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Viterbo UBRIACHI DI COMMENTI
Andrea Stefano Marini Balestra


Andrea Stefano Marini Balestra

Siamo da giorni ubriacati di commenti sull’esito del voto e certo non vorrei ulteriormente dilungarmi su quanto avvenuto nelle urne dello scorso 4 marzo.

            Però una mia riflessione me la sono fatta. Se siete d’accordo, sono contento, se no, fatemelo sapere anche al mio indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

            Sarò contento di dialogare con Voi.

Bene.

Il 4 marzo scorso il partito di governo con i suoi satelliti sono usciti battuti oltre ogni previsione ed altrettanto, oltre ogni cauta previsione ha raccolto consensi la Lega. Del successo annunciato del Movimento 5 Stelle ci si è meravigliati solo del valore raggiunto.

            Ma perché, un partito strutturato ed organizzato sul territorio nazionale come il PD perde ed altri “nuovi” raccolgono oltre il 50% del voto popolare?

Ci sarà un perché, come le parole di una nota vecchia canzonetta, e questo perché risiede nel fatto che Lega e Movimento 5 Stelle hanno saputo interpretare le esigenze popolari, gli altri no. Sono rimasti freddi, stolidi nelle loro convinzioni e solo capaci di rinfocolare i sopiti rancori tra neofascisti e antifascisti e chiamare in loro soccorso personaggi ormai politicamente rimasti all’età del bronzo.

La Lega, invece, chiusa la parentesi secessionista della suddetta politica dell’età del bronzo, ha anteposto in primis lo slogan “Prima gli italiani, prima il lavoro!” il M5S, a sua volta, tra tante promesse anche il “reddito di cittadinanza”.

Mentre, però M5S ha di fatto promesso quanto sa esso bene non sia possibile attuare per l’impossibilità delle nostre finanze ed ha in un certo senso provocato un voto di scambio in alcune regioni del mezzogiorno, la Lega ha fatto leva sul sentimento di noi tutti cittadini dell’italico stivale che ci siamo sentiti in questi ultimi anni subordinati ad esigenze estranee ai nostri spicci bisogni rispetto ad una perfetta compiacenza a volontà extranazionali quali quelle delle burocrazie europee che sono apparse contrarie alle vere necessità della società italiana.

Dall’altra parte, cioè il PD, aveva nel suo programma elettorale la continuità con una linea governativa ed economica che si è dimostrata fallimentare sotto tutti i punti di vista. Non parliamo delle riforme attuate che non hanno funzionato, che hanno aumentato i problemi delle famiglie, dei risparmiatori e delle aziende.

Non basta dire: abbiamo visto aumentare il PIL di poco più di uno scarso 1,5% per cantare vittoria, nascondendo però che gli altri partner europei mediterranei l’hanno visto aumentare oltre il doppio. Non basta dire, dateci il voto e proseguiremo nel processo riformatore quando le riforme in programma sarebbero il varo di una legge non voluta dal popolo (vedi lo jus soli) o qualche altra salvabanche o il disgraziato pagamento del canone RAI in bolletta della luce.

La Lega, aveva dal canto suo inserito nel suo programma una riforma fiscale. Si chiami Flat tax o qualcosa di simile, ma sarà comunque una riforma che fa il tagliando a vecchie leggi fiscali che hanno aumentato la confusione e l’esborso enorme da parte dei cittadini che si ritrovano un debito pubblico praticamente identico a quello di sei anni fa.

E’ questo che vogliono i cittadini! Non assistenzialismo d’accatto sotto elezioni (altro esempio di voto si scambio), ma rilancio delle aziende piccole, quelle a carattere famigliare e locale, vero nerbo dell’economia italiana sin dai tempi del medioevo quando nacque, proprio in Italia, il capitalismo.

Promettere, ed effettivamente poter realizzare un rilancio economico che parta dalle aziende produttive con alleggerimento fiscale e burocratico è un semplice toccasana per il rilancio del mercato del lavoro, quindi nuove vere assunzioni di lavoratori ed impiegati che evitano fughe all’estero di personale ed interi settori industriali, che anche sfacciatamente si vanno a collocare in ospitali paesi della comunità europea.

Il PD ha parlato di consevatorismo, di proseguo del burocratismo, del dirigismo e di quanto peggio possa esserci perché un’economia nazionale possa deperire e finire.

Era ovvio che perdevano.

Mentre la Lega ha fatto leva sulla riscossa dei valori nazionali e promette anteporre gli interessi degli italiani a qualcun altro, pratica che ormai vediamo chiara in tutte le maggiori nazioni europee recentemente andate al voto anche oltreoceano, il Movimento 5 stelle, nonostante le “stecche” dei suoi principali sindaci eletti nella più semplice attività amministrativa, ha raccolto voti come ultima spiaggia prima della disperazione.

A loro va solo il merito di aver convogliato il voto in un certo senso “moderato” ed evitato derive antidemocratiche e violente.

In pratica, l’elettore 5stelle, anziché andare in piazza con i forconi, cosa che poteva essere possibile, ha bastonato nell’urna chi ha governato e soprattutto il suo modo di governare.

Ha così catalizzato il malcontento che è rimasto nell’urna e non è sceso in piazza.

Va osservato anche che molti degli elettori, ben pure in coscienza che il “modello” 5 Stelle sia inattuabile ed impossibile per formare un governo come promettono, ha preferito votarli ugualmente. Questi elettori hanno fatto come spesso fanno coloro che restando intrappolati in un edificio incendiato, tentano buttarsi dalla finestra e forse morire, piuttosto che restare tra le fiamme e morire davvero.

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