
Enrico Clementi Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Assistiamo, di fatto in modo impotente (perché a governare è la logica dei numeri), alla istituzione di albi e a un processo di “adeguamento” del profilo professionale dell’educatore, attraverso la definizione di competenze caratterizzanti.
L’istituzione di albi, presenti per altre professioni e che secondo alcuni avrebbero la funzione di “tutelare” il professionista stesso e il fruitore dei servizi, è un processo ormai irreversibile, fortemente voluto e promosso da associazioni di rappresentanza degli educatori e dei pedagogisti.
Ce ne sono diverse (ma non molte) ed evito di indicarle – il lettore attento potrà rintracciarle facilmente in rete; come naturale là dove presenti interessi esse sono in combutta tra loro, ma solidali nel comunicare informazioni inesatte e creare confusione e allarmismi tra gli operatori. Il mondo social è un mondo assai interessante e permette, in questo senso, di osservare tendenze e fenomeni – se si vuole - da posizione neutra e trasversale.
Anche altri professionisti, ad esempio, ambiscono ad un albo e ad una “tutela” della loro professione (i laureati in Scienze Motorie tra questi), non tenendo in debito conto non solo le strumentalizzazioni e gli interessi delle associazioni, ma soprattutto l’impoverimento delle professioni stesse, così ricomprese in atlanti, repertori, attività, aree di attività, processi, ecc. Sono francamente sorpreso che i diretti interessati – gli educatori - si pongano nella questione o partecipando con zelo ai vari assembramenti, oppure adeguandosi alle richieste, per altro non ancora normate (!).
L’altro nodo spinoso è il voler ricondurre o implementare le competenze dell’educatore, di chiara matrice umanistica, al settore sanitario, anche qui paventando per l’educatore un “guadagno” in termini di professionalità acquisita. Può darsi bene il caso, comunque, che un educatore possa non voler avere nulla a che fare con l’impronta sanitaria, in specie se intesa – come intesa – in termini di prestazioni, erogazione di servizi, rapporti operatore/utente, criteri omogenei di valutazione e misurazione delle competenze (già il solo termine “testistica” rende bene l’idea), ecc.
Non intendo richiamarmi alla relazione stringente tra educazione e filosofia, tra educazione ed etica, tra educazione ed ermeneutica, tra educazione e gnoseologia, relazione che dovrebbe essere chiara a chi ha scelto tale formazione e ne ha fatto una professione; intendo però segnalare ai colleghi e agli attori sociali che alcuni processi, perché difficilmente reversibili, implicano, oltre che uno scollamento dei fondamenti conoscitivi, un impoverimento delle prospettive di ricerca.
Più mi chiudo in me stesso, più mi arrocco su posizioni e certezze, meno sono permeabile ed esposto alle contaminazioni disciplinari, che, da ultimo, sono il solo antidoto contro il nascere delle ideologie.
