dell’Unione, che intende trasformare in risorsa contesti territoriali peculiari, periferici, ma anche fonte di biodiversità e produzioni caratteristiche che fanno la “differenza” del modello agricolo europeo rispetto a quelli di altri paesi e continenti.

Si tratta di un segnale importante per il sostegno dell'agricoltura di montagna, il cui consolidamento deve passare attraverso politiche di sviluppo regionale e locale, ma puntando anche sulla promozione e valorizzazione dei prodotti nell'ambito di strategie interregionali. E' anche importante che gli agricoltori e i trasformatori della montagna si organizzino per utilizzare immediatamente e nella maniera più ampia la possibilità di etichettatura.

Questo può essere un'opportunità in più per l'agricoltura delle aziende cimine, visto che ciascun produttore può dichiarare in etichetta “prodotto di montagna” a due condizioni:

• sia le materie prime, sia gli alimenti per animali devono  provenire essenzialmente da zone di montagna, che corrispondono alle aree svantaggiate individuate nei Programma di sviluppo rurale (articolo 18, paragrafo 1 del Reg. Ce n. 1257/1999);

• nel caso dei prodotti trasformati, come l'olio, anche la trasformazione deve avvenire in zone di montagna o almeno in località entro i trenta chilometri dall'area svantaggiate.

In questa direzione si muove anche il nuovo Regolamento sullo Sviluppo rurale 2014-2020, laddove prevede la possibilità per i PSR di includere sottoprogrammi appositamente destinati ai territori montani.

Castagne e marroni, nocciole, olio e salumi provenienti dall'agricoltura cimina avranno una possibilità in più di farsi notare sul mercato. Secondo la Cia questo regolamento, che è da considerarsi positivo, s'inserisce dentro un più vasto paniere di norme tutte tese alla trasparenza, alla chiarezza e alla tracciabilità delle produzioni agricole e alimentari, con un tangibile vantaggio per produttori e consumatori.

Marcello Ortenzi