Viterbo CRONACA TOCCA SEMPRE A NOI

Adesso tocca ai telefonini, respingiamo con forza moderata, ma ferma e esercitiamo i nostri diritti

 

Victor Uckmar, avvocato e giurista, è tra i più noti fiscalisti e tributaristi italiani.

E' così noto che nel citarlo si può profferire soltanto il suo nome omettendo i vari titoli accademici e professionali che gli competono.

Ebbene Victor Uckmar, che chiameremo ugualmente professor Uckmar per il rispetto dovutogli, ospite di una trasmissione televisiva andata in onda qualche tempo fa, ebbe a dire, riguardo alla crisi che attanaglia l'Italia, che per uscire dagli stati di crisi è necessario diminuire la spesa pubblica, eliminare gli sprechi e combattere l'evasione fiscale; precisò che aumentare le tasse per incrementare le entrate non era una soluzione da adottare perché, come insegna la storia, tra tutti i Paesi che si sono trovati in situazioni economiche disastrate, simili a quella che attualmente attraversa l'Italia, quelli che hanno aumentato le tasse hanno peggiorato la loro condizione, mentre quelli che hanno ridotto la spesa l'hanno migliorata (e portò ad esempio il Giappone).

"Basta guardarsi intorno per toccare con mano - disse - a conferma delle sue affermazioni, e, poi, tanto inaspettatamente, quanto in maniera chiara, precisa ed inequivocabile, soggiunse: "Io non capisco come mai il professor Monti, che ha insegnato queste cosa per trent'anni, all'atto pratico, abbia agito in maniera opposta". Ci furono attimi di imbarazzante silenzio.

Le affermazioni del professor Uckmar non davano adito ad equivoci nè la sua fama e la sua preparazione consentivano ai presenti una qualche smentita. Dovrebbe essere ospitato più di frequente nelle trasmissioni televisive il professor Uckmar. Così come dovrebbero essere ospitati altri signori dello stesso calibro.

Questa, però, è una vera e propria utopia. La televisione che cosa ti fa invece: ti manda in onda una serie infinita di trasmissioni varie su questo e su quel delitto, replicando le varie trasmissioni sui diversi canali. Viene quasi da pensare che a commissionare quei delitti sia stata la stessa televisione per poter fare poi trasmissioni su trasmissioni compiacendo così anche l'intrallazzatore pubblico che vede distratta l'attenzione popolare dai suoi maneggi, dai suoi raggiri e dai suoi artifici. Scusate la digressione.

Sempre in riferimento alla crisi economica e sociale di nostra pertinenza, viene spontanea un'altra considerazione: la Costituzione italiana, tanto citata in teoria quanto vituperata, elusa e calpestata di fatto, soprattutto da chi ne ha giurato il rispetto, riconosce la proprietà privata e la libertà di iniziativa economica (artt. 41 e 42) e di conseguenza inserisce il nostro Paese fra quelli che prescelgono un modello di sviluppo economico basato sulla economia di mercato.

Questa considerazione dovrebbe essere reputata preliminare ed assorbente, perché questo modello presuppone, è bene tenerlo presente, la libertà dei privati di dedicarsi alla produzione e alla distribuzione di quanto necessario per la soddisfazione dei bisogni della collettività, di svolgere cioè attività di impresa, e presuppone contestualmente anche la libertà di competizione economica fra quanti operano sul mercato.

Libertà relative in quanto strumentali alla realizzazione del benessere collettivo, ma sempre libertà; e libertà destinate a svilupparsi nella sfera del diritto privato. Nel nostro come negli altri Paesi ad economia libera, e nell'epoca attuale, il fenomeno imprenditoriale costituisce perciò l'asse portante dello sviluppo economico. Da qui la necessità di una legislazione economica non solo di diritto pubblico, ma anche di diritto privato, volta per un verso a creare un ambiente giuridico propizio allo sviluppo delle imprese e per altro verso ad un ordinato e razionale funzionamento delle stesse. Non solo in teoria però, ma anche di fatto.

Avete voi visto niente di tutto ciò? Sembra a voi, miei cari venticinque lettori, ed a voi cari ragazzi, che tutto questo in Italia avvenga? Tutto questo non solo non avviene, ma non si vede, nemmeno all'orizzonte, qualcosa che possa far sperare in un mutamento sostanziale della situazione.

Guardate che cosa ti va a fare, approfittando anche delle distrazioni che ci procurano le vicende dell'armata Brancaleone operante in Brasile, il nostro novello salvatore, l'ultimo imbonitore di palazzo Chigi: mette le tasse sugli smartphone, sui telefonini e su altre cose simili. In buona sostanza nuove tasse; ma di ridurre i costi, i "loro" costi, niente, niente di niente.

Mi rivolgo soprattutto a Voi, cari ragazzi, cari giovani, e mi rivolgo a Voi perché degli altri non ho nessuna fiducia; gli altri si sono accomodati in questo stato di cose: alcuni si sono lasciati impadronire volentieri dalla cupidigia, altri, impotenti, si sono più o meno volontariamente rassegnati a subire, e tutti, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a far si che quello italiano divenisse un popolo dove l'intrallazzo ed il degrado regnano sovrani, con le relative conseguenze. Degrado ed intrallazzo: i genitori della delinquenza.

In questa palude le varie caste vivono sovrane attorniate da una moltitudine infinita di lacchè che striscia ai piedi dei vari tiranni. Non basta poi che i vari lacchè obbediscano al rispettivo tiranno, devono anche compiacerlo, assecondarlo, sacrificare se stessi ed i loro figli per i suoi affari, per i suoi interessi, per la sua cupidigia. Ho pietà per la stupidità di questa pletora di cortigiani e nello stesso tempo temo per il vostro futuro, ragazzi miei.

Aprite gli occhi cari ragazzi, apriteli per il vostro bene; apriteli nel vostro interesse, apriteli finché siete in tempo. Reagite, cari giovani, reagite, ma non violentemente; esigete di essere educati e formati; pretendete che chi è preposto alla cosa pubblica realizzi concretamente i vostri interessi; pretendete preparazione, capacità ed impegno da tutti, soprattutto dai vostri insegnanti, costringeteli a mostrare i loro meriti, a sputare sangue con voi per il raggiungimento dei vostri fini: esaminateli ogni giorno.

Isolate i millantatori e soprattutto diffidate delle varie promesse che vi vengono fatte, specialmente da chi in questa situazione sguazza e prolifera. Diffidate quando vi diranno che la ripresa è all'orizzonte: andate a cercare sul vocabolario orizzonte e troverete scritto "linea immaginaria che non si avvicina mai". La ripresa è in noi.

C'è adesso, non domani, ma adesso, subito; pretendete esempi di comportamento, esempi concreti: da tutti. Attenzione però: respingiamo la violenza si, ma con moderazione e fermezza, senza sostituire la nostra a quella che subiamo, respingiamola esercitando i nostri diritti: nessuno ce lo può impedire se non noi stessi.

E ricordate: di Lorenzo il Magnifico ce n'è stato uno solo: adesso abbiamo "lo Renzi 'o magnifico", o magnifico imbonitore.

Claudio Santella