Viterbo CRONACA SANTIFICATA GRATIS

Santa Rosa di Viterbo opera di Francesco Messina

Gentile Direttore, si dice che tutto ha un costo, tutto si può comperare.

Un tempo si comperavano gli uomini (schiavi), oggi la schiavitù non c’è più, ma si comperano i senatori (senza renderli schiavi. Spero!).

Forse è vero:  in questo mondo ipermoderno, che vive di calcoli e misurazioni, di utilitarismo e di informatica, alcuni valori come altruismo disinteresse poesia e fantasia non  sono apprezzati perché, come dice una certa pubblicità, “non hanno prezzo e per tutto il resto c’è… la carta di credito”.

 

Tutto ciò che vale costa, e vale solo nella misura del suo costo.

Mi ha sorpreso però venire a sapere che anche ‘la santità’ ha un costo.

Immagino la sua giusta obiezione: “Ma è ovvio che la santità abbia un costo. Quanti sacrifici, rinunce, incomprensioni… a volte anche il martirio, prima di essere elevati dal Papa alla santità!”.

No, gentile Direttore, non mi riferisco a questo costo, ma proprio al costo in denaro per comprare uno spazio nel Martirologio Romano.  Così ho letto sulla sua lacitta.eu del 25 marzo scorso nell’articolo “Per la morte di frate Bove Santa Rosa non è Santa!” (uso il corsivo per citare il titolo  dell’articolo, lo userò anche in seguito  per riportare estratti dell’articolo stesso).

Riassumo l’articolo per chi non lo avesse letto.

Vi si afferma che Santa Rosa, la nostra Santa Rosa viterbese, è detta Santa da tutti, anche dal Papa, ma non è stata mai registrata come tale nel Martirologio Romano, che è “il libro ufficiale della Chiesa dove sono registrati tutti i santi, i beati e le rispettive ricorrenze liturgiche”.

Quel librone, che per qualcuno è più sacro delle santità che vi sono registrate, riporta invece la Beata Rosa da Viterbo, che ha come ricorrenza di calendario il 6 di marzo. 

Sembra che l’articolista, Giovanni Faperdue, ne deduca che noi Viterbesi la chiamiamo ‘Santa’ in modo abusivo e, in modo altrettanto abusivo, la festeggiamo il 4 settembre.

Il signor Faperdue precisa che la mancata registrazione è dovuta al fatto che, al tempo della santificazione di Rosa,”né il Comune di Viterbo né il Cenobio erano nella disponibilità economica di pagare la cifra richiesta” [per le registrazione].

Ciò premesso, c’è da considerare che al tempo della santificazione di Rosa (il processo di santificazione si chiuse nell’anno 1457) :

- la riforma di Martin Lutero non era ancora avvenuta (è dell’anno 1517 la pubblicazione delle 95 tesi di Lutero)

- la simonia era tranquillamente, abbondantemente e lucrosamente praticata in Vaticano

- quindi si doveva pagare, e anche parecchio, per far riconoscere ufficialmente la santità di una persona.

Però sono passati cinque secoli, ci sono state la Riforma e la Controriforma, abbiamo ora un Papa che sta cercando di spazzar via le incrostazioni troppo commerciali della Chiesa (resta molto da fare qua e là… e qualche strascico nello I.O.R.).  Quindi è decisamente anacronistico e immorale pensare di effettuare oggi quel pagamento per la registrazione di Santa Rosa, pagamento magari  finanziato con una ‘sottoscrizione popolare’, come propone l’articolista.

Io sono decisamente contrario ad ogni iniziativa del genere per un principio di correttezza etica e religiosa: non si compra e non si vende la santità e neppure la sua registrazione su quel libro, che tra l’altro mi sembra troppo formale per essere sacro. 

Sono d’accordo per chiedere alla Santa Sede di aggiornare il “Martirologio”, ma gratis. Al solo dover specificare la parola ‘gratis’, già mi indigno. La gratuità dovrebbe essere scontata, sottintesa.

Se poi qualcuno mi vuole attribuire un’etichetta di ‘luterano’, non mi offendo, ma faccio presente di essere in buona e autorevole compagnia. Infatti, lo stesso signor Faperdue dichiara che “Il vescovo Chiarinelli, da noi interpellato in proposito, ci fece sapere che per lui il problema non esisteva, e che tutto andava bene così”.

Grazie, Direttore, per la cortesia che mi farà leggendo e forse pubblicando questa mia lunga lettera.

A. Pasquali