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Viterbo ARCHEOLOGIA
Lorenzo Benini (imprenditore e fondatore del Trust di Scopo SOSTRATOS)

 

Lorenzo Benini, fiorentino, laureato in Economia, imprenditore. Cultore dell’etruscologia

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Il finanziamento da parte di privati delle attività inerenti il Patrimonio Culturale è sempre stato oggetto di dibattito nella società civile; come recita la nostra Costituzione all’articolo 9, è lo Stato che si fa carico della ricerca, della promozione, dello sviluppo della tutela del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico.

L’attività dello Stato in questo campo, dalla promulgazione della Costituzione ad oggi, è stata senza dubbio meritevole e non sempre totalmente apprezzata dalla stragrande parte del pubblico, ma dobbiamo tener conto dell’immane patrimonio che la nostra nazione detiene, delle oggettive difficoltà a tener dietro a tutte le necessità, ai capitali necessari, spesso spropositati, per poter intervenire con efficacia nell’opera di mantenimento e di restauro.

La presenza quasi in esclusiva nel campo del Patrimonio Culturale dell’intervento statale ha ingenerato non soltanto nell’italiano medio, ma anche negli apparati statuali, la falsa convinzione che la materia sia prerogativa esclusiva dello Stato Italiano. Da qui la diffidenza con cui sono visti gli interventi dei privati a cui si pensa soltanto in chiave di “sfruttatori e lucratori della cosa pubblica e del Patrimonio Culturale”.

Forse, nel caso dei grandi interventi di restauro di mecenati privati e/o grandi aziende su grandi monumenti (e non starò qui a citarne i disparati casi, ma ne basti uno importante come quello dell’Anfiteatro Flavio altrimenti detto Colosseo) può esistere una lecita aspettativa di un ritorno “commerciale” sotto forma di miglioramento dell’immagine, ma stiamo parlando di interventi da milioni di euro, di respiro e di risonanza internazionale. Ma il Patrimonio Culturale italiano, nei numeri, è formato da decine di migliaia di ”monumenti minori, ma di maggior interesse” il cui restauro e valorizzazione non muove la voce dei grandi media, ma purtroppo suscita comunque la diffidenza di cui parlavamo sopra.


Pubblico e privato insieme per restaurare il corredo della tomba etrusca di Sferracavallo di Norchia

Nonostante tutte le difficoltà, un gruppo di liberi imprenditori, appassionati di Etruscologia ed Archeologia in genere, ha fondato il Trust di Scopo SOSTRATOS, recentemente ammesso al regime riconosciuto di ONLUS. Questo Trust negli anni si è occupato del finanziamento di molte iniziative private di ricerca, restauro e valorizzazione su monumenti di minor notorietà, ma che sono un incredibile patrimonio culturale che appartiene di diritto non soltanto al popolo italiano, ma a tutta l’umanità. In particolare la ricerca e lo scavo archeologico ed il restauro-musealizzazione dei reperti rinvenuti ci ha visto impegnati dal 2011 a Tarquinia, Populonia, Orvieto e Norchia.

Il nostro impegno nel finanziamento delle attività di scavo in Tuscia si è concentrato sull’antica città di Norchia e sulla sua necropoli; un fortunato, quanto casuale, incontro con la Dr.ssa Francesca Ceci ad una conferenza sullo scavo del Tumulo della Regina di Tarquinia finanziato dal Trust nel triennio 2011-2013, ci ha dato la possibilità di partecipare attivamente alle iniziative di restauro prima e poi alle campagne di scavo nell’area di Sferracavallo.

Grazie all’impegno dell’Associazione Archeotuscia, della proprietà Stelliferi e della collaborazione della Soprintendenza responsabile, il nostro Trust è riuscito a far funzionare senza sprechi i soldi che gli imprenditori hanno messo a disposizione conducendo una campagna che vede questa estate come il quinto anno di collaborazione.

 

La formula del nostro Trust è semplice quanto professionale: i finanziamenti raccolti attraverso un’attività di promozione commerciale vengono interamente gestiti con criteri imprenditoriali, quindi impiegati con efficienza ed attenzione; il Trust Sostratos non lavora con fondi pubblici, quindi non pesa sulla comunità ed anzi alla comunità rivolge e dedica il frutto della propria attività.

I fondi che raccogliamo dalle aziende che supportano i nostri sforzi sono, per quest’ultime, detraibili al 100% sia dall’IVA che dal reddito d’impresa e quindi non pesano sui bilanci aziendali; bastano poche centinaia di euro per entrare a far parte del nostro gruppo che può garantire ai propri sostenitori che tutto quanto impiegato va nella promozione e nella difesa della nostra grande eredità culturale.

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