Viterbo CRONACA mi è venuto spontaneo pensare che, per fortuna (?), ci sono ancora al mondo degli spiriti puri

Caro Direttore, dopo aver letto la 33a puntata del Vocabolario Impertinente di Aggì e le “Onde spumeggianti” di Zampa, mi è venuto spontaneo pensare che, per fortuna (?), ci sono ancora al mondo degli spiriti puri, delle persone che non pensano in primis a loro stesse, ma vogliono, o quantomeno desiderano rimanere tra gli “ultimi”.

E’ vero, Gesù ha detto “Beati gli ultimi ….” ed io che mi dichiaro di essere cristiano, dovrei sostenere questa tesi. Però non credo che volesse dire “essere fregnoni”.  

Non voglio primeggiare ad ogni costo, ma nel corso della nostra vita, ci sono situazioni in cui bisogna lottare vuoi per problemi familiari, vuoi per migliorare la propria posizione lavorativa, vuoi per cercare di migliorare la società in cui viviamo.

In tutta la nostra vita, a meno che non vogliamo essere dei codardi, ci troviamo a competere in qualche maniera con gli altri; questo non deve comportare la prevaricazione sui nostri simili, ma un leale confronto dal quale far scaturire le qualità, i meriti, le possibilità di ognuno.

Trovo giusto quanto dice Zampa a proposito delle regole, poche, ma buone, del buon vivere e del fatto che non si deve competere “senza esclusione di colpi” e su questo ci dobbiamo impegnare tutti (anche questa diventa una competizione) per eliminare coloro che combattono in maniera sporca.

Competere con cattiveria è riprovevole, ma non competere è da vigliacchi.

Questo vale sia per le cose vitali, importanti, sia per quelle semplici, per il divertimento,  per gli hobby. Se gioco a carte con gli amici, con mia moglie, voglio cercare di vincere non per dimostrare che sono migliore, quanto per quello “sfottò” che rende più piacevole lo stare insieme; certo non devo barare, ma semplicemente tentare di giocare bene.

Se nel campo lavorativo ho delle nuove idee o dei miglioramenti da apportare a quelle vecchie, devo metterle in atto non solo per me, ma soprattutto per migliorare il lavoro.

Se ritengo che la società o la politica stiano camminando su un binario che può portare solo al deragliamento, devo intervenire secondo le mie possibilità: parlando, scrivendo, partecipando in prima persona, ecc. ecc. Il tutto senza arroganza, senza aggressività, senza sopraffazioni, senza presunzione.

Del resto, cari Zampa e Aggì, anche voi, con i vostri scritti, state partecipando ad una competizione: quella di cercare di migliorare tutti coloro che vogliono prevalere sugli altri.

E permettetemi di chiudere parlando di sport e di Nazionale di calcio.

Nello sport, caro Aggì, non può imperare lo zero a zero, così come ci deve essere l’oro, l’argento e il bronzo; senza questi presupposti non ci sarebbero primati, il tutto sarebbe piatto, banale, incolore, ordinario, ecc. ecc.

Così come, personalmente, non mi sento umiliato per l’eliminazione dell’Italia, ne definisco “Pippe” i nostri giocatori, caro Ivano.

Al di là, come diceva mio padre, che il pallone è tondo, non si può sempre vincere, non si può sempre essere “lu mejo de lu monno”.

Pensa, caro Direttore, che in materia ho dovuto discutere anche con mia moglie, per me poco esperta in materia (attento al prossimo sugo con purga), che afferma il poco impegno dei nostri giocatori e la mancanza di coesione tra loro.

Per me non è così o, perlomeno, solo in parte; forse è mancata la dovuta concentrazione, forse si è partiti per ottenere il pareggio senza faticare troppo e, solo al momento in cui siamo rimasti in dieci, ci siamo resi conto del rischio eliminazione e oltre alla difficoltà di giocare con un uomo in meno (vuol dire molto, ve lo assicuro) è arrivata la paura con la conseguente perdita di lucidità.

Da questa eliminazione dobbiamo imparare a capire quali sono i nostri errori, dobbiamo contestare i Club che fanno sfoggio di euro comprando stranieri a destra e a manca;

dobbiamo dire ai nostri amministratori di qualsiasi livello, che lo sport va curato nei giovanissimi, lasciando spazi adeguati a scuole, oratori, periferie, per la pratica quotidiana di qualsiasi disciplina;

dobbiamo far capire ai moderni genitori che non esistono solo Smartphone e tablet, dobbiamo obbligare le varie società di qualsiasi serie ad avere uno sviluppato vivaio giovanile;

dobbiamo limitare il troppo guadagno di tecnici e giocatori; dobbiamo individuare incentivi (non in euro) per i giovani, del tipo stage di una o due settimane tra società internazionali; ecc. ecc.

Non voglio essere un guaritore del football nazionale, voglio anche in questo campo “competere”, nella speranza che chi deve guarire il nostro calcio, valuti se anche le mie possono essere idee valide.

Luigi Torquati