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Viterbo STORIA
Alessandro Gatti

 

La storia ed i misteri della Tuscia, iniziano dalla preistoria, percorrono il periodo arcaico e giungono fino a noi passando per il Sacro Ordine Templare.

Un mistero antico millenni, una tradizione sopravvissuta e tramandata nella storia, fino ai nostri giorni.

Purtroppo l’errore più grande che si possa fare è ricondurre i propri indizi, semplici tracce nel marasma del mistero storico, a conferma della propria tesi. Nonostante questo possibile inconveniente, che spero non si stia verificando, sottopongo alla vostra attenzione di curiosi le effigi della colonna medievale rinvenuta, da me medesimo, nella chiesa templare di Santa Maria in Capita, tra Bagnoregio e Montefiascone.

Quelli che sembrano esservi incisi, in rilievo, sono molto probabilmente le riproduzioni di simboli antichissimi che richiamano intrecci, nodi e motivi floreali. Al centro sembra esservi l’incisione di un motivo che richiama  il Nodo di Salomone. Quest’ultimo sembrerebbe inscritto in una ruota, o simbolo circolare che rimanda alla ruota solare. Attorno sembrano esservi una serie di motivi ad intreccio nodale, forse un richiamo ad elementi floreali  o ad un simbolismo druidico.

Colonna con i dettagli delle misteriose incisioni

 Più e più volte abbiamo parlato della storia dei Templari e di come questi , sembrerebbe da fonti incerte ma diffusissime, fossero entrati in pacifico contatto con dei gruppi arabi, tanto da venire accusati dalla Chiesa e dal Re di Francia di adorare teste demoniache.

Qui, ovviamente, la logica ci suggerisce di ricondurre queste accuse alla volontà dell’imperatore Filippo il Bello di togliere di mezzo un ordine monastico cavalleresco potentissimo, con il quale la corona di Francia si era indebitata fino al collo. Anche all’interno della stessa Chiesa vi erano dei conflitti di interesse molto forti che portarono Papa Clemente V a dover cedere alle pressioni di Filippo IV.

Da qui in poi si giungerà, dunque, al famoso episodio del rogo dove verranno bruciati i Templari e da dove il Gran Maestro Jacques del Molay lancerà la sua maledizione.

Come sempre, però, non va trascurata la bassa percentuale, comunque importante, di  verità che si cela dietro al mito. E’ sicuramente probabile che i Templari fossero venuti a contatto con dei culti pagani, e non solo arabi in Terrasanta, ma anche di altro genere nel nostro Mediterraneo.

La conversione del re dei Franchi Clodoveo, porterà il Cristianesimo a trionfare in tutta Europa, tra il V e l’VIII secolo dopo Cristo. Tra i vari popoli che cedettero all’espandersi del culto Cristiano furono i Celti, dell’Irlanda e della Scozia, i Sassoni, ed i Germani. Nonostante tutto molti simboli pagani continueranno a circolare nel corso dell’anno Mille.

E’ attestato che il Mediterraneo vide, già dal periodo arcaico, numerose popolazioni scambiarsi merci e muoversi guerra l’un l’altra. Tra questi popoli di viaggiatori, guerrieri e mercanti, vi furono anche i Celti che, dopo esser discesi, stando alle più attendibili fonti, dall’Asia nel Secondo Millennio, si stabilirono nelle zone danubiane e renane, dando vita alla cultura di Hallstat. Tra l’VIII ed il VI secolo Avanti Cristo si “polverizzarono” in numerose tribù; dai Galli ai Britanni, ai Cimri, ai Gaeli. Queste tribù si spinsero fino all’Italia Settentrionale e si scontrarono con le truppe romane di Cesare il Grande, ragion per cui non è fantascienza poter supporre che siano giunti anche nella nostra Tuscia, disseminandola delle loro testimonianze simboliche, legate al culto della Natura.

E’ comprovato non solo che Celti ed Etruschi fossero dei buoni partner commerciali, ma anche che nel III secolo avanti Cristo si fossero uniti in chiave antiromana.  Se si pensa alla religione celtica, si notano simboli che rimandano alla natura, alla ciclicità della vita dove sole, terra ed acqua hanno un ruolo chiave nelle leggi dell’universo.

Il Nodo di Salomone è un simbolo ricorrente in varie culture, se pur con nomi differenti, dall’Egitto ai Celti, fino al Cristianesimo occidentale. Rappresenta l’intreccio tra cielo e terra nell’arco della ciclicità del giorno e della vita. Come la croce è, a mezzo dei due assi, l’intreccio tra divino e terreno, il cui punto d’incontro è l’incrocio, così anche il Nodo di Salomone riconduce l’intreccio ad un centro.

Se pensiamo al culto che il labirinto ebbe nelle società arcaiche; Fenici, Greci, Egizi, Etruschi, Celti, Iberi e via di seguito, riscontriamo la stessa ossessione per il centro, visto come punto di contatto con Dio. Il Nodo di Salomone, al pari della Croce, indicherebbe la salvezza ed è stato ricondotto al simbolo celtico del Triskel; assimilabile alla Svastica dell’Oriente e  riconducibile all’idea della Trinità.

Il Nodo di Salomone è stato studiato in maniera decisa ed assidua a partire dal 1998 da Umberto Sansoni ed altri studiosi, i quali hanno accertato che le sue origini risalgono alla preistoria, tardo Neolitico. La  più  antica  figurazione  del  Nodo  di  Salomone,  finora  conosciuta,  risale  a  circa  6.500  anni  fa,  ed  è  stata trovata  in  Romania,  nelle  vicinanze  di  Bucarest. L’ornamento sarebbe stato rinvenuto all’interno di una ciotola in terracotta e studiato dalla ricercatrice Marijia Jimbutas, che lo avrebbe ricondotto al culto della “Grande Madre”.

Questo simbolo ha viaggiato tra popoli ed epoche, divenendo anche un motivo frequente delle decorazioni di Celti, Germani e Longobardi. La prova della commistione culturale che ha coinvolto tutti i popoli della Storia, fin dalle Origini, è data ad esempio dalla croce celtica, simbolo legato anche alla cultura norrena e rappresentante la forza del Dio Odino.

Lo stesso culto della Grande Madre, risalente al Paleolitico e Neolitico, è stato poi ripreso in epoca arcaica dai Celti e dagli Etruschi. Giovanni Feo nel suo lavoro “La religione degli Etruschi”, parla de legame che questo straordinario popolo aveva con la Madre Terra.

Il simbolo è stato assorbito dai Romani che lo hanno usato per affrescare le loro ville o adornare i loro mosaici. Una volta colonizzati i Celti, i Romani ne assorbirono alcune simbologie, come del resto fecero anche con gli altri popoli con cui vennero a contatto.

Mosaico Villa Romana con nodo di Salomone

Mosaico raffigurante il Nodo di Salomone in una villa romana

E’ dunque probabile che la colonnina medievale, riutilizzata come fonte battesimale, all’interno di Santa Maria in Capita, altro non sia che un oggetto lavorato con dei richiami alla simbologia celtica di cui il mondo occidentale si era ormai da secoli impossessato.

Il fatto che poi, a tali simboli, fosse stato attribuito un significato esoterico ed un ricollegamento alle teorie della massoneria, è dovuto solo ad una evoluzione e trasformazione postuma. Il significato dei nodi nella cultura celtica, che sembra esser passata anche per la Tuscia, rappresenta l’interconnessione delle energie vitali, la ciclicità del divenire: giorno, notte, inverno, estate, nascita e morte. Lo scorrere e le energie della vita nelle trasformazioni della Grande Madre terra, dalla quale proveniamo e verso la quale siamo destinati, per nascere nuovamente. Non a caso gli stessi Etruschi adoravano la Grande Madre Terra.

Ecco dunque che i bassorilievi posti sulla colonna medievale di Santa Maria in Capita, possono benissimo essere delle riproduzioni, fatte in epoca Romana o Medievale, di simboli ormai entrati a far parte della cultura occidentale, ma ripresi dagli antichi Celti. I Templari scavarono la colonnina per farvi una fonte battesimale ed è probabile che loro stessi vi avessero inciso quei simboli ciclici, floreali e nodali,  poiché rapiti dal loro intrinseco fascino e significato.

Il reale mistero è rappresentato piuttosto dalla simbologia di questa seconda colonna, sempre ritrovata all’interno della Chiesa di Santa Maria in Capita. L’oggetto è stato rimaneggiato più e più volte ed i simboli a mala pena si riescono a vedere.

Incisione stemma massone su colonna

Seconda colonna con probabile simbolo massonico inciso

simboli massonici nella Tuscia

Particolare dell'incisione

A questo punto azzardo qualche ipotesi che, spero, potrà essere smentita o confermata da qualche esperto che vorrà darmi una mano a sciogliere l’enigma. Il simbolo sulla seconda colonna medievale, poi chiaramente ritinteggiata in epoche postume, è a mio avviso molto simile al seguente:

simboli massonici nella Tuscia

Squadra con compasso, simbolo massonico

 Sicuramente trattasi di un’ipotesi non vera, ma certamente trova il suo fondamento nel fatto che la Massoneria  sia di ispirazione templare, che abbia nei Templari la propria matrice di origine. Non a caso la colonna sembra essere stata ritinteggiata con una vernice bianca, colore che nel rito massonico di York rappresenta conoscenza, verità, purezza, vita, gioia, vittoria. Resta il fatto che la colonna possa risalire a qualsiasi epoca e che la Chiesa di Santa Maria in Capita potesse essere stata, anche in epoche recenti, adibita ad assemblee e riunioni di moderne logge o gruppi culturali di stampo Neo-Templare pienamente legalizzati; conformi tanto al diritto, quanto ai principi etici.

 Alessandro Gatti

Bibliografia:

http://runelore.it/celti-celtico/nodi-intrecci-celtici.html

http://www.accaverde.org/pdf/nds-simbolo-nei-millenni.pdf

http://www.mitiemisteri.it/simboli_esoterici_simbologia_esoterica/simbologia_e_significato_del_nodo_di_salomone.html

http://digilander.libero.it/imiani/Romagna_preromana/conEtruschi1.html

  • Giovanni Feo: La religione degli Etruschi
  • Federico Sanapo: Le pietre della memoria
  • Il libro dei simboli di Vari-Il Libro Dei Simboli (Autore)
  • Umberto Sansoni.
  • IL NODO DI SALOMONE: Simbolo e Archetipo d’Alleanza Electa, Milano,1998
  • L. Fratti, U. Sansoni, R. Scotti. IL NODO DI SALOMONE: Un simbolo nei millenni, Ananke, Torino, 2010

Storia e misteri della Tuscia il segreto degli antichi Celti custodito dai Templari di Santa Maria in Capita a Bagnoregio

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