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Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli

Appresso alla descrizione del miracolo è uno scritto di Gianfranco Ciprini "Bagnaia e i Lanzichinecchi 1528"

 

                   Bagnaia liberata dai Lanzichenecchi
               Lunetta Chiostro della Cisterna - C. Donati? 1604

L’anno 1528 passato a Roma l’esercito imperiale, alcune squadre, che lo seguivano, rimasero in questi contorni; e benché la città di Viterbo allora residenza de Cavalieri Gerosolimitani, non ne ricevesse aggravio, i luoghi però suburbani furono totalmente esposti all’indiscretezza de Soldati, e in particolare il Convento, e Chiesa della Madonna della Quercia, dove tennero quartiere quasi tutto l’inverno.

Sbandato poi l’esercito dopo la morte del Generale Borbone, e seguito il sacco di Roma, anche le sudette squadre slogiando, provorono sorprendere, e saccheggiare la Terra di Bagnaja, sprovista d’uomini d’arme, andati al soccorso il Pontefice; ma quelli pochi, che vi erano, con le Donne più animose, serrata bene la porta si posero alla difesa, invocando l’aiuto della loro Protettrice Maria Santissima della Quercia, quale in tutto il tempo, che non la visitorno, arrivano istantemente pregato a discacciare li sudetti Soldati, che l’impedivano.

Facendo poi quelli forza d’entrare, furno sempre respinti con sessi, legni, fuoco, acqua bollente, ed altro, finché di ciò vergognandosi il Capitano, volle dar la scalata, e tentando il primo a salire, da una pietra in testa, che li scagliò per le finestre una femina [si tratta della ben nota Pucciarella ndd], rimase miseramente ucciso.

Risultati partitisi, s’inviorno verso Bomarzo per farvi simile tentativo; ma da una grossa grandine di piombo in figura di ghianda di quercia, rimasero tutti feriti, e morti; così castigando la gran Madre di Dio chi ardì profanare il suo Santuario, e molestare i suoi divoti. Venne poi tutto il popolo di Bagnaja a ringraziare la sua liberatrice con offerta di una gran croce d’argento, e si vede il successo dipinto nel Chiostro.

Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 113-114)

VITERBO - Via Fattungheri. 10

(Quartiere medievale di san Pellegrino)

Tel. 0761.32.43.46

Chiuso il Mercoledì

Leggiamo uno scritto di Gianfranco Ciprini

Bagnaia e i Lanzichinecchi 1528

Ogni anno, il terzo giorno di pasqua (martedì), i cittadini di Bagnaia sono soliti effettuare un pellegrinaggio venendo a piedi con tutte le loro confraternite alla Madonna della Quercia.

Si può dire che per i Bagnaioli la Chiesa della Madonna della Quercia è  la loro “Collegiata” essendo state, quasi certamente, le loro donne le prime ad accorgersi dell’Immagine, dipinta su tegola, attaccata alla quercia.

Fu merito loro se l’immagine venne sistemata creando intorno ad essa una cappellina arborea e se la devozione prese piede a Viterbo.


Alcuni passanti si fermano a venerare la Madonna chiamata “della Cerqua”
Affresco palazzo Comunale Viterbo, sala Madonna della Quercia sec. XVI

Nel 1528, ancora ad una giovane donna bagnaiola, la Pucciarella, dobbiamo la liberazione  di Bagnaia dai Lanzichenecchi; la ragazza riuscì, dopo essersi raccomandata alla Madonna della Quercia, ad uccidere il capitano dei terribili saccheggiatori.

“…La nobil terra di Bagnaia figlia del Sole e dell’Aurora, di Christo e di Maria, la Madonna della Quercia, alcuni malevoli imitatori del diavolo cercarono di insidiarla per toglierli l’honore, robba e vita et non pensavano che il Sole Xristo si manifestasse con bella Aure di Maria in aiuto di Bagnaia che doppo volevano anche saccheggiare la chiesa della Quercia; ma invano si affatigavano nel tempo che Bagnaia era rimasta  senz’huomini per essere andati in aiuto di S. Chiesa nel 1528.

Et essendo accerchiata di ogni intorno da grosso esercito posto insieme da Castelli e terre vicine, le donne di Bagnaia coraggiose e devote chiamarono in aiuto di Bagnaia il Sole Christo e l’Aurora Maria che non permettesse che i nemici  se ne impadronissero ma che dalla luce Santissima fussero accecati dove che  nacque nelle donne tant’animo et ardire che con le pietre uccidevano gl’inimici et una di quelle donne (come un’altra de Giudici al cap. 9) [ricordata come la Pucciarella] lasciò cadere sopra della testa non d’Abimelech ma si bene al capitano generale del detto esercito schiacciandogli il capo et uccidendolo con vituperosa morte talchè i soldati nemici si sentirono l’istesse parole che della morte di Oloferne: “Una mulier fecit confusione in domo Nabucodonosor”, Comparse in tanto l’aiuto degli huomini bagnaioli e seguitando l’impresa, rimase Bagnaia vittoriosa che per questo io credo che tanto siano devoti i bagnaiuoli della Madonna della Quercia, et in memoria di questo portarono il loro voto dipinto in tavola con una croce d’argento massiccio et ogn’anno vengono alla Madonna in processione il 3° giorno di pasqua portano uno cero et offerte et tutta la terra con tutte le sue Compagnie ringratiano la Madonna…” (Bandoni , ms. 1625, c. 87- Biblioteca Comunale Viterbo II D.1.15).

Le offerte che nei secoli i Bagnaioli hanno fatto il martedì di Pasqua si trovano documentate nei registri del Convento della Madonna della Quercia; si riportano alcune registrazioni che contengono anche particolari interessanti:

“Per l’offerta del ciero alla Madonna da Bagniaioli scudi uno baiocchi 10 a di primo di aprile [1567]” (vol. 159 c. 26 v)

“dall’offerta delle Compagnie di Bagnaia a di detto [ 29 aprile 1576] scudi uno per le mane del padre Mattheo Soderini” (vol. 163 c. 18v)

“dalla offerta delle Compagnie di Bagnaia a di 22 d’aprile [1585] scudi 1 baiocchi 20 conti…”(vol. 163 c.40v)

“A di 30 di Marzo 1655 . Dalle Compagnie di Bagnaia solite di venire nelle feste di Pasqua alla Madonna della Quercia ricevuti venti giulij  oltre un Cereo di libre… lasciato sopra l’altare della Madonna dall’assistente…” (vol. 354 c. 3)

“A di 24 aprile[1696] scudi due dalla Comunità di Bagnaia per la solita imprestanza del Cereo…” (Vol. 355 c. 68)

“X aprile [1703] scudi due dalle Compagnie di Bagnaia per le mani del sig. Giovanni Battista Altigeri depositario di detta Comunità …” (Vol. 358 c. 5v)

“a di 14 aprile [1732] scudi due per la imprestanza del Cireo alla Compagnie di Bagnaia nel giorno della Processione che è la seconda festa di pasqua, quale si fa la mattina…” (Vol. 359 c. 40)

“a di 10 detto è [1770] libre quaranta e mezza di cera comprata dal sig. Luigi Arrighi in un cero pasquale di libre trenta e in un altro di libre dieci e mezzo che serve per la Comunità di Bagnaia per la dolita offerta di Pasqua…” (Vol. 360 c. 95)

“A di 16 detto [Aprile 1743] scudi due dal sig. Capitano Darij depositario di Bagnaia sono per prezzo di libre diecidotto, ed onze nove del Cero Vecchio .” (Vol. 361 c. 12v)

“A di 20 detto[ aprile 1745] scudi due per mano di Giovanni Francesco Quadrani sono per il cereo che devono portare in dono alla Beatissima Vergine le Compagnie di Bagnaia…” (Vol. 361 c.21)

“A di 4 detto [aprile 1747] scudi due dal sig. Nicola De Rossi Depositario sono per il cereo che devono portare in dono alla Beatissima Vergine le Compagnie di Bagnaia …” (vol. 361 c. 29v)

“Scudi 2 dal sig. Capitano Francesco Tondi depositario di Bagnaia sono per il cereo che portano in dono alla Beatissima Vergine le Compagnie di Bagnaia.” (vol. 361 c. 36)

“A di 24 detto[aprile 1757] scudi due ricevuti dal signore Capitano Cordeschi per la consueta oblazione che fa la Comunità di Bagnaia a questa Beatissima Vergine la terza festa di Pasqua di Resurrezione…” (vol 361 c. 60v)

“A di 9 detto[ aprlile 1765] scudi due dal sig. Giuseppe Galera depositario e sono per il cereo che devono portare in dono le Compagnie di Bagnaia il terzo giorno di Pasqua…” (vol. 363 c. 18)

“a di 21 detto[ aprile 1778] scudi due dal magistrato di Bagnaia e per esso dal sig. Egidio Celestini per la solita offerta del cerio nel terzo giorno di Pasqua…” (vol. 363 c. 63v)

“22 aprile 1794 scudi 2 dall’Illustrissimi Signori magistrati di Bagnaia per la solita offerta che fanno in occasione della processione per la terza festa di Pasqua…” (vol. 374 c.25)

“A di detto[ 2 novembre 1808] dal medesimo sig. [ capitano Giuseppe]  Lelli per la solita offerta della Comunità di Bagnaia per la processione delle Feste di Pasqua…” (vol. 364 c. 76)

“A di detto [ 1 aprile 1832] dalla Comunità di Bagnaia per la solita offerta  scudi 2 baiocchi 5 “ (vol. 364 c. 96v)

Nei registri del Convento della Madonna della Quercia troviamo testimonianza della  Croce d’argento offerta alla Madonna  dai cittadini di Bagnaia:

“…[1577  in sacrestia] vi sono doi Croci de argento antiche quanto a lavori:  in la maggiore vi e larmi di Bagnaia sotto i piedi del Crocifisso et è ornata da una bellissima grillanda di seta lavorata in Siena fu impresa del padre Frat’Athanasio da Viterbo quando era là confessore, il quale la fece fare per questo convento essendone figlio et con tutto che sia bene lavorata et costi assai come mostra l’opera imperò la sagrestia non vi ha speso se non tre scudi et fu fatta l’anno 1577 essendo priore di questo convento il r.do padre fra Bernardo Alessandrini…” (vol.113 c.18)

Ancora altre registrazioni:

“1601 inventario degli argenti… croci di argento da portare in processione con le sue ghirlande di fiori di seta …doi” (vol. 113 c.128v)

“1625 inventario degli argenti… croce d’argento 3, una piena di reliquie che se ne serve il vescovo quando dice la messa…” (vol. 113 c.63v)

“1711 inventario degli argenti… una croce d’argento in due pezzi per le processioni…” (A.S.M.Q. fogli sciolti)

“1760-1763 inventario argenti ripuliti… croce d’argento che si porta  sull’asse in processione…” (vol.356 c. 58)

Poi  quando Napoleone prese in ostaggio il Papa Pio VI per il  cui  riscatto volle una ingente somme di denaro, tutto il tesoro della  chiesa fu mandato a Roma per darlo ai francesi; così anche la croce donata da Bagnaia sicuramente ha fatto quella fine.

“…Prima dell’epoca repubblicana del 1798 questa cella (…tappezzata di Argento ed altre ricche offerte nella quale sono racchiusi i rami  d’una antica quercia cui il tronco è stato lentamente consumato ed asportato dalla venerazione dei devoti) racchiudeva un vero tesoro di ori  gioie e ricchezze: quello che in oggi [1845] vi si osservono rappresentano la devozione posteriore a quell’epoca…” (tratto dall’Album  del 22 novembre 1845 firmato A.C.)

“30 giugno 1797… Scudi 400 da pia e devota persona dati alla chiesa per fare qualche ornamento di candelieri e lampade, in mancanza delli argenti i quali sono stati mandati per due volte in Roma per i bisogni dello Stato…” (vol. 364 c. 40)

 

 

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