Viterbo CRONACA DI RIFLESSIONI
Suor Cristina
Stavo guardando l’altra sera in televisione “The voice” anche se chi mi conosce si meraviglierà di questo, domandandosi come mai alla mia età guardo questi spettacoli così moderni e giovanili.
Potrei rispondere semplicemente che forse la colpa è di chi mi sta intorno e non ha la mia età, ma devo confessare che una buona parte di me è rimasta favorevolmente colpita dallo spettacolo, a parte il presentatore che mi sembrava molto più adatto a fare l’imbonitore in mezzo ad un mercato.
Ritornando allo spettacolo televisivo, al termine della gara, gli ascoltatori, presumo per lo più senz’altro giovani, hanno proclamato vincitrice di The voice 2014 (ma non sarebbe meglio parlare italiano e dire semplicemente “La voce”) Suor Cristina con ben il 62% di voti. Benché vecchio, date per scontate le qualità vocali della suora, essendoci in palio un bel contratto discografico, avrei votato per l’altro semifinalista: Giacomo Voli.
Due voci magnifiche anche se diverse tra loro, eccellenti sotto tutti gli aspetti, ma mentre la prima, essendo suora, non dovrebbe avere necessità di un contratto discografico, il secondo, deve svolgere l’attività di cantante nella sua vita e partire con un passetto in più, non sarebbe stato sprecato. Solo per questo ragionamento pratico avrei votato Voli, perché, come ripeto, sono entrambi eccezionali.
Vi domanderete perché ho citato The voice e suor Cristina. Se poniamo una certa attenzione a ciò che sta intorno a noi, vediamo innanzi tutto un Papa, Francesco I, moderno, al passo dei tempi, che mette in risalto ciò che è la vita di oggi, che sottolinea non solo con le parole, ma soprattutto con i fatti, come ci si dovrebbe comportare, o meglio, come per primi dovrebbero comportarsi i signori della politica, i potenti del mondo.
A seguire vediamo poi personaggi che attraggono un po’ tutti, anche coloro che non credono, per la loro modernità, per il loro stare in mezzo alla gente, da suor Cristina, che alla premiazione ha voluto esprimere la sua contentezza facendo recitare a tutto il teatro il Pater noster, a frate Alessandro “La voce di Assisi” che viene acclamato ovunque per la sua voce potente e melodiosa; la prima con il suo velo, l’altro con il saio e i sandali a piedi nudi.
C’è anche da notare come fiction e film del tipo “Don Matteo”, “Che Dio ci aiuti” e addirittura “Sister Act” del 1992, nonostante le ripetute repliche, riscuotano un bel successo, con uno share di tutto rispetto (mamma mia scrivo in inglese, sarebbe meglio audience, accidenti ancora inglese, indice di ascolto. Italiano finalmente!).
A questo punto vi porrete un’altra domanda: “ma dove vuole arrivare con questi discorsi?” E’ presto detto. Se ci soffermiamo ad osservare l’andamento delle chiese viterbesi, potremo notare come dove esistono sacerdoti moderni, volenterosi, che sono vicini ai propri parrocchiani, comprendono i problemi anche religiosi dei tanti immigrati che sono oggi nella nostra città, la Chiesa rimane il punto di incontro, il nucleo su cui si può fare affidamento. Dove ci sono sacerdoti all’antica, con mentalità ancorata a tempi remoti, che non tengono conto nemmeno degli insegnamenti papali, la Chiesa si sta svuotando, la Comunità finisce.
Occorre capire che anche la Chiesa si deve adeguare, i giovani il sabato sera, non lasciano la birreria, il passeggio, la comitiva per andare ad ascoltare una Messa, potrebbero, al contrario, uscire dal loro vegetare se ci fossero, ad esempio, attrazioni musicali o teatrali moderne e nello stesso tempo educative ed introduttive allo spirito religioso. Sono convinto che riuscendo ad attuare iniziative del genere per un po’ di tempo, alla fine accetterebbero perfino di ascoltare una Messa, magari anche con un coro più “ortodosso” di quello di Sister Act.
Luigi Torquati
