Viterbo CRONACA molto bagnata e non ce la beviamo

 
Ennesima beffa per i cittadini che hanno fatto la fila alle casette dell'acqua: i valori di arsenico sarebbero pressoché identici a quelli che si registrano nell'acqua dei rubinetti di casa. Ciò è quanto emerge dall'articolo pubblicato sabato scorso dal Messaggero.

Sarebbe questo il motivo che avrebbe determinato nella scorsa settimana la chiusura delle tre casette che erogano acqua dearsenificata a Viterbo .

Si legge, infatti, che i risultati delle analisi effettuate dalla ASL sui prelievi dell'acqua effettuati presso le casette accerterebbero un contenuto di arsenico superiore ai limiti stabiliti dalla legge.

Diverso il parere del responsabile di Logica Srl il quale dichiara che la chiusura sia stata determinata da un guasto elettrico  causato dai forti temporali degli ultimi giorni.

In pochi mesi sono già tre volte che assistiamo alla chiusura delle casette dell'acqua senza conoscere i motivi reali.

La prima volta il cartello affisso sulle casette recitava: chiuso per manutenzione annuale. Poco dopo fu reso noto che i controlli dell ASL riscontravano la presenza di un'alga.

Due mesi fa circa, il cartello riportava una chiusura a causa di un guasto elettrico mentre, contestualmente il Sindaco di Viterbo dichiarava, in sede di consiglio comunale, di essere stato costretto a chiudere le casette perchè i valori di arsenico superavano i limiti di arsenico stabiliti.

Ultima la chiusura della scorsa settimana che cela ancora una volta notizie contraddittorie.

Dal Sindaco ancora una volta, nessun chiarimento che spieghi cosa stia succedendo.

Nel caso risulti fondata l'ipotesi dei controlli della ASL, ci domandiamo a cosa sia servito fino ad ora fare la fila alle casette dell'acqua se i valori di arsenico sarebbero analoghi a quelli delle condutture di zona.

Caro Sindaco, la situazione non è più tollerabile, pubblichi  le analisi della ASL.

Le affigga alle casette dell'acqua oltre che sui giornali e provveda a controlli periodici accertando le responsabilità.

Il Comitato “Non ce la Beviamo” lo sta chiedendo da mesi, i cittadini non possono essere così schiaffeggiati dalle istituzioni.

Comitato Non ce la beviamo
Daniele Cario, Paola Celletti,
Chiara Frontini, Francesco Lombardi