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Viterbo LA STORIA DI VITERBO
Mauro Galeotti (dal libro L'illustrissima Città di Viterbo)

 

Porta Valle e Torre detta della Bella Galiana nel 1890 circa (Archivio Mauro Galeotti)

Prima menzione del tratto di mura che va da Porta Faul a Porta di Valle si ha nel 1257 quando «fu fatto il muro a piè di Faule sino alle ripe di S. Chimente, il qual loco si chiamava la Valle del Tignoso», mentre Andrea Scriattoli e Cesare Pinzi lo fanno risalire al 1268.

Viterbo STORIA VISSUTA
Liberamente tratto dall’opera “I profumi semplici della vita” di Maria Antonietta Ellebori

 

Secondo alcuni studiosi, fin dall’origine il vissuto del contadino ha deciso una quotidianità diversa dalle altre, dove risalta la dominanza di forme di pensiero e di comportamenti tradizionali, e l’esistenza di norme specifiche relative al pensiero ed all’eredità della terra, ed ancora alla formazione di comunità, poiché avverte l’allontanamento sociale, causa di un latente senso di inferiorità, aggravato dalla trascuratezza che, a volte, le istituzioni hanno elargito.

Viterbo STORIA
Alessandro Gatti

Lo Statuto di Viterbo del 1251 in una foto di Sergio Galeotti

All’accadimento della morte di Federico II di Svevia, quando correva l’anno 1250, l’Italia si affacciava sullo scenario di un tumultuoso processo successorio. 

Viterbo STORIA VISSUTA
Liberamente tratto dall’opera “I profumi semplici della vita” di Maria Antonietta Ellebori

Nei tempi odierni sul calendario vengono annotati gli appuntamenti di lavoro, le scadenze delle bollette o delle assicurazioni, le visite dal medico od il dosaggio delle medicine; nelle campagne degli anni cinquanta sul “calendario di Frate Indovino” si sottolineava il giorno per la semina o la potatura di alcune culture, decisa dalla fase lunare propizia, che veniva osservata anche nella pratica familiare, come il taglio dei capelli od il cambio della biancheria nei cassetti; invece, nei quartieri di periferia del dopoguerra, sul calendario si cerchiavano con il lapis copiativo gli avvenimenti ritenuti significativi da tutto il rione, come quello riportato di seguito.

Viterbo STORIA DELLA MACCHINA DI SANTA ROSA CON ALCUNI DOCUMENTI
Mauro Galeotti

Guido Politini, Nazzareno Serafini, Lorenzo Celestini, facchini di santa Rosa, memorie storiche

Ricevo da Paolo Serafini, figlio di Nazzareno, facchino di santa Rosa, già nel 1967, queste informazioni relative al famoso "fermo" del Volo d'angeli, la Macchina di santa Rosa di Giuseppe Zucchi. Ancora una verità per la storia della Macchina.
Sulla targa in Via Cavour, che ricorda il "fermo", oltre Giuseppe Zucchi, andrebbero ricordati anche i facchini di santa Rosa che rischiarono la vita pur di sostenere la Macchina sulle loro spalle.

Viterbo STORIA
Mauro Galeotti

 

Una rara immagine della Macchina di santa Rosa "Volo d'Angeli"
davanti al Santuario di santa Rosa

(Archivio Mauro Galeotti, copiala sul tuo computer e conservala)

 Il 3 settembre 1967 la Macchina di santa Rosa "Volo d'angeli", del costruttore Giuseppe Zucchi, nato a Viterbo nel 1922, si fermò in Via Cavour, avanti al Palazzo dell’Amministrazione provinciale, il Palazzo Galeotti, a causa, sembra, di qualche problema nella costruzione alta 30 metri, mai raggiunti prima, alcuni sostennero per il troppo peso, altri per i facchini giovani ancora inesperti.

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