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Viterbo LIBRI
Emanuela Dei

 

È uscito “Un colpo al cuore” di Margherita Frau, edito dalla casa editrice “Il seme bianco”.

Non abbiamo a che fare con un romanzo d’amore, come suggerisce il titolo, ma con un compendio, uno studio, sulle ragioni che scatenano la violenza. Più della metà del trattato analizza, proprio le teorie, le ricerche scientifiche e gli esperimenti che portano l’uomo a servirsi di questa soluzione per porre fine ai conflitti. Si parte dal chiedersi cosa sia l’inconscio, la rabbia, l’istinto, la paura e si analizza il sistema d’innesco che scatena l’aggressività, là dove le parole non bastano più.

Margherita Frau

Partendo dai Romani, siamo stati in grado di spettacolarizzare questi atti volontari e oggi, con un paio di calzoncini e un perimetro delineato da corde, possiamo perfino far a pugni legalmente. “La boxe” scrive Frau, “è qualcosa di connaturato all’essere umano, ma tramite la tecnica e la ragione vi è la chiave per coglierne la dignità dell’atto e la forma di rispetto più alta che l’uomo possa dimostrare.”

Come nella vita: “ si finge un’azione per piazzarne un’altra che l’avversario non si sarebbe mai aspettato. Il colpo peggiore è quello che ti arriva quando non te lo aspettavi o, non hai avuto l’abilità di saperlo prevedere.” “Quello che rende un pugile diverso da un altro individuo è la consapevolezza che si porta dietro ogni giorno della sua vita: è sempre pronto a difendersi e attaccare (…) il problema più grande consiste nel sapersi fermare in tempo”.

Nel libro si parla di grandi campioni come, Gil Griffith, che trivellò di colpi il suo avversario sul ring del Madison Square Garden, causandone la morte; Tiberio Mitri, pugile e anche attore immortalato nel suo epico incontro con Jack La Motta: Nino Benvenuti, scomodo al fascismo, e persino di Mike Tyson colui che, come afferma Frau: “dal ring non scendeva mai e il perché era facile intuirlo: ogni volta che non si era trovato tra quelle corde, erano riusciti a fargli del male, mentre sopra nessuno poteva ferirlo, dentro.”

Per Frau c’è un continuo parallelismo tra vita vissuta e la scelta di questo sport. Per i più che lo hanno preferito c’è la voglia di un riscatto personale e sociale. “La boxe è lo sport dei miserabili, di quelli cioè che devono battersi per sopravvivere”.

Un buon pugile è quello che resiste ai colpi e fortifica il corpo e lo spirito in modo da poter affrontare sempre nuove sfide, come in una normale esistenza: “Qual è la differenza tra un eroe e un codardo? Non c’è differenza. Dentro sono esattamente uguali, hanno entrambi la stessa paura di morire o restare feriti. Ma quello che l’eroe fa, che lo rende eroe, ed è quello che l’altro non fa, che lo rende codardo. Senza paura, entri sul ring e tifai sfasciare di botte la faccia. Magari le botte che hai preso ti fanno diventare più duro di prima, più resistente, ma sicuramente non migliore per aver concesso all’avversario di cambiarti i connotati”.

Un colpo al cuore. Margherita Frau. Il Seme Bianco.

 

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