Viterbo CRONACA che non stancherà mai

 

Z  come   :  0-0   Zero a Zero

     Niente paura! Non parlerò di calcio e tanto meno della nazionale.

Però la delusione dei mondiali di calcio, finiti per noi italiani prematuramente e indecentemente, mi induce a ripensare una mia vecchia idea sull’inutilità, anzi la dannosità della competizione.

 

     Penso da tempo che sarebbe bello se tutti i confronti sportivi finissero 0-0 (ZERO A ZERO), o meglio se non venisse fatto nessun conteggio dei vantaggi, se si giocasse per il puro piacere di giocare, senza il patema d’animo della sconfitta. Così come avviene in musica, in un concerto, dove gli strumenti suonano ognuno le proprie note, però in armonia, senza superarsi l’un l’altro.

     Prevedo l’obiezione: lo sport è un’altra cosa e se non ci sono sconfitti non c’è neppure il piacere della  vittoria!

     E’ vero. Ma se a vincere è uno solo e a perdere sono tutti gli altri, non c’è una sproporzione, una immorale sproporzione, tra il vincitore (uno solo) e i vinti (tutti gli altri)?   E se pure si dà l’oro al primo (esultante!) e l’argento al secondo (soddisfatto!) e il bronzo al terzo (meglio di niente!), agli altri cosa resta?  l’umiliazione?

     Gentile lettore, le sembra che ‘umiliazione’ sia troppo forte, addirittura una forzatura? Allora, nonostante il mio proposito di non parlare di calcio, apro una breve parentesi:  (Secondo lei, l’Italia calcistica come è venuta via dal Brasile?  Proprio umiliata!  O no?)

     Io la penso come il barone Pierre De Coubertin, il fondatore delle moderne olimpiadi, il quale affermò che l’importante non è il vincere, ma il partecipare. Alla sincerità di De Coubertin ci credono pochi, anzi i più ritengono che intendesse solo consolare, cioè prendere per il c…, gli sconfitti.

     Comunque io sono più radicale di De Coubertin perché ritengo che si debba solo partecipare.

O io sono, come al solito, utopistico ingenuo illuso, oppure la questione merita di essere approfondita.

     Per ora mi limito a porre la questione, non posso approfondirla da solo. Ci starebbe bene una tavola rotonda. Qualcuno vuol partecipare?

     Aggiungo intanto un accenno alla mia personale esperienza sportiva.

     Ho praticato alcuni sport. Confesso sinceramente:  pochi, poco, con scarso successo, ma altrettanto sinceramente dico che mi sono divertito molto negli allenamenti, pur fatti con un moderato agonismo, ma senza l’ossessione della classifica; mi sono divertito poco nelle gare, anche quando ho avuto qualche piccolo successo, e talvolta mi è pure dispiaciuto per coloro che ho superato.

     Il ricordo sportivo più bello? Quando da ragazzo passavo ore a giocare a ping-pong con alcuni amici. Non c’erano medaglie e bandiere, e di solito noi non contavamo neppure i punti, ma ci impegnavamo a migliorare stile ed efficacia. Era puro gioco e divertimento.

 

A  come   :  Agonismo e Aggressività

     Se si può ipotizzare che l’agonismo sia dannoso nello sport, come io sospetto, perché 

non pensare la stessa cosa anche nella vita in generale? Questo interrogativo lo pongo ora.

     Rivalità sul lavoro, concorrenza sleale, sopraffazioni e guerre … tutti questi mali, e tanti altri, potrebbero finire se non ci fosse agonismo e anche aggressività, che è l’altra faccia dell’agonismo.

     Si, lo so! Questo è semplicistico, utopistico, non rispondente alla realtà della nostra natura che è  aggressiva. Forse la negazione totale dell’agonismo non è neppure utile per la società perché porterebbe a negare anche la meritocrazia e il progresso. Però si può pensare almeno ad una forma attenuata di agonismo civile ?

     Non ho il tempo né la capacità di elaborare una teoria in proposito. Né mi illudo che altri, più sapienti di me, possano riuscirci. Tutte le teorie filosofiche che riguardano la natura umana hanno sempre fatto naufragio, travolte dalle ondate di nuove teorie, a loro volta travolte ... Si dice che questo procedere per teorie e smentite sia il cammino progressivo della civiltà! Mah..! Boh…!

 

A  come  :  Autogol

     Il solito cugino Angelo, che segue attentamente quello che scrivo e mi dà anche qualche suggerimento, mi dice adesso:

     “Per tornare in ambito sportivo devo dirti che hai fatto autogol. Hai proposto interrogativi, lanciato provocazioni come se fossero degli ‘assist’, ma la palla è finita in gol nella tua rete.

Infatti hai concluso dicendo che non sai concludere e hai pure affermato che non credi che altri sappiano fare di più. Hai  chiacchierato troppo, peggio dei due scolastici che discutono di entelechia”

     Chiedo : “Che c’entra l’entelechia?”

     Risponde : “Qui l’entelechia non c’entra per niente, l’ho detta solo per citare Sandrino” (*) a proposito delle tue chiacchiere piuttosto nebulose”.

    “Allora ci tornerò sopra per chiarire.”

     “Promesso?”

     “Promesso!”

Aggì

(*) ‘Sandrino’ è Alessandro Manzoni . Com’è noto, Angelo non può fare a meno di citare ‘I promessi sposi’. Qui si riferisce al capitolo 27, dove si afferma la difficoltà di capirsi quando si fanno discorsi oscuri e incompleti.